Ormoni in subbuglio

Ecco perché i migranti fuggono
di Adriano Todaro - mercoledì 23 marzo 2016 - 3081 letture

Un’ansia continua mi scuote il cuore, la nostalgia mi assale, il rimpianto è lacerante. Sono tutti sentimenti che provo leggendo le cronache da Idomeni, al confine greco-macedone. Leggo dei tre morti, affogati nella corrente del torrente Fiume Secco che a dispetto dal nome non è per nulla secco. Leggo dei bambini infreddoliti e affamati, del campo profughi dove, secondo l’Onu, “manca tutto”. Non ci sono né cucine né pasti caldi. Sono distribuiti due panini a testa e un frutto. Leggo dei volontari, autonomi e anarchici, che invece di piazzare bombe, distribuiscono aiuti e una tazza di zuppa calda, quelli che hanno creato la catena umana tra le correnti del fiume per portare sull’altra sponda i bambini, le donne e anche un uomo in carrozzina.

Poi, per fortuna, il cielo si rasserena perché leggo anche altre notizie che hanno il pregio di spiegare molto bene perché migliaia e migliaia di persone fanno tutta questa fatica, subiscono privazioni, fame, freddo, spesso la morte, per venire da noi.

In effetti non riuscivo a capacitarmi, poi ho saputo di un intervento in Parlamento di una delle persone intellettualmente più importanti del nostro Paese. Intanto, prima di dirvi il nome, vorrei descriverla: è alta (molto alta), bella (molta bella), bionda (molto bionda), intelligente (molto intelligente), studiosa (molto studiosa) e vive, quando non è impegnata nel defatigante lavoro parlamentare, in una bella zona della nostra Italia, il Trentino-Alto Adige. E’ nata a Bolzano nel 1970 ed è anche una persona che ha il senso dell’umorismo che in frangenti come quelli che viviamo non è cosa secondaria. Una volta ha fatto un comizio con l’Omino Schifoso e lui ha raccontato una barzelletta, quelle famose, dove gli ascoltatori sono obbligati a ridere. Poi, alla fine, l’Omino ha alzato il dito medio. Le fotografie ci mostrano una bionda che sta abbracciata all’Omino Bavoso e se la ride di gusto, perché alzare, il dito medio è gesto rivoluzionario con buona pace di monsignor Della Casa.

Adesso vi dico il nome: si tratta di Michaela Bioncofiore Simbol d’Amore. Prima però di farvi sapere la rivelazione che ho avuto leggendo quello che ha detto Michaela (non Michela, sia ben chiaro), vi devo comunicare qualche notizia ancora. Intanto è anche scrittrice. Pensate che ha scritto un libro dal titolo alquanto intrigante: “Il cuore oltre gli ostacoli”, una cosa, dovete ammettere, non semplice. Fra le altre perle, il libro racconta che il padre di Michaela era un missino originario di San Giovanni Rotondo. Lei ha 24 anni ed è depressa, forse proprio per avere un padre così. Comunque sia, un amico per tirarla su, gli fa un regalo. La porta ai Caraibi? Sbagliato. Al cinema? No. Al ristorante? Non se ne parla neppure. Gli regala invece un libro con i fioretti di Padre Pio.

Ora come si fa a non essere depressi con un padre missino mentre si leggono i fioretti di Padre Pio? Ma Michaela non è mica miscredente come voi. Lei ha una folgorazione manco fosse sulla via di Damasco. Invece è sulla via che porta alla sede di Forza Italia di Bolzano. E così s’iscrive al partito. Insomma, essere di destra, per lei, non è una scelta ma è una nascita. Pensate che lei non s’iscrive semplicemente come chiunque potrebbe fare. No lei, come chiarisce, mise “la firma su un sogno”.

E che sogno. Così scrive: “Non avevo nulla, ma tutto quanto stava accadendo per mano di Berlusconi mi dava una gioia infinita”. Certo, Berlusconi è la sua grande passione: “A Macherio conobbi Silvio Berlusconi. Fu un’esplosione nel cuore, un marchio a fuoco nella pelle”.

Marchiata a fuoco, arriverà a essere sottosegretaria alla Semplificazione nel governo del Nipotino Pallido. Non crediate, però, che pensi solo all’Omino Repellente. La Biancofiore Simbolo d’Amore è donna di mondo, anche se non ha fatto il militare a Cuneo e così descrive l’incontro con l’allora ministro Franco Frattini, lo sciatore: “Franco arrivò a Bolzano su una Lancia Dedra démodé e vestito sportivo. Indossava un paio di pantaloni di velluto beige, un maglione a collo alto giallo e una giacca marrone”. C’è una descrizione più icastica di questa?

Insomma, avrete capito che la bolzanina è una testolina mica da ridere. E veniamo al messaggio che dagli alti scranni del Parlamento italiano ha lanciato a tutti, riuscendo così a chiarire il perché migliaia e migliaia di persone fuggono dai loro Paesi e si riversano da noi. Ha chiesto la parola, si è alzata in piedi riempiendo con la sua alta figura gli scranni. Si è fatto un silenzio irreale perché i colleghi sanno che quando interviene Michaela, le cose che dice sono sempre molto ponderate. “Immaginate – ha esordito la Biancofiore Simbol d’Amore – la nostra Regione, dove ci sono ragazze belle, bionde e cristianissime che si trovano invase da giovani mossi talvolta dagli ormoni”.

Questa cattolica corretta grappa, che è anche “imprenditrice nel settore del wellness” (cosa significa non lo so, probabilmente che non fa un cazzo) ha – tutto sommato – fatto un discorso moderato perché afferma che i giovani solo “talvolta” sono mossi dagli ormoni. E gli ormoni, si sa, quando si muovono è difficile controllarli. E così le svenevoli donzellette del Trentino-Alto Adige, tutte bionde, belle ma soprattutto “cristianissime” hanno le loro virtù messe in pericolo dagli assatanati migranti.

Ed è così che abbiamo capito, finalmente, perché fuggono, perché vivono nei campi profughi, perché s’infilano fra il filo spinato, perché non mangiano, perché non hanno un lavoro, una casa, da lavarsi. Sì lo abbiamo capito. Questi risalgono il nostro Paese, non degnano di uno sguardo le siciliane, le calabresi, le pugliesi tutte piccole, nere e tozze e non cristianissime. Così quando arrivano a Bolzano o a Trento, gli ormoni ormai sono in movimento e, come dicono a Roma, do cojo cojo. E per le ragazze del Nord, “ragazze belle, bionde e cristianissime” non c’è scampo.

Vorrei fare un appello a questi ghanesi, afghani, siriani e a tutti coloro che scappano dai loro Paesi perché hanno gli ormoni in subbuglio. Quando arrivate a Bolzano, cercate la Bioncofiore e dategli quattro colpetti. No. Che cosa avete capito, non in quel senso. Ora vi spiego. Quando ero piccolo, avevo una radio, quelle a valvole, ricordate? Ebbene spesso s’incantava, non si sentiva più nulla. E allora gli davo qualche colpetto sulla parte superiore e la radio riprendeva a fare il proprio mestiere.

Ecco cosa intendevo. Quattro colpetti e, forse, la cristianissima, altissima, biondissima Biancofiore Simbol d’Amore smetterà di dire minchiate, soprattutto in Parlamento.


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