Parlare del passato è consolatorio. Per questo, oggi, si ricorre
alla memoria per evitare il presente. Ascanio Celestini ha le
idee chiare e i piedi ben saldi a terra. Emarginati, folli e precari
trovano spazio nei suoi racconti e infastidiscono chi non vuol
vedere al di là del proprio naso. Mentre l’Italia va in letargo,
l’attore romano prova a scuotere la mente di chi non ha più
voglia di dormire...
Il 27 gennaio scorso, in occasione della Giornata della Memoria,
hai presentato l’installazione “Oggetti smarriti” all’Istituto Italiano
di Cultura di Parigi…
Si è trattato di una piccola installazione legata ad alcuni racconti di
sopravvissuti alla Deportazione. Le registrazioni provenivano da
cinque scatole di legno e ad ognuna erano associati degli oggetti:
alcuni bottoni, due stufe vecchie, una radio e un giradischi rotto.
L’idea alla base del lavoro era animare gli oggetti attraverso le
voci registrate e, viceversa, ridare un “corpo” e un senso a quelle
voci smarrite.
L’installazione verrà presentata anche in Italia?
Sono arrivate delle richieste da Bologna e Torino…ora però sono
impegnato in tournée fino ad aprile, poi uscirà un mio libro e in
estate sarò in concerto. Perciò fino a settembre resterà nel mio
garage.
Che stagione vive oggi il teatro?
In Italia c’è sempre stata una forte vitalità e sonotante le compagnie
e i singoli che propongono un teatro interessante, sostenuto
anche all’estero. Il problema è istituzionale. Ogni anno, al di là
che il governo sia di destra o di sinistra, vengono tagliati i fondi
per il teatro, il cinema, la danza... L’immagine dell’Italia all’estero
è molto fedele a quella reale: un paese ridicolo eppur ricco di una
vitalità nascosta
Radio e televisione richiedono linguaggi diversi?
Non credo sia una questione di linguaggio. Esistono la radio e la
televisione e i linguaggi si adeguano ai mezzi. Oggi vediamo la tv
in rete, ascoltiamo la registrazione di un programma radiofonico in
mp3…ci troviamo di fronte ad una felice confusione dei linguaggi.
Detto questo, la grossa differenza fra radio e televisione è soprattutto
economica. La tv è un sistema bloccato, pubblicità e sponsor
determinano l’esistenza o meno di un programma. È possibile
lavorare bene o male in entrambi i settori ma potenzialmente la
radio è più libera.
Alcuni temi ricorrono frequentemente nei tuoi interventi…
In teatro ho messo in scena spesso spettacoli legati alla memoria
e al passato. Poi, lentamente, ho spostato la mia attenzione sul
presente, soffermandomi su temi come il manicomio e il lavoro
precario. In molti, dopo aver visto i miei interventi a Parla con me,
protestano, s’indignano. Bizzarro, se si considera che gli argomenti
vengono affrontati in un programma di satira e quindi non
dovrebbero essere poi così pericolosi. Vista la mancanza di voci
contro in Italia, credo sia importante oggi affrontare le questioni
attuali, mettendone in evidenza le contraddizioni e i conflitti che
esse generano quotidianamente.