Manovre, manovrine, complotti per il dopo Berlusconi. I Vip si dibattono per restare a galla e superare problemi familiari
L’immagine della cosa non è la cosa. Mi è venuta in mente questa frase pronunciata da un grande studioso di fotografia, guardando le fotografie di quando, in Parlamento, giovedì 13 ottobre, il presidente del Consiglio ha illustrato la bontà del suo governo e l’esigenza dell’ennesimo voto di fiducia.
Lo studioso di fotografia voleva significare che non tutto è vero quello che vediamo nelle foto (e in Tv), che la foto, come tutto, può essere manipolata, che la realtà potrebbe essere diversa.
Ma può esserci qualcosa di peggio in quelle fotografie? Erano la rappresentazione plastica della situazione governativa. C’era un vecchietto marrone di 75 anni che, in piedi, straparlava di cose senza senso, un ometto bolso, asfaltato con un nuovo prodotto drenante made in Usa per contenergli le idee. Tutto sommato penoso. Vicino a lui, alla sua sinistra, il ministro nientemeno delle Riforme per il Federalismo, Umberto Bossi (70 anni), che lo guardava in tralice, sbadigliando vistosamente.
Che palle! Così pensava Bossi, famoso pensatore formatosi alla scuola per corrispondenza Elettra. Che palle! Anche lui, però, tiene famiglia, anzi due. Per la famiglia ci si sacrifica e alla famiglia si deve pensare perché è vero che il Trota è stato sistemato in Regione ma ora c’è da sistemare l’Anguilla, il figlio Roberto Libero.
Insomma, un gran casino. E quando la nave affonda, si sa, i topi scappano. Certo, non tutti. I Pavolini della situazione ci sono sempre. Sognano un "ridotto della Valtellina", un’ultima resistenza.
Uno degli esponenti di questa scuola del pensiero debole è Emilio Fede, che di mestiere fa il pensionato Rai, ma anche il direttore del TG4. Fede (80 anni), è imputato per induzione e favoreggiamento della prostituzione anche minorile. Negli ultimi tempi fa meno lampade abbronzanti e farfuglia sempre più. Spesso è una pena sentirlo parlare perché non si capisce nulla di quello che dice, salvo quando difende il suo Sultano.
Inoltre, negli ultimi tempi, ha anche problemi familiari perché la moglie, Diana De Feo, vuole da lui un risarcimento per "danni all’immagine". Quale immagine? La sua, quella di Diana (74 anni) che di mestiere fa la pensionata Rai considerato che lavorava al TG1, reparto arte e cultura, come giornalista. Nel 2006 gli hanno sigillato la sua villa, al Vomero, per aver compiuto lavori abusivi relativi alla manomissione delle decorazioni neoclassiche. Con un curriculum così dove poteva finire? In Parlamento, naturalmente. Infatti, è stata eletta nel 2008, senatrice per il Pdl.
Questa Diana ha un cognome celebre. Il padre era diventato segretario di Togliatti per poi finire socialdemocratico ma, in compenso, nominato presidente Rai. Il giovine Emilio aveva impalmato la figlia e fatta carriera.
Questa, però, è una maldicenza. Restiamo ai fatti. Diana rilascia un’intervista all’organo di casa Berlusconi, Chi, e afferma che le accuse al marito cadranno e che lei ha piena fiducia in Emilio. A distanza di mesi, altra intervista. Questa volta su A dove chiarisce che non vuole la separazione ma il risarcimento per "lesione d’immagine" perché "sono un senatore della Repubblica, la mia immagine è legata al nome della storia dell’arte, della cultura, non voglio vederla appannata".
Perbacco! Come si è permesso Emilio di "appannare" l’immagine della moglie? Diana vuole un "sacco di soldi" ma Emilio fa presente che i conti sono cointestati e allora lei ci ripensa: "Mi sono resa conto che per me tutte queste cose [le accuse al marito-Ndr] hanno, in fondo, poca importanza rispetto al ricordo di tanti bei viaggi fatti assieme, abbiamo due figlie da seguire, i nipoti".
Figlie e nipoti saranno felici di essere seguiti da questi due vecchietti rompicoglioni, anche se, vista l’età di Diana ed Emilio, non debbono essere di verde età neppure loro e se debbono essere ancora seguiti, debbono essere un po’ imbranati.
Ma andiamo avanti. La signora De Feo, senatrice, come da copione, smentisce il giornale; questo conferma tutto e allora lei dichiara ad un altro giornale: "Mi vergogno di appartenere ad una categoria [i giornalisti-Ndr] che mistifica i fatti. Il caso Ruby è il nulla, orchestrato per ragioni politiche. Di certo non mi fa dissociare da una storia con mio marito lunga e positiva". E, aggiungiamo noi, con "tanti bei viaggi".
E’ proprio un bel quadretto familiare dove tutti si vogliono bene. Oltre a Fede, però, ci sono tutti gli altri che in questi giorni si danno un gran daffare per non restare disoccupati in un futuro prossimo. Ci sono incontri cosiddetti "segreti" in alcuni ristoranti romani ma sapientemente anticipati alle agenzie di stampa. I congiurati, si fa per dire, propongono soluzioni, fanno nomi, dipingono futuri scenari. L’importante è restare in sella per gabbare, ancora una volta, gli italiani.
Claudio Scajola (63 anni), ex ministro a sua insaputa e inquisito per caso, si allea con gli ex dc fra cui Beppe Pisanu (74 anni), ex ministro dell’Interno. Cosa vogliano fare, con certezza, non è dato sapere. Intanto, mangiano.
Gli ex socialisti non sono da meno e si ritrovano invitati, in un altro ristorante, dal cinereo Fabrizio Cicchitto (71 anni), iscritto alla P2 e tramano. Fra gli invitati alla congiura anche personaggi del passato come Rino Formica (84 anni) e "l’avanzo di balera", Gianni De Michelis (71 anni). Con loro anche i giovani socialisti come il ministrino Renatino Brunettina (61 anni) e quello degli Esteri Franco Frattini (54 anni), sciatore provetto cui la massima preoccupazione è tradurre in inglese "Forza Gnocca". In attesa degli eventi, mangiano.
E in Tv si rivedono anche personaggi come Cirino Pomicino (72 anni) che dopo essere stati inquisiti per ruberie varie agli italiani, offrono, sempre agli italiani, le ricette per uscire dalla crisi. Nel frattempo, mangiano.
Per ultimo, i pretendenti al trono: Gianni Letta (76 anni), felpato e azzimato monsignore che ha una grave colpa, quella di aver assunto a Il Tempo, quando era direttore, il giovane Bruno Vespa. E poi il ciuffo ribelle Luca di Montezemolo (64 anni), presidente di tutto, il giovane Alessandro Profumo (54 anni), un povero pensionato che non sa più come tirare sera, l’economista Mario Monti (68 anni), il signor Tod’s, al secolo Diego Della Valle (58 anni), che acquista pagine di giornale per criticare governo e partiti. Ex repubblicano aveva finanziato la "discesa in campo" del Sultano, poi si era ravveduto ed era divenuto amico, pensate un po’, di Mastella. Quando Berlusconi elargiva soldi agli industriali era "viva Berlusconi", ora che sta crollando, "in culo a Berlusconi". Anche questi personaggi, fra un consiglio d’amministrazione, una riunione internazionale, una telefonata a Mastella, mangiano.
Insomma, molto coerentemente, mangiano tutti. Uno solo è triste e sconsolato. Si tratta di Maurizio Gasparri, un giovine di 55 anni, il quale vaga per i corridoi del Transatlantico con un viso affranto, gli occhi gonfi e cerchiati. Non sa darsi pace perché non riesce a capire come mai una legge della Repubblica italiana, nata dalla Resistenza, porta il suo nome. Soprattutto non ha capito se è buona o cattiva cosa.