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Operazione antimafia Beta


Dagli alloggi di Fondo Fucile al Centro Commerciale di Via La Farina, il presunto pressing criminale sugli uffici del Comune di Messina
lunedì 17 luglio 2017 , Inviato da Antonio Mazzeo - 517 letture

Silenzio, silenzio, silenzio. A Palazzo Zanca nessuno è disponibile a rilasciare una sola parola su uno degli stralci più controversi dell’ordinanza di custodia cautelare della DDA di Messina relativa all’operazione antimafia Beta che ha colpito i “presunti” uomini-guida della cellula criminale messinese strettamente legata alla famiglia di Cosa nostra dei Santapaola. L’indagine ha rivelato tra l’altro il tentativo del gruppo Romeo-Grasso di vendere al Comune di Messina alcuni alloggi popolari nell’ambito del progetto di “risanamento” della baraccopoli di Fondo Fucile (primavera-estate 2014), operazione portava avanti, secondo l’accusa, grazie alla collaborazione dell’ingegnere Raffaele Cucinotta, al tempo direttore di sezione tecnica della Ripartizione Urbanistica del Comune (nonché Responsabile del procedimento e co-progettista per la redazione della Variante parziale al P.R.G. di tutela ambientale).

Dopo aver ricostruito i contorni più torbidi dell’affaire, i magistrati messinesi annotano amaramente che “da Cucinotta, a stare alle intercettazioni, si passa alla telefonata diretta al Grasso del De Cola, soggetto che palesemente il Romeo non vorrebbe menzionato e vi è da due associati un raccordo di tale telefonata ai “favori” fatti al Cucinotta”. Stando alle intercettazioni del ROS dei Carabinieri, cioè, nei mesi caldi in cui si espletava la gara per l’individuazione dei possibili venditori d’immobili al Comune, l’assessore all’urbanistica-ingegnere Sergio De Cola (comunque non indagato nell’inchiesta Beta) si sarebbe messo in contatto con il chiacchierato imprenditore edile Biagio Grasso, uno dei concorrenti al bando di gara comunale per nome e per conto di Vincenzo e Francesco Romeo, ritenuti i “promotori” dell’associazione mafiosa legata ai Santapaola. “Da Cucinotta, a stare alle intercettazioni, si passa alla telefonata diretta al Grasso del De Cola, soggetto che palesemente il Romeo non vorrebbe menzionato e vi è da due associati un raccordo di tale telefonata ai “favori” fatti al Cucinotta”, riportano i magistrati messinesi nell’ordinanza Beta. “E’ un passaggio inesplorato e il Cucinotta paga solo, ma la nuova mafia, che si può ritenere nota nell’ambiente (telefonando a Grasso si telefona a Romeo, ad un mafioso, e aggiudicando alle loro ditte la stessa cosa, si aggiudica ai mafiosi) non ha appoggi, del mondo di sopra, solo singoli. Sarebbe del resto illogico e metodo di lettura depistante. I mondi si incontrano con mille facce, ritenere un corrotto o un complice singolo e spuntato dal nulla è effettuare una ricostruzione prossima all’inverosimile”.

L’assessore De Cola non ha ritenuto doveroso fornire elementi utili a chiarire i contorni ancora del tutto controversi della vicenda. “Non ricordo il nome della ditta né il nome di questo signore”, ha risposto al quotidiano la Repubblica. “Potrei pure averlo chiamato ma ignorando di chi si trattasse, non ricordo invece un ruolo di Cucinotta nel bando”.

Il dirigente Raffaele Cucinotta, braccio destro di Sergio De Cola nei procedimenti più importanti dell’assessorato all’Urbanistica sino al suo trasferimento a Milazzo a fine 2016 (la variante al PRG comunale in primis), secondo i giudici, quale funzionario del Comune, avrebbe compiuto “atti contrari ai doveri d’ufficio, e al fine di realizzare la condotta di turbata libertà degli incanti o comunque per favorire la ditta privata XP Immobiliare Srl nei rapporti con l’Amministrazione pubblica, anche a danno dei concorrenti – ovvero per evitare l’esclusione dalla gara pur in presenza di presupposti che ne mettevano a rischio la valida partecipazione (impegnandosi affinché non venisse rilevata la circostanza che l’immobile edificato non ricadeva su particelle di intera proprietà della ditta costruttrice)”. Sempre secondo i giudici, il Cucinotta avrebbe ricevuto quale corrispettivo “dazioni in denaro, utilità economiche quali l’assunzione di Giacomo D’Arrigo e Antonina D’Arrigo presso le aziende di Biagio Grasso e di Vincenzo Romeo, e la disponibilità da parte degli stessi – gestori di fatto e dunque interessati alla predetta XP – ad intervenire nelle vicende relative alla cooperativa edilizia cui lo stesso Cucinotta e la moglie erano interessati”.

In particolare, secondo quanto accertato nel corso di un’intercettazione ambientale dei ROS, il 13 aprile 2014 emergevano “numerosi contatti diretti” tra l’imprenditore Grasso e Cucinotta, nel corso dei quali il dipendente comunale forniva le rassicurazioni sull’avvenuto spostamento del termine della presentazione delle offerte per l’acquisto degli alloggi a Fondo Fucile, com’era nelle speranze del gruppo criminale Romeo-Grasso. Con delibera di Giunta n. 263 dell’11 aprile 2014, il Comune di Messina aveva deciso infatti di prorogare il termine di presentazione delle offerte, con la motivazione che “i soggetti interessati, hanno anche fatto rilevare la ristrettezza dei tempi concessi, a poter produrre tutta la documentazione richiesta entro il 15 aprile, termine ultimo previsto per la presentazione delle offerte, pertanto uno slittamento dello stesso”. Un provvedimento amministrativo che è stato duramente stigmatizzato dalla Procura della Repubblica di Messina. “Appare grave e peculiare il dover rilevare quanti provvedimenti irregolari, illeciti, strumentali, si colgono in un solo appalto”, si legge nell’ordinanza.

Secondo quanto accertato dalla Procura, il successivo 17 aprile, Grasso, Cucinotta e il piccolo imprenditore Stefano Barbera (originario di Rometta ed ex autista del boss di Camaro, Carmelo Ventura) s’incontrano negli uffici della XP Immobiliare. “Si comprende l’esito dell’affare e si ha la conferma dell’incontro avvenuto tra Grasso e l’Assessore De Cola”, annotano i magistrati. Non solo una telefonata, dunque, ma anche un incontro tra questi ultimi due.

Il 14 maggio, l’amministratore unico della RD Costruzioni, Giuseppe Amenta, la società prescelta dal gruppo Romeo-Grasso per gli alloggi al Comune, presentava l’offerta di vendita di un complesso immobiliare in corso di costruzione costituito da 24 unità, sito in via G. Ghinigò, Villaggio Aldisio. Due mesi e mezzo più tardi, con lettera indirizzata al Dipartimento politiche per la casa, l’amministratrice del “Parco delle Felci Srl”, Silvia Gentile, riferiva che la propria azienda aveva rilevato il ramo della RD Costruzioni e diveniva subentrante nell’offerta di alloggi dell’area di Fondo Fucile. Intanto il Comune di Messina affidava all’architetto Salvatore Parlato il compito di verificare il rispetto dei requisiti previsti dal bando di gara per gli immobili della “parco delle Felci”. Il 27 agosto veniva registrata una conversazione, nel corso della quale Stefano Barbera faceva presente a Vincenzo Romeo della necessità “come riferitogli da parte di Raffaele Cucinotta”, di avvicinare l’architetto Parlato. Qualche giorno dopo, il 3 settembre, Romeo e Barbera si rincontravano e nel corso del dialogo i due riprendevano l’argomento Fondo Fucile. In particolare Romeo “evidenziava di avere già avvicinato il Parlato ma che lo dovrà rincontrare, e lasciava quindi intendere del buon esito del procedimento a seguito di un pagamento”. “Il fatto resta esterno alle contestazioni, ma la gravità e indubbia”, annota la Procura.

A poco meno di due settimane della precedente conversazione, Vincenzo Romeo e Stefano Barbera s’incontravano ancora una volta e quest’ultimo raccontava quanto accaduto la sera precedente all’interno degli uffici dell’Urbanistica ove lavorava Cucinotta. “Questo giudice ritiene di estrema gravità che il Romeo riprenda il Barbera perché aveva fatto, in una telefonata, cenno all’Assessore De Cola; il dato è più che inquietate, grave”, si legge nell’ordinanza Beta. Inizialmente, infatti, il Romeo aveva ripreso il proprio interlocutore, poiché nel corso della conversazione telefonica precedente il Barbera aveva fatto cenno all’assessore all’Urbanistica. “Quindi il Barbera raccontava del litigio al quale aveva assistito, in particolare riferiva che l’Assessore, presumibilmente De Cola, aveva ripreso l’architetto Parlato poiché ancora non aveva preparato i preliminari con i proprietari delle abitazioni che dovevano essere acquistati da parte del Comune. Quindi il Barbera aggiunge che la sera precedente alla conversazione, il Parlato aveva comunicato, presumibilmente tramite il Cucinotta, di riferire all’amico loro, inteso Vincenzo Romeo, che era tutto sistemato”.

Le intercettazioni eseguite dai ROS hanno evidenziato anche “numerosi contatti” tra Biagio Grasso e l’architetto Parlato. I due, in particolare, si davano appuntamento a Fondo Fucile per effettuare il sopralluogo al cantiere il 24 luglio 2014, così come all’interno degli Uffici dell’Urbanistica ove prestavano servizio sia il Parlato che il Cucinotta. Il 31 ottobre si registrava l’ennesimo colpo di scena nella gestione interna della società proponente: Antonio Amato notificava al Comune il cambio dell’amministratore della Parco delle Felci Srl, nonché il trasferimento della sede sociale presso lo studio dell’avvocato Fichera di Catania. Sei giorni più tardi, il Dipartimento politiche della casa del Comune di Messina stilava la graduatoria delle ditte partecipanti alla vendita degli alloggi, tra cui compariva proprio la “Parco delle Felci”, complesso edilizio ancora in fase di ultimazione e la cui data finale dei lavori era prevista per il successivo 30 novembre. “Ne deriva quindi che la collaborazione illecita del Cucinotta, e non evidente di altri, aveva sortito i suoi effetti non solo, sulla turbata libertà degli incanti ma, anche, sul raggiungimento dell’obiettivo perseguito dal sodalizio anche se ridimensionato in termini quantitativi”, scrivono gli inquirenti. Una valutazione ben diversa da quanto affermato invece dall’amministrazione Accorinti-De Cola nel comunicato ufficiale emesso subito dopo l’operazione antimafia Beta. “Il tentativo di lucrare su un bando è abortito sul nascere, grazie principalmente a due fatti: la Giunta ha deciso di non seguire l’iter precedentemente definito che individuava un unico soggetto per l’acquisto degli alloggi, ma di rivolgersi all’ampia platea del libero mercato, consentendo l’acquisto di alloggi da più soggetti; in secondo luogo, a tutela dell’interesse pubblico, si è realizzata una vera competizione, offrendo prezzi non compatibili con le speculazioni”, spiegava l’Amministrazione. “Di fonte a ciò il gruppo mafioso che aveva odorato profumo di affari si è ritirato prima ancora che il verminaio venisse scoperchiato”. La graduatoria finale degli alloggi privati riservati al “risanamento” di Fondo Fucile, resa pubblica il 10 novembre 2014, riportava in ordine i complessi prescelti: quelli già realizzati e dotati di abitabilità Effe D. Costruzioni (12 alloggi), Tuttedil Srl (4) e Siracusano Felice and C. (7) e poi i “complessi in fase di ultimazione” Parco delle Felci (alloggi 12A+12B) e Anfa Costruzioni Srl (11). Nessuna “fuga” del gruppo Romeo-Grasso, dunque. Tutt’altro.

Ma nell’inchiesta Beta, il nome dell’ingegnere-assessore compare anche nelle intercettazioni dei sodali del gruppo criminale peloritano che si dicevano interessati alla realizzazione di un Centro commerciale a Messina. In particolare, nel mese di giugno 2014 si erano intensificati i rapporti tra Biagio Grasso e il noto professionista Pasquale La Spina, architetto e progettista di complessi residenziali, centri commerciali, porti e porticcioli, ecc.. Così il 25 giugno, il costruttore Grasso si rendeva disponibile ad accompagnare il La Spina in visita a Catania alla sede della società di costruzioni Tecnis Spa del gruppo Costanzo-Bosco, successivamente sottoposta a procedimento di sequestro dei beni e del capitale azionario perché sospettata di essere stata oggetto d’infiltrazione da parte del clan Santapaola. Il giorno successivo Biagio Grasso s’incontrava con Vincenzo Romeo presso l’ufficio di Viale Boccetta e riferiva a quest’ultimo in tono adirato che il motivo del viaggio a Catania insieme al La Spina, indicato nell’occasione col nome soprannome di Boccone, era da ricondurre all’interesse dello stesso architetto di far entrare la Tecnis in “un’altra speculazione edilizia che anche gli indagati stavano cercando di realizzare”, afferente alla realizzazione di un centro commerciale in Via La Farina. “Vi era la sensazione da parte degli interlocutori, quindi, che lo stesso soggetto stesse cercando di estrometterli e di approfittare del loro rapporto privilegiato con il Comune di Messina anche in ragione della riferita attenzione degli organi inquirenti nei loro confronti”, scrive la Procura. “Arrivo là ieri, mi sono permesso di portare il mio amico - racconta Grasso a Romeo - che era quello che doveva portare la cubatura, cioè io parlo con l’Assessore per fare l’accordo con noi … giusto che ci dice presenta la pratica perché mi dice mi piace il progetto e sto pezzo di fango già aveva fatto tutta l’operazione di nuovo, quindi ha verificato se noi realmente con l’amministrazione eravamo d’accordo, quando si è reso conto che l’accordo era con noi e che quello non c’entrava un cazzo, in qualche maniera ha dovuto fare per entrare nell’operazione”. “Ma che c’entra Boccone in questa storia?”,domandava Romeo. “No tutto Boccone … non c’entra … Bosco si è messo a disposizione (…) gli ho detto guardi che il rapporto con l’Amministrazione è nostro perché con questa cosa ci lavoriamo sei mesi poi la cubatura si è deciso di non portarla più là perché si è trovata un’altra soluzione … insomma fatto sta … al ritorno … al ritorno … gli ho detto architetto io questa cosa che gli avevo detto ad Enzo finisce a bordello … primo perché .. fottuto di Enzo , secondo è partito perché mi ha spostato la cubatura, terzo … terzo … abbiamo lavorato su questa cosa e, quarto, lei si affaccia con l’ingegnere De Cola con altre persone … no, ma io, ma sai. non per principio io su questa cosa ho lavorato che vuole dire voi altri avete lavorato, pure voi però non possiamo sbagliare con questo, sai con quegli aloni che c’erano a Messina … Borella … Antimafia … gli ho detto Architetto su questa cosa non mi dovete rompere i coglioni assolutamente quindi leviamocela completamente dalla testa perché se no l’operazione noi ce la presentiamo da soli”.


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