Sicilia, inizi del ’900. Salvatore Mancuso (Vincenzo Amato), rimasto
vedovo, decide di lasciare la sua terra, destinazione America.
Con lui la madre anziana...
NUOVOMONDO (Ita/Fra 2006,120’).
Regia, soggetto e sceneggiatura: Emanuele Crialese.
Con Charlotte Gainsbourg, Vincenzo Amato, Aurora Quattrocchi,
Francesco Casisa, Ernesto Mahieux, Andrea Prodan, Filippo
Pucillo, Vincent Schiavelli.
Sicilia, inizi del ’900. Salvatore Mancuso (Vincenzo Amato), rimasto
vedovo, decide di lasciare la sua terra, destinazione America.
Con lui la madre anziana (Aurora Quattrocchi), due figli e due
ragazze in cerca di un marito. Al termine di un lungo e faticoso
cammino tra le rocce,c on un sasso tra i denti e la bocca
insanguinata, alla ricerca di un "segno" divino che porti consiglio
in merito al progetto di partire, Salvatore decide di intraprendere
il viaggio. Lascia una Sicilia fatta di desolazione e di miseria estrema,
di ignoranza, di credenze magiche e di superstizione. Nei sogni
del protagonista l’America è una sorta di paese delle meraviglie,
dove ci sono strade in cui scorrono fiumi di latte e alberi da cui
piovono dollari. In realtà, il viaggio verso il nuovo mondo si rivela
durissimo fin dal principio: la nave sulla quale salgono Salvatore
e il suo seguito è un enorme contenitore su cui si viaggia stipati
come bestie, e la furia del mare seminerà morte fra i passeggeri.
Ad attenderli allo sbarco non c’è esattamente l’America dei
sogni: un team di medici e psicologi sottopongono gli immigrati
ad una serie umiliante di test, lo scopo è quello negare l’ingresso
agli individui con un quoziente intellettivo basso o portatori di
handicap fisici, in quanto potrebbero mescolarsi con la più evoluta
popolazione locale.
Dopo "Respiro", fortunato film del 2002 ambientato a Lampedusa,
Crialese sceglie per la seconda volta di ambientare le sue storie
in Sicilia. Quella che ci fa vedere, attraverso immagini crude e
realistiche, è una terra arida, pietrosa, poverissima. I dialoghi in
dialetto siciliano, con i sottotitoli per le parti più difficili da comprendere,
contribuiscono a dare veridicità al racconto. L’elemento del vero e
del reale si mescola con la fantasia; come nel caso del fiume di latte
che scorre per la strada: è il simbolo dell’abbondanza, è il sogno del protagonista condiviso da tutta la prima generazione di emigranti.
Durante il viaggio, il protagonista si distacca gradualmente dal passato,
ben rappresentato dalla madre anziana,incapace di rinunciare alla
sua vita di sempre e ai suoi poteri di sciamana, tanto che non accetta
di stare in America e decide di tornare indietro senza suo figlio. Il
personaggio di Lucy (Charlotte Gainsbourg), la straniera dai modi aristocratici che a poco a poco si avvicina a Salvatore, rappresenta invece il futuro, il cambiamento.
E’ un film emozionante, a tratti commovente, come nella scena a bordo della nave in cui una donna, quasi impazzita dal dolore, continua a tenere fra le braccia il suo bambino ormai cadavere. E’ un mix sapiente di realtà e surrealismo; è anche un film di attualità, perché offre spunti per una riflessione sul fenomeno dell’immigrazione: l’Italia si trova oggi nella situazione opposta rispetto a quella degli inizi del ’900, è cioè terra di approdo per molti emigrati, costretti, spesso, a viaggi pericolosi e a soggiorni forzati nei centri di accoglienza.