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Oltre il paradigma retinico: un Manifesto per superare l’abisso

Dall’immaginario all’acustinario. Prolegomeni a un’ecosofia sonora / di Roberto Barbanti. - Giulianova : Edizioni Galaad, 2020. - 232 p.
di Alessandra Calanchi - domenica 9 agosto 2020 - 884 letture

Senza clamore, quasi in sordina, proprio a ridosso della fine del lockdown, è uscito per le Edizioni Galaad di Giulianova (Teramo) un volume che mi sento di salutare come un vero manifesto del pensiero libero – non mainstream, non di tendenza, non influencer/influenced – in una società sull’orlo dell’abisso. Servono libri come questo per cambiare le cose? Servono davvero i filosofi, al fianco dei politici e degli economisti? C’è davvero lo spazio per un pensiero ecologico? Noi speriamo di sì.

Andiamo con calma. Il libro, che si intitola Dall’immaginario all’acustinario. Prolegomeni a un’ecosofia sonora (2020) è stato scritto da Roberto Barbanti, professore ordinario di “Nuove modalità delle arti contemporanee” presso l’Universitè Paris 8. Terminato in periodo di quarantena, reca l’impronta della preoccupazione globale dell’autore fin dall’introduzione, che riporta, accanto al “virus che non si vede”, anche quella frase di George Floyd che continua a risuonarci nelle orecchie, “non respiro”, ancor più dell’immagine della sua efferata uccisione.

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Barbanti - Dall\’Immaginario all\’acustinario

Ed ecco la chiave d’accesso al libro: vedere o non vedere, apparire o non apparire – questo è il dilemma su cui si basa la nostra società occidentale (non l’essere o non essere). Per definire il paradigma retinico che ci ha portati – si diceva – sull’orlo dell’abisso, Barbanti parte proprio dal covid-19: qualcosa che (secondo molti) non era stato previsto, cioè visto prima. Per riappropriarci di una conoscenza vera del mondo, occorrerà dunque uscire da questo paradigma visivo e crearne uno nuovo, basato non più esclusivamente sulla vista ma anche sull’ascolto del mondo, sul sentire, sui sentimenti e sui pre-sentimenti.

L’immaginario occidentale va dunque de-colonizzato se vogliamo farlo rientrare in una dimensione polisensoriale della percezione e della conoscenza; tanto che Barbanti popone di affiancarlo a un immaginario sonoro, quello che definisce appunto, con un neologismo, “acustinario”. Tale paradigma, ricollegandosi a un’etica ecologica (ecosofia), potrebbe portare al superamento di quel programma di distruzione del bene comune (come Pierre Bourdieu ha definito il neoliberismo) che si è insidiato nella realtà come nelle sue rappresentazioni portando con sé aberrazioni come la perdita di senso e l’eccesso.

Se la logica retinica è una logica di separatezza, linearità, fissità, singolarità, prevalenza, soggettività (vedasi i concetti di visione, previsione, revisione, prospettiva…) la dinamica acustico-sonora restituisce al soggetto e alla società la dimensione del divenire, la condizione di flusso, la messa in rete. L’acustinario ci avvicina al pensiero olistico mediante le metafore del riverbero, dell’amplificazione, della vibrazione. Più inclusivo che selettivo, ci permette di ascoltare il mondo oltre che guardarlo.

Citando Latour e Guattari, Saramago e Ong, ma anche biologi ed economisti, e artisti straordinari come R. Murray Schafer e Bill Viola, Barbanti ci porta in un viaggio vertiginoso della mente che ci fa rivedere (ri-sentire?) i nostri pregiudizi e riflettere su (riascoltare?) concetti dati per scontati, nel nome di una trasversalità estetica che a ben vedere (sentire?) è anche etica e politica. Non potremo liberarci da termini come idea (dal greco idein, vedere), evidente (dal latino e-videre), teoria (dal greco theorein, osservare), ma sarebbe già tanto avvicinare alla nostra Weltanschauung (visione del mondo) una Weltanhorchung, quell’ascolto del mondo proposto da Albert Mayr.

Altri autori hanno scritto del primato dell’occhio, da Gaetano Kanisza (Grammatica del vedere, 1980) a Richard Sennett (La coscienza dell’occhio, 1992); ma Barbanti porta la discussione sul piano filosofico-politico, ne fa una questione ideologica (oltre che emotiva e cognitiva) fondamentale per la sopravvivenza stessa del genere umano giunto in questa fase drammatica dell’antropocene. Elegante nella prosa e urgente nei contenuti, Barbanti con questo suo volume seminale parla alle nostre coscienze e ci invita a un cambiamento radicale e a un dibattito approfondito, se vorremo essere in grado di affrontare “la realtà che si sta prefigurando e alla quale dobbiamo far fronte.”


Sinossi editoriale

La civiltà occidentale si è costituita in una dinamica concettuale, sensibile e immaginativa essenzialmente centrata su un approccio visivo della realtà. Il mondo è stato guardato, scrutato, osservato, esaminato, analizzato; raramente ascoltato. Con il neologismo acustinario l’autore propone una nuova dimensione acustico-sonora dell’immaginario, attenta all’universo dei suoni e da questi fecondata, ripercorrendo alcune tappe e problematiche fondamentali del concetto da lui forgiato negli anni Ottanta. Immaginare diversamente significa non soltanto concepire diversamente, ma anche sentire differentemente. A questa dimensione del sentire viene dunque ricondotta l’estetica superando in tal modo la visione hegeliana che l’aveva teorizzata unicamente come filosofia dell’arte. Così intese, le problematiche estetiche più attuali vengono prese in esame in un approccio complesso, al contempo estetico, ecologico e immaginativo, che propone un nuovo ascolto del mondo: l’ecosofia sonora. Decolonizzare l’immaginario vuol dire pertanto nuova capacità d’intendere e di sentire per affrontare le future decisive sfide dell’umana sopravvivenza. Già preesistenti all’urgenza pandemica planetaria, queste infatti persistono nella loro minacciosa incombenza. Qualunque siano gli esiti e i tempi del contagio, nessun augurio di un “ritorno alla normalità” dovrebbe essere formulato, bensì il superamento di quella passata, mortifera “normalità” in un nuovo sentire e intendere ecosofici.

Scheda libro su Galaad editore


Scheda autore

Roberto Barbanti è professore ordinario presso il dipartimento Arts plastiques dell’Università Paris 8 (Francia) dove insegna “Nuove modalità delle arti contemporanee” e dirige l’équipe di ricerca TEAMeD. Cofondatore e codirettore della rivista francofona di ecologia sonora Sonorités (2006-2017), è membro dell’Editorial Board del Journal of Ecoacoustics e del comitato scientifico della casa editrice Eterotopia France. Ha pubblicato in codirezione Le dinamiche della bellezza. Pensieri e percorsi estetici, scientifici e filosofici (2005) e Paesaggi della complessità. La trama delle cose e gli intrecci tra natura e cultura (2011). Tra i suoi libri più recenti: Il medium oltre sé stesso. Ultramedialità e divenire dell’arte (2017) e Le chimere dell’arte. Guerra estetica, ultramedialità e arte genetica (2017).



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