Trovato grande giacimento, corsa di Stati Uniti e Cina, chi arriverà per primo? L’ambasciatore cinese è spesso ospite di Wade. L’america dona carriarmati di ultima generazione...
Un ricco giacimento di petrolio è custodito nel sottosuolo senegalese.
Fonti ufficiali parlano di diciannove pozzi che permetteranno al Senegal di entrare a fare parte della lista dei settantrè paesi al mondo produttori di petrolio. Da vent’anni si presumeva la presenza di petrolio in aperto oceano. I giacimenti sotterranei sono stati invece scoperti all’interno del paese nella zona orientale al confine con la Guinea Bissau, nella regione di Saint Luois. Il Ministro senegalese all’Economia e alle Risorse Energetiche volerà presto a Londra per incontrare le grandi compagnie petrolifere e discutere sull’estrazione dell’oro nero.
Una svolta economica senza precendti attende il Senegal che così potrà applicare politiche economiche che, in primo luogo, aumenteranno l’esiguo reddito pro capite e permetteranno ai numerosi immigrati di tornare in patria.
Ma saranno davvero i senegalesi i maggiori beneficiari dell’strazione del petrolio?
Da anni paesi esteri gravitano sulle ricchezze naturali del continente africano, che pur essendo il più povero in termini economici è il più ricco al mondo di risorse naturali.
Il monopolio americano sulle risorse africane oggi ha un rivale, la Cina, che nel corso dell’unltimo quinquennio si è imposta come concorrente anche nella corsa all’oro nero.
Gli U. S. A. importano dall’Africa il diciannove percento della quantità estera di cui si approvviggionano, la Cina il ventidue.
I giacimenti di gas, le miniere, il petrolio sono fondamentali per il mantenimento della forte crescita del paese asiatico che ha firmato cooperazioni di ogni genere da quelle culturali a quelle militari immancabili, in molti paesi africani.
La concorrenza tra i due potenti ha assunto carattere geopolitico ed è priva di regole.
Nel tentativo di ottenere benefici vengono spesso alimentate le crisi di cui soffre il continente.
Tra gli esempi più recenti l’imposizione degli americani che il governo dello Zimbawe venga considerato agli “avamposti della dittatura”. La politica del presidente Mugab è nemica della politica americana. Mugab è populista e aggressivo, accende gli animi della povera gente contro i bianchi, ricchi possidenti. Incendio che, temono a Washington, potrebbe propagarsi anche in Sud Africa.
Nei confronti di Mugap la politica cinese, naturalmente, è tutta l’opposto. I cinesi costruiscono infrastrutture, invenstono denaro in Zimbawe ed hanno perfino invitato il presidente a Pechino.
Altro esempio, il Sudan dove l’instabilità di Darfour sembra essere alimentata dalla regalìa di armi che i cinesi fanno ai ribelli ciadiani.
In mauritania, la Cina ha sostenuto il governo del presidente Taya. Da dittatore, Taya qualche anno addietro si ribbattezzò presidente di una pseudo Repubblica, per omologarsi ai cambiamenti internazionali. Nell’agosto scorso un golpe ha sovvertito l’ordine ventennale dell’ex dittatore. I governi creati dai colpi di stato, di cui è affollata la storia del continente, per l’Unione Africana non sono leggittimi. Ma questo colpo di stato è sicuramente anomalo. Benvoluto e festeggiato dalla popolazione, i golpisti garantiscono che il loro governo sarà provvisorio e che il golpe era un passaggio forzato per portare la democrazia nel paese dopo anni di sorprusi. La politica cinese ha raggiunto anche la Nigeria, l’Angola e la Giunea.
Gli Stati Uniti dal canto loro continuano ad occupare con le forze militari interi territori, in nome di una protezione gloable del petrolio, degli oleodotti e delle infrastrutture.
La politica per la ricerca energetica americana ha subìto una forte militarizzazione; oltre che in Iraq la presenza dei contigenti a stelle e strisce è in Arabia Saudita, Iran, Colombia, Georgia, Arzebajan, Ghana, Turzekeinstan.
In Senegal la politica del presidente Wade è molto aperta ai rapporti esteri.
L’ambasciatore cinese è spesso ospite di Wade. L’america dona carriarmati di ultima generazione.
La storia del petrolio senegalese è ancora da scrivere.
I senegalesi meno entusiaste invitano il governo a non svegliare bramosie soprattutto perchè i giacimenti sono situati in parti critiche, in zone di confine e come si sa nel gioco della corsa al petrolio regole non ce ne sono.