La Fiat manda 30 mila lavoratori in cassa integrazione e si lamentano. Potrebbero pulire la loro piscina, fare viaggi all’estero, andare per musei. Ma non sono mai contenti e vanno sui tetti
Questa della cassa integrazione per 30 mila lavoratori della Fiat è una vicenda che i giornali l’hanno raccontata male. Noi abbiamo fatto un piccolo scoop;siamo in grado di raccontarvi con esattezza come sono andate le cose.
Intanto diciamo che Sergio Marchionne comincia a piacermi. Certo, nel mio cuore c’è sempre lo “sciafela leun” (lo schiaffeggia leoni) cioè Cesare Romiti, l’uomo che ha messo fine allo strapotere operaio nella fabbrica torinese. Non potrò mai dimenticare il grande afflato di quest’uomo quando descrive a Giampaolo Pansa i picchetti del 1980: “Vedevo che quei picchetti erano fatti di gente allegra, che si divertiva. Cantavano. Giocavano a carte. C’erano delle ragazze. Non mi sembravano persone alle prese con un dramma. Anzi mi sembravano tipi che non gli importava niente della fabbrica chiusa, dei tanti giorni di vertenza, dell’incertezza dell’avvenire, delle migliaia di operai che stavano per essere messi fuori…”.
Romiti definiva gli operai “tipi” e loro per metterlo in cattiva luce, dall’ottobre 1980 all’aprile 1984, in 149 si uccidono. Altri tempi. Bei tempi! Poi è venuto Sergio Marchionne, lo svizzero-canadese con i maglioncini girocollo blu. Non mi piaceva perché era troppo di sinistra, come del resto, Montezemolo che piaceva anche a Veltroni. Ed invece, adesso, ho cambiato idea e vedo in lui una persona che vestirà anche casual, ma gli operai fuori le manda ugualmente.
Certo, lo stile è l’uomo. Come potete immaginare c’è molta differenza fra l’essere messi in cassa integrazione da uno vestito in grigio con cravatta e uno con il maglioncino girocollo. Il fatto è che gli operai, da sempre, sono scontenti, incazzati con tutti, vorrebbero chissà cosa. E poi pretendono, pretendono sempre. Pretendono di lavorare, ma non troppo, pretendono di essere pagati ogni mese, di fare le ferie, la malattia. In realtà non se ne può più di loro.
Ma vi dicevo dello scoop. Abbiamo fatto un’inchiesta e viene fuori che gli operai non stanno proprio male. Hanno tutto pagato e il povero Marchionne è stato costretto a metterli in cassa integrazione. D’altronde questo governo di comunisti non aiuta la Fiat e lui, Marchionne, cosa deve fare? Mica le può mantenere lui i 30 mila. Con lo stop agli incentivi per le auto c’è stato un brusco calo di vendite e, quindi, tutti a casa.
Attenzione però. Questo non significa che gli operai vanno male. Infatti, la Fiat ha distribuito, il giorno dopo la messa in cassa integrazione, il dividendo agli azionisti, cioè gli utili che sono 237 milioni di euro a fronte di una perdita di 848 milioni di euro. E’ un bel dividere, anzi si chiamano dividendo proprio perché si dividono. Con gli operai? Ma no cosa avete capito. Gli operai hanno la cassa integrazione pagata da tutti gli italiani, gli utili le distribuiamo solo agli azionisti.
E poi che noia queste manifestazioni sui tetti questi cartelli che dicono “Padri senza lavoro, figli senza futuro”. Non è mica colpa di Marchionne e della Fiat se sono senza futuro. Anche i figli della casata Agnelli non hanno il futuro assicurato tanto che stanno lottano con i denti per l’eredità del Gianni.
E poi due settimane a casa fanno bene. Ci si riposa, si studia, si fa qualche viaggetto all’estero, si conoscono nuovi Paesi, nuove isole. Ho letto che le case con piscina in Italia sono triplicate in pochi anni. Ecco, ora fa freddo, il bagno non si può fare, ma un po’ di manutenzione alla piscina, operai Fiat, la potete fare. Così non rompete più le palle e fate contenti la famiglia Agnelli al gran completo, lo svizzero canadese Marchionne, il presidente Montezemolo e anche il ministro Scajola. A proposito se la piscina con villa l’avete costruita in un’area protetta, non preoccupatevi perché sta arrivando un condono. Ingrati. Anche il governo pensa a voi.