Pace dei sensi e pace fiscale

La pacchia è proprio finita. Infatti, ora, non si chiama Voluntary Disclosure ma pace fiscale. Una bella differenza ma serve sempre a premiare gli evasori
di Adriano Todaro - martedì 23 ottobre 2018 - 817 letture

Come dicono a Milano sono un pirla. Sono un “Vincenzo”, un fesso. Sono, come direbbero in Sicilia, babbu e anche un po’ sceccu. In Veneto mi darebbero del polàstro. Insomma, è assodato che sono un allocco cretino. Me l’ha rinfacciato anche mia moglie Ninetta che quando trova il modo di mettersi contro di me, non resta per nulla indietro. Il fatto è che alcuni mesi orsono, dovevo andare all’Asl (o, meglio, Ats) del paese, anzi città, dove abito. Ho trovato posto in un piazzale vicino e ho posteggiato l’auto. Non mi sono accorto che avrei dovuto esporre il disco orario. Dopo 10 minuti, circa, andato per riprendere l’auto, ho trovato, sul parabrezza, la multa: 46 euro e rotti.

È andata ancora bene perché il vigile che vigila poteva farmi pagare da un minimo di euro 41 ad un massimo di euro 169. A questo punto, arrivato a casa, ho dovuto subire le angherie verbali di Ninetta. Altro che stalking! Secondo lei, dovevo fare immediatamente ricorso. Ma su che cosa, ho domandato io?

Sul fatto, mi ha risposto, che sei mancato solo 10 minuti. Beh, ho continuato, l’auto però era in divieto… “Macché divieto e divieto ‒ mi ha interrotto ‒ sono tutti in divieto perché non c’è mai posteggio. E, comunque, una cosa è certa: nel dubbio meglio non pagare, poi vediamo a come andrà a finire. Tanto in Italia non paga nessuno. Non pagano le tasse figuriamoci se io non posso non pagare una multa”.

Ho cercato di resistere difendendo la mia tesi: non possiamo lamentarci degli altri che non pagano se poi noi siamo i primi ad evadere o cercare di evadere. Ninetta mi ha guardato con la stessa espressione schifata di come si guarda un clafoutis di fragole bruciato. Poi, alla fine, la solita frase che chiude tutte le nostre discussioni: “Fai come vuoi!”. O, meglio, lei ha detto un’altra frase usando vocaboli più diretti, ma il senso era quello.

E io, purtroppo, ho fatto quello che volevo, che mi sembrava giusto fare. Ho pagato la multa. Che pirla! Dopo aver letto che il nostro nuovo governo ha attuato la “pace fiscale”, anche Ninetta me l’ha rinfacciato: “Paga, paga sempre tu. Gli altri, intanto, non pagano, grazie al condono”. Pace fiscale l’ho corretta io. “Chiamala come vuoi, tanto per noi, l’unica pace è quella dei sensi”. Debbo dire che Ninetta, quando vuole, sa essere anche, come dire, un po’ volgare. Soprattutto quando parliamo di soldi.

Io, però, sapevo che aveva ragione. Non nel senso della pace dei sensi ma in senso fiscale. Infatti, chi ha evaso sino a 100 mila euro, l’accrocchio giallo-verde lo perdona. Ma se io non pagavo le 46 euro cosa succedeva? Niente perché le nuove norme estinguono “automaticamente” le cartelle inferiori ai mille euro. Una “manina” aveva aggiunto nel decreto, anche la non punibilità per alcuni reati commessi dagli evasori che chiedono il condono come il riciclaggio, autoriciclaggio, fatture false e lo scudo per i capitali nascosti all’estero. Poi, contrordine: il maxi condono deve diventare un filino più magro ed ecco, allora, il mini condono. Ma sempre condono è.

Il perdono è un sentimento cristiano. Nobile. Dice l’apostolo Luca (11:4) “Perdonaci i nostri peccati, poiché anche noi perdoniamo a chiunque sia in debito verso di noi”. E il governo ha perdonato gli evasori, anche questa volta. Li ha perdonati anche il governo che avrebbe dovuto essere diverso.

Io, certo, di economia, finanza e governo non capisco nulla. Ma non si potrebbe tenere la “manina” in tasca e copiare gli Stati Uniti dove chi non paga le tasse finisce in galera? Non sarebbe più semplice?

Intanto la Caritas ha presentato il rapporto annuale sulle povertà: un povero su due ha meno di 34 anni. Sei su dieci sono stranieri. Più di 4 su dieci non hanno problemi occupazionali. Nel 2017 le persone in povertà assoluta hanno sfondato i 5 milioni. Questa notizia ha un nesso con la multa che ho beccato? Forse no o forse sì. Boh! E Amadou Jawo, 22 anni, che si è ucciso nei giorni scorsi perché gli era stato negato l’asilo politico, c’entra? Probabilmente no. E vorrà dire qualcosa che in Italia l’uno per cento più ricco della popolazione detiene il 25% della ricchezza nazionale?

La pacchia è proprio finita, come dice il Matteo II. Rimane solo un convincimento, sia a me che a mia moglie Ninetta: sono proprio un pirla!


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