Oltre il Sudamerica


Mastella, il potere
giovedì 17 gennaio 2008, di Alberto Giovanni Biuso - 573 letture

Chi sia Clemente Mastella è noto a chiunque voglia saperlo. Un ennesimo e lieve articolo di Filippo Ceccarelli su Repubblica ne dà conferma. Questo folcloristico e abile personaggio è la quintessenza della casta politica –che infatti in Parlamento gli ha tributato un lungo e commosso omaggio; del “familismo amorale”, testimoniato dalla clamorosa identificazione del partito di cui è segretario con la famiglia della quale è padre, marito, genero; del cattolicesimo indulgente con chi si appropria della cosa pubblica e inflessibile invece sui peccati che riguardano la sfera sessuale; della politica-favore e della democrazia svuotata, perché democrazia non è soltanto –e in Italia non è più- la possibilità di scegliere i propri rappresentati ma è anche l’eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, lo stato di diritto e non quello del privilegio.

Ma se Mastella è uno, i suoi cloni in ogni feudo politico-amministrativo d’Italia sono legione. Nel paese in cui sono nato, ad esempio, ce n’è uno il cui trasformismo arriva a fargli dire che non è più possibile «accettare un modo di fare politica che non guarda agli interessi dei cittadini ma soltanto a far crescere poteri personali» (affermazione degna di Beppe Grillo) proprio mentre dichiara che è pronto a candidarsi alla Provincia di Catania, non bastandogli l’essere Senatore della Repubblica e Sindaco di Bronte! (La Sicilia, 9 gennaio 2008, p. 32). E per questo dialoga fittamente -pronto a cambiare per l’ennesima volta casacca- col democratico Enzo Bianco.

Non è più, non è solo, non è affatto una questione di persone, è una tragedia di sistema. È quasi incredibile che ci siano ancora dei magistrati che abbiano il coraggio di indagare i potenti in un’Italia che –lo dicono le statistiche internazionali- è uno dei Paesi più corrotti d’Europa e del mondo. Con il potere legislativo affidato a due Camere blindate alle quali –con l’attuale legge elettorale- possono accedere solo i nomi scelti dalle consorterie di partito. Con un corpo sociale che in moltissimi dei suoi esponenti vede nella corruzione sistematica e pervasiva un sistema di vita normale e dovuto. Con le raccomandazioni che a ogni livello sostituiscono il merito.

Simili modi di intendere la politica e la vita sociale sono, naturalmente, causa di declino economico e non soltanto etico o culturale. L’Italia del centrosinistra, degna erede di quella di Berlusconi, è oltre il Sudamerica, avviata verso la miseria delle anime.

www.biuso.it

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Oltre il Sudamerica
18 gennaio 2008, di : bishop

caro Biuso, condivido quello che ha scritto. a incasinare tutto ci si mettono anche i media, TUTTI i media, che non appena ci sono notizie di un politico indagato, PRIMA riferiscono della solidarietà dei colleghi politici e POI entrano nel merito delle indagini. Non mi sento di condividere invece il suo parere sulle camere blindate dall’attuale legge elettorale. Mi farebbe piacere se Lei volesse approfondire questo punto.

Saluti. Bishop

    Oltre il Sudamerica
    18 gennaio 2008, di : Alberto Giovanni Biuso

    Mi riferisco a uno degli elementi più importanti della legge elettorale in vigore, proposta nella scorsa legislatura da Calderoli (che poi la definì per primo "una porcheria"!) e approvata dall’allora maggioranza di centrodestra: la legge prevede che di ogni lista vengano eletti i primi nominativi, senza possibilità alcuna di scelta da parte dell’elettore. Quindi basta riuscire a farsi inserire tra i primi nomi della lista stessa nelle diverse circoscrizioni e si sarà eletti, ovviamente in relazione alla forza elettorale complessiva della lista stessa. In questo modo, i deputati vengono scelti dai partiti e non dal corpo elettorale.
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