Chi sia Clemente Mastella è noto a chiunque voglia saperlo. Un ennesimo e lieve articolo di Filippo Ceccarelli su Repubblica ne dà conferma. Questo folcloristico e abile personaggio è la quintessenza della casta politica –che infatti in Parlamento gli ha tributato un lungo e commosso omaggio; del “familismo amorale”, testimoniato dalla clamorosa identificazione del partito di cui è segretario con la famiglia della quale è padre, marito, genero; del cattolicesimo indulgente con chi si appropria della cosa pubblica e inflessibile invece sui peccati che riguardano la sfera sessuale; della politica-favore e della democrazia svuotata, perché democrazia non è soltanto –e in Italia non è più- la possibilità di scegliere i propri rappresentati ma è anche l’eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, lo stato di diritto e non quello del privilegio.
Ma se Mastella è uno, i suoi cloni in ogni feudo politico-amministrativo d’Italia sono legione. Nel paese in cui sono nato, ad esempio, ce n’è uno il cui trasformismo arriva a fargli dire che non è più possibile «accettare un modo di fare politica che non guarda agli interessi dei cittadini ma soltanto a far crescere poteri personali» (affermazione degna di Beppe Grillo) proprio mentre dichiara che è pronto a candidarsi alla Provincia di Catania, non bastandogli l’essere Senatore della Repubblica e Sindaco di Bronte! (La Sicilia, 9 gennaio 2008, p. 32). E per questo dialoga fittamente -pronto a cambiare per l’ennesima volta casacca-
col democratico Enzo Bianco.
Non è più, non è solo, non è affatto una questione di persone, è una tragedia di sistema. È quasi incredibile che ci siano ancora dei magistrati che abbiano il coraggio di indagare i potenti in un’Italia che –lo dicono le statistiche internazionali- è uno dei Paesi più corrotti d’Europa e del mondo. Con il potere legislativo affidato a due Camere blindate alle quali –con l’attuale legge elettorale- possono accedere solo i nomi scelti dalle consorterie di partito. Con un corpo sociale che in moltissimi dei suoi esponenti vede nella corruzione sistematica e pervasiva un sistema di vita normale e dovuto. Con le raccomandazioni che a ogni livello sostituiscono il merito.
Simili modi di intendere la politica e la vita sociale sono, naturalmente, causa di declino economico e non soltanto etico o culturale. L’Italia del centrosinistra, degna erede di quella di Berlusconi, è oltre il Sudamerica, avviata verso la miseria delle anime.
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