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POLAND: DOPO LE ELEZIONI DEL 13 OTTOBRE - il PiS di Kaczyński in sella tra luci ed ombre

21 Ott 2019 - Massimo Congiu

Per gentile concessione dell’Osservatorio Sociale Mittleuropeo

di Emanuele G. - martedì 29 ottobre 2019 - 481 letture

La vittoria del partito governativo di destra PiS (Diritto e Giustizia) nelle elezioni legislative del 13 ottobre in Polonia era prevista. Eppure in questi ultimi quattro anni l’operato dell’esecutivo è stato oggetto di numerose critiche dovute a una serie di provvedimenti presi per porre i settori mediatico e della giustizia sotto il suo controllo. Questi aspetti hanno allarmato la Commissione europea, secondo cui le riforme volute dal PiS mettono a rischio lo stato di diritto nel Paese.

Quella attuata in ambito giudiziario ha dato al partito di Jarosław Kaczyński ampi poteri su procure e tribunali. A questo ha contribuito notevolmente l’unificazione delle figure di ministro della Giustizia e di procuratore generale. Tale misura ha di fatto posto fine alla distinzione fra potere politico e potere giudiziario, con conseguenze prevedibili dal punto di vista della tenuta democratica del Paese.

Le lacune dell’opposizione e gli atout del partito al potere

Come già precisato, queste riforme hanno attirato al PiS accese critiche in ambito internazionale e da parte delle istituzioni comunitarie, e sul fronte interno ad opera dell’opposizione. Il problema è che quest’ultima non è stata in grado di capitalizzare il malcontento sfociato in questi anni in diverse manifestazioni di protesta contro una politica che, secondo i critici, allontana la Polonia dai valori europei e da ogni prospettiva di crescita democratica. Né ha saputo farsi portatrice di un progetto politico alternativo e convincente a quello dell’esecutivo, che ha puntato molto sugli interventi a beneficio delle famiglie.

Partito anti-immigrazione, il PiS ha da sempre sbandierato il suo impegno per i difendere i valori tradizionali: patria, chiesa e famiglia. In campagna elettorale, il partito governativo ha promesso una serie di benefit e di agevolazioni di carattere sociale. Si parla di aiuti alle famiglie per ogni figlio, di controlli sanitari gratuiti per chi ha più di 40 anni e di detrazioni fiscali per coloro i quali ne hanno meno di 26; impegno, quest’ultimo, assunto dal governo in modo da accattivarsi il favore dei giovani. A fronte di queste e di altre promesse, l’opposizione non ha saputo proporsi in modo convincente, soprattutto nelle zone rurali del Paese, e ha pagato il costo della sua frammentazione.

Una democrazia in calo, ma un’economia in crescita

I sostenitori del PiS sottolineano l’esistenza di buoni indicatori economici che, a loro avviso, dimostrano la giustezza delle ricette politiche governative: tra essi, quelli relativi alla crescita del Pil al 4,5%, e la disoccupazione pari a poco più del 5%, che è il dato più basso nell’ultimo trentennio. A fronte di questi risultati c’è però una realtà che vede le aziende lamentarsi per la scarsità della manodopera locale che preferisce emigrare verso Occidente per ottenere migliori condizioni di lavoro e stipendi più alti.

Le aziende cercano di risolvere il problema impiegando stranieri, soprattutto ucraini, la cui presenza nel Paese è tutt’altro che irrilevante. E i dati riguardanti la crescita economica sono positivi, certo, ma non manca il malcontento dovuto a una distribuzione non equa della ricchezza prodotta. È quanto lamentano gli oppositori di sinistra e, in generale, gli ambienti progressisti che tengono a sottolineare le contraddizioni esistenti in Polonia dal punto di vista sociale.

Per Kaczyński, luci ed ombre

Per Kaczyński, si è trattato di una vittoria giusta. Il leader non appare, però, del tutto soddisfatto del risultato ottenuto e sostiene che il suo partito avrebbe meritato di più. Probabilmente è anche infastidito dal ritorno delle forze di centro-sinistra in Parlamento, dopo quattro anni di magra. Il voto gli ha conferito la maggioranza assoluta alla Camera.

Forte di questo dato, Kaczyński ha incoraggiato i suoi a impegnarsi, perché il Paese continui a cambiare in meglio, e chiesto ai polacchi di sostenerlo per portare avanti la sua controrivoluzione. Il suo impegno a dar vita a una nazione rinnovata e a una nuova generazione di cittadini da crescere secondo i valori menzionati in precedenza. Valori a suo giudizio ignorati dalla “tecnocrazia liberale” dell’Ue che, secondo la visione sovranista, ha interesse a scoraggiare il principio della piena autonomia degli stati membri.

A confronto con l’Ue

Il governo del PiS tiene a far vedere di non avere timore del confronto ingaggiato con la Commissione europea, impensierita per il mancato rispetto dello stato di diritto in Polonia da parte dell’esecutivo. L’operato di quest’ultimo, soprattutto in certi ambiti, ha portato le istituzioni comunitarie, nel dicembre del 2017, a invocare l’applicazione dell’Articolo 7. Si tratta di una procedura mai utilizzata prima, che, se attuata, può portare alla sospensione del diritto di voto in sede comunitaria.

Nell’estate del 2018, la Commissione europea ha quindi avviato una procedura di infrazione contro la Polonia per le disposizioni applicate in ambito giudiziario. Il braccio di ferro tra Varsavia e Bruxelles continua, con le autorità polacche decise a mostrare alla popolazione la loro capacità di tenere testa all’Ue. In altre parole sono attese nuove tensioni con l’Unione europea e si teme che il governo si rifiuti di fare un passo indietro rispetto alle sue riforme antidemocratiche con le quali ampliare il suo controllo sulla vita pubblica del Paese e sulle sue principali istituzioni. Ci sono anche dei dubbi sulla sostenibilità economica dei provvedimenti di sostegno sociale realizzati nel corso dell’ultima legislatura e confermati in campagna elettorale.

Tusk vs Duda? Come già anticipato, il PiS ha ottenuto la maggioranza assoluta alla Camera ma non al Senato. Questa è una buona notizia per le opposizioni, che puntano al voto per l’elezione del presidente della Repubblica, che avrà luogo a maggio, per prendersi una rivincita rispetto alle politiche. È vero che l’attuale presidente Andrzej Duda (PiS), appare favorito, ma può darsi che Donald Tusk, presidente uscente del Consiglio europeo, decida di candidarsi. In quel caso Duda avrebbe di fronte un avversario ostico.

ELEZIONI KACZYŃSKY PIS POLONIA

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