Paco Taibo a Librino


Il ’68 a Città del Messico, l’adolescente di ieri e di oggi, l’insegnamento,la letteratura e il racconto: Paco Ignacio Taibo II si racconta a Librino.
mercoledì 21 gennaio 2004, di Pina La Villa - 1825 letture

19 gennaio 2004

A Librino, al teatro Cirino La Rosa, Paco Ignacio Taibo II, alla fine del suo "gran tour" organizzato da Antonio Presti, incontra il pubblico catanese - soprattutto insegnanti delle scuole medie di Librino. E racconta. Racconta di un adolescente nel ’68 - lui - che è rimasto tale e quale. E ci crediamo, perché si vede: dalla maglietta rossa con sopra la camicia a quadri, dagli occhi scuri e attenti dietro gli occhiali, dall’entusiasmo e dall’emozione che i suoi gesti, la sua voce - prima ancora della traduzione dell’interprete - comunicano. Lui in realtà si limita a raccontare, è il suo mestiere.... Racconta di quando insegnava agli operai a Città del Messico tra la fine degli anni sessanta e gli inizi degli anni settanta. E di come si rese conto che l’unico modo per fare imparare i suoi allievi era leggere e raccontare delle storie.E a poco a poco cominciò a stravolgere le storie che raccontava. Finivano tutte bene, perché a suo modo di vedere dovevano contrastare con la realtà difficile realtà che invece gli operai vivevano. Poniamo le storie di Tolstoj, poniamo Il Conte di Montecristo di Dumas: anche li c’erano degli operai in sciopero, e lo sciopero finiva sempre bene, alcuni addirittura con un successo del cento per cento. L’Odissea: c’erano i sindacati in Grecia al tempo di Omero?Certo che c’erano...e organizzavano gli scioperi e gli operai vincevano...Biancaneve?..I sette nani erano minatori e, ovviamente, scioperavano, e, ovviamente, avevano successo. Per Paco Ignacio questi anni di insegnamento all’interno di una rete clandestina di insegnanti, furono anni di formazione letteraria, oltre che di lotta politica. Ma lui e i suoi compagni furono cacciati via dal quartiere dalle cariche della polizia. Racconta e racconta, Paco Taibo, e parla, e si infervora, e fischietta l’Internazionale.Si vede che è nato per raccontare storie e per affascinare con le parole. Dice il suo editore, Marco Tropea, che lo scrittore, che ha 55 anni, ha scritto 54 libri. In Italia sono stati tradotti solo i romanzi, e solo una piccola parte della produzione saggistica. Ma ha scritto anche testi di storia, soprattutto sulla storia del Messico, che ovviamente sarà difficile potere leggere in Italia tradotti. Ma questi numeri - 54 libri in 55 anni - ci danno il senso della sua passione. Paco conclude il suo intervento dicendo: "Sono venuto per dirvi: si può cambiare il mondo, un altro mondo è possibile...si può cambiare il mondo, e se non si può vale la pena tentarlo". E ancora: "Vengo in questo culo del mondo [pausa, traduzione] Vengo da un altro culo del mondo [pausa, traduzione] Non siamo noi la periferia. L’oligarchia è periferia. Noi siamo il centro del mondo."

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