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Omaggio ad un catanese

Tre settimane addietro è scomparso il prof. Carmelo Mio, presidente, dal 1993, della sezione catanese dell’ANPI, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, un catanese democratico, libero e galantuomo
di Domenico Stimolo - martedì 5 settembre 2006 - 2426 letture

Omaggio ad un catanese. Democratico, libero e galantuomo

Tre settimane addietro ( 10 agosto) dopo diversi mesi di sofferenze patite con nobile e civica rassegnazione, è scomparso il prof. Carmelo Mio, presidente, dal 1993, della sezione catanese dell’ANPI, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, componente del Consiglio Nazionale, rieletto al Congresso Nazionale di Chianciano del 3 febbraio scorso.

Un uomo stimato, schietto e onesto, leale nello sguardo e nei portamenti. Sempre cordiale e pacato nella sfera delle relazioni sociali. Scevro da beceri strumentali condizionamenti e da vili tornaconti personali.

Un vero democratico galantuomo.

Manteneva un’espressione rigorosa nel contegno, intristita ancor più, dopo l’improvvisa morte dell’amata e giovane figlia, avvenuta non molti anni addietro.

Un vecchio socialista, ex partigiano, che dall’alto della sua saggezza, sostenuta da un grande cuore democratico e dagli 87 anni portati con grande dinamismo e lucidità intellettuale, elargiva amore per la vita, per la natura, per i giovani e i per i valori supremi della libertà.

Coltivava la “visione” di un mondo migliore, più giusto ed egalitario. Per un’Italia che, memore sempre, del sacrificio dei tanti partigiani uccisi durante la lotta di Liberazione, potesse alfine meglio realizzare, in maniera più equa, ampia e partecipata, i principi di libertà, giustizia, democrazia e solidarietà.

Era nato nel 1919 a Paterno. Diplomatosi a Catania, si era iscritto alla facoltà di lingue orientali nell’Università di Napoli. Iniziata la guerra europea di aggressione fascista, fu costretto, “ chiamato alle armi”, a interrompere gli studi.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, si schierò, assieme a tanti altri militari, uomini e donne provenienti da tutti i luoghi della penisola, tanti i siciliani, nei gruppi partigiani. Operò in Valsesia (Piemonte) e contribuì alla Liberazione.

Finita la guerra, liberata l’Italia, fu costretto dalle necessità della vita ad emigrare al Nord, così come subito, per costrizione, da tanti suoi e nostri conterranei; insegnante, per diversi anni e in diverse località, di educazione fisica.

Dopo, alfine, agli inizi degli anni 60, non più giovane, coronò il suo antico amore e sogno, acquisendo la laurea in lingue straniere.

Ha educato per diversi decenni in varie scuole superiori del catanese, lasciando condiviso apprezzamento ed affetto, diffondendo tra i giovani la lingua a lui cara ( il dolce francese), e l’amore per la democrazia e la libertà.

Terminato l’insegnamento, per i raggiunti limiti d’età, continuò a frequentare i luoghi scolastici, invitato sempre nel corso di tutti i restanti anni, per portare agli studenti delle scuole , della provincia catanese e della Sicilia, testimonianza diretta sulla memoria storica e sugli ideali della Resistenza. Riferiva sugli “anni bui” della dittatura fascista ed esponeva in modo semplice e chiaro sull’importanza suprema delle libertà riconquistate, da difendere permanentemente a testa alta; sulla necessità di attuare, inserendole nel contesto dell’oggi, i valori rivendicati durante la fase liberatoria della lotta partigiana, indirizzandoli in particolare, al conseguimento della Pace nel ripudio della guerra, al raggiungimento della giustizia e dell’equità dei benefici tra i cittadini e tra i popoli, alla solidarietà, alla tolleranza, all’accoglienza.

Da tanti anni, in occasione della ricorrenza del 25 Aprile -festa della Liberazione - la sua presenza

ha sempre rappresentato il momento centrale del comizio finale della manifestazione catanese.

Con il fazzoletto tricolore dell’Anpi cinto al collo, interveniva con voce calma e serena, sfogliando con pudore, senza mai scadere nella retorica, i pochi fogli preparati per l’intervento, strascritti a mano in un piccolo quadernetto.

“Raccontava”, in maniera dolce e attraente, da uomo antico e saggio in quanto portavoce diretto di testimonianza degli eventi e ancora traboccante di civiche e democratiche passioni, rivolgendosi in particolare ai tanti giovani presenti, della necessità di tenere sempre alti i valori dell’antifascismo, della Resistenza, della Lotta di Liberazione, del ricordo dei tanti, uomini e donne, molti i catanesi, che avevano scarificato la vita; dell’impellente necessità di rendere operativi i principi e i diritti di giusta cittadinanza, fondanti della nostra Repubblica, nata dopo la liberazione della Patria.

Già, lui, ancora ben memore della cultura di liberazione partigiana che contribuì in maniera determinante a sconfiggere il fascismo e a cacciare l’occupante esercito nazi-tedesco, chiamava l’Italia, Patria, considerandola come luogo universale per tutte le libere e civiche convivenze.

Il suo prevalente pensiero era sempre rivolto alle nuove generazioni, al fine di lasciare il testimone della memoria di un tragico e non lontano passato e il contributo proficuo per costruire un mondo migliore.

In questo nuovo anno, il terribile male - l’ictus - che lo ha colpito nel corso del mese di marzo non gli ha permesso, per la prima volta , di essere presente alla ricorrenza del 25 Aprile a Catania: al corteo e al comizio di piazza Dante, alla posa delle corone nel cortile del Comune sotto la lapide partigiana e a fianco del marmoreo ricordo di Graziella Giuffrida, giovane martire catanese della lotta antifascista.

Ormai, debilitato dal male, nella memoria e nella giusta capacità d’intendimento, non ha forse inteso l’obbligatoria mancanza.

E’ certamente approdato nel mondo dei giusti. Accolto dal suono e dal canto dell’inno della libertà riconquistata. La lirica del democratico e civico riscatto, intonata, con voce tenue e mesta da parte dei tanti convenuti, alla fine delle sue esequie, prima della definitiva partenza.


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