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Oxford Murders


Un film di Alex De la Iglesias. Con Elijah Wood, John Hurt, Julie Cox, Leonor Waitling, Alex Cox, Anna Massey e Dominuque Pinon.
venerdì 25 aprile 2008, di Antonio Cavallaro - 854 letture

Martin è uno studente americano di matematica giunto ad Oxford per poter approfondire le sue ricerche sotto gli insegnamenti del - tanto famoso quanto cinico e schivo - professore Seldom. Dopo un primo incontro scontro, i due si ritrovano ad indagare insieme alla polizia su una catena di omicidi e simboli che preannunciano i delitti; un enigma, una sfida lanciata loro dall’assassino per trovare una soluzione che forse neanche la matematica può risolvere.

Ispirandosi al libro omonimo di Guillermo Martinez, De la Iglesias elabora un thriller-giallo dalle connotazioni filosofico-matematiche che farciscono per tutta la durata del film trama e sviluppi della storia. La contrapposizione fra la filosofia e le certezze della matematica, il confronto tra un professore-illogico (assertore di una indefinibilità della verità assoluta) e uno studente-logico (convinto che dietro ogni accadimento si nasconda un schema, un disegno preciso che determini gli eventi) conducono lo spettatore in un oceano di ragionamenti, intuizioni, supposizioni col risultato finale di attorcigliarsi fra di loro, fino ad annullarsi in una inutile diatriba.

Malgrado il buon ritmo, Oxford Murders diviene un dialogo estenuante tra due visioni di pensiero che offrendo la sua centralità a tale argomentazioni, produce un effetto poco verosimigliante, paradossalmente lontano da una logica attendibile e reale: un esempio fra i tanti, il modo come viene condotta l’indagine poliziesca.

Al risultato finale non giova certo una regia rinunciataria (non basta un lungo piano sequenza…) poco incline a superare i dettami di genere, a cui un irriconoscibile De la Iglesias infonde solo qualche punta del suo stile underground poco convenzionale e molto scorretto, che aveva dato modo al regista spagnolo, grazie all’originalità dei lavori precedenti, di ritagliarsi un suo spazio nel cinema contemporaneo. Incolore anche la prova di tutto il cast che aveva a che fare con personaggi uni-dimensionali e poco approfonditi.

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