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Oliver Stone al 62° Taormina Film Fest

Ukraine on fire (Usa, 2016) di Igor Lopatonok
di Piero Buscemi - giovedì 16 giugno 2016 - 3863 letture

Continua il filone culturale sulla comunicazione e i film d’inchiesta, che sembra dominare questa edizione del Taormina Film Festival, e che indubbiamente sta attirando il pubblico, specialmente quello studentesco dei Campus, in cerca di un cinema realistico e, come nel film del regista ucraino Igor Lopatonok, di approfondimenti delle vicende internazionali, non facilmente accessibili dai canali informativi tradizionali.

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Presentazione del film

Il tema in questione, trattato dal progetto cinematografico di Lopatonok, è davvero scottante, come lo stesso titolo richiama senza troppi giri di parole. Un centinaio di minuti di immagini tratte da telegiornali internazionali, raccolte dalle emittenti più famose al mondo. Il taglio artistico scelto è quello del documentario. Una parola che anche nella sua forma latinizzata e utilizzata dagli anglofoni, conserva il significato intrinseco del compito che si prefissa: quello che di documentare i fatti che accadono, senza travisare la realtà. Cruda, scomoda e necessaria per provare a distinguere il vero dall’apparente.

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Igor Lopatonok

Igor Lopatonok ha scelto un regista di denuncia, il premio Oscar Oliver Stone, che ci ha raccontato l’America distante dal sogno dell’immigrante, poggiata su un’economia basata sull’industria bellica ed, oggi più di ieri, sullo sfruttamento dei mezzi di comunicazione per ricamare tante mezze verità che possano giustificare il suo operato.

Il film descrive in termini giornalistici, o forse in quelli che erano una volta i dogmi del giornalismo d’inchiesta, ricostruendo la storia di questo martoriato paese, appunto l’Ucraina, dalla Grande Guerra alla sporca vicenda dell’aereo passeggeri della Malaysian Airlines, abbattuto oltre un anno fa, tra il confine attuale che divide il paese con la Russia.

Percorre un centinaio di anni di storia, quasi centellinando annualmente i cento minuti della durata del film. Una nuova immagine, sorretta da un diverso punto di vista, si costruisce fotogramma su fotogramma, agli occhi dello spettatore che viene messo al corrente di un passato di estrema destra, a braccetto con il nazismo hitleriano e che, dopo l’uccisione del leader nazionalista Stepan Bandera a Monaco di Baveria nel 1959, ci mostra una storia diversa sull’Ucraina, rispetto a quello che ci hanno raccontato.

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Oliver Stone risponde alle domande

Lopatonok ha il grande merito di focalizzare l’attenzione su una guerra civile di questi ultimi anni, combattuta a suon di propaganda informativa e da complotti di potere, difficilmente comprensibili dall’uomo comune. Lo fa utilizzando, qui il suo colpo di genio, il famoso regista statunitense, lo veste da giornalista che fa "domande" e lo spedisce in Russia. Davanti ad un’icona della cinematografia mondiale, quale Oliver Stone, si stenta realmente di credere che i vari Putin, Yanukovich e Zakharchenko possano solo aver provato a mistificare le loro dichiarazioni, più di quanto si erano proposti di fare.

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Il dibattito

Nel dibattito seguito in sala dopo la proiezione, oltre a focalizzare la discussione sulla versione diversa della rivoluzione ucraina, è emerso il potere della comunicazione come arma del terzo millennio, che si aggiunge alla visione futurista, sorpassata inevitabilmente dalla realtà, del "1984" di George Orwell, o del "Quarto Potere" di Orson Welles.

A conclusione, se è risultato necessario trovare un distributore che diffonda un documento così storicamente riflessivo, nonostante le poche speranze profuse da Oliver Stone, appare quanto più vitale che gli ideatori di questa manipolazione dell’informazione, ormai a livello internazionale, sappiano che noi...sappiamo.


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