Sei all'interno di >> :.: Primo Piano | Attualità e società |

Il prezzo di quello che acquisti


Molto spesso i prezzi sono determinati quasi completamente da magna-magna che si accumulano nei vari passaggi, troppa gente che invece di produrre si limita a campare alle spalle degli altri
mercoledì 10 maggio 2006, di paskal007r - 885 letture

Quando acquisto un prodotto mi piacerebbe pagarlo per quello che vale, pagare quanto è stato necessario per la produzione, per il trasporto e l’ideazione di quello che abbiamo comprato, pagare, inoltre anche la manodopera che si è adoperata. Voglio rovinarmi, anche un 5% per chi ci vuol mangiare nella distribuzione.

E invece molto spesso i prezzi sono determinati quasi completamente da magna-magna che si accumulano nei vari passaggi, troppa gente che invece di produrre si limita a campare alle spalle degli altri.

Un paio di esempi:

Sul prezzo finale di un paio di scarpe Nike, il lavoro di assemblaggio incide per lo 0,4%, il materiale e le altre spese di produzione per il 9,6%, il trasporto per il 5%, poi ci sono tasse governative 20%, profitti del produttore 3%, pubblicità e marketing 8,5%, progettazione 11%, profitti di Nike 13,5%, quota del rivenditore 30%.

Per quanto riguarda i cd musicali invece il costo è diviso tra IVA 20% (notare: per i libri, bene culturale è al 4%, inclusi i libri di barzellette, mentre quella sui cd musicali è l’iva per beni di lusso, inclusi i cd di Beethoven), distribuzione al consumatore 15%, distribuzione ai venditori altro 15%, casa discografica 39% produzione del cd 15% e per autore ed artista esecutore un 8% a testa.

Appare lampante che, se non ci fossero i profitti delle case discografiche e i balzelli SIAE o altre major come la nike, i prezzi dei prodotti potrebbero crollare senza problemi; inoltre diventa evidente che le politiche da sfruttamento quasi schiavistico in tema di diritti del lavoratore e di stipendio riguardano percentuali assolutamente irrisorie dei costi. L’economia mondiale potrebbe ben sopportare l’istituzione di paghe minime per i lavoratori in tutto il mondo e invece FMI e WTO dichiarano la legiferazione in senso protettivo del lavoratore come un’atto che può essere punito con sanzioni internazionali perchè "limita il mercato". Per quei costi irrisori il mondo va verso il precariato, per quei costi irrisori quattro milioni e mezzo di italiani si trovano a fare "lavoretti" per sbarcare il lunario anche fino a trent’anni. Una decisione politica, non "dure leggi economiche", è la causa di tutto ciò. Una bella presa in giro. Costo lordo di un operaio dell’industria dell’abbigliamento (2002) generico

Paese Costo orario($)

Italia 15,6 $

Messico 2 ,45 $

Rep. Dominicana 1,65 $

Malaysia 1,41 $

Colombia 0,98 $

Thailandia 0,91 $

Giordania 0,81 $

Cina 0,68-0,88 $

Filippine 0,76 $

Haiti 0,49 $

Sri Lanka 0,48 $

Pakistan 0,41 $

Bangladesh 0,39 $

Kenya 0,38 $

India 0,38 $

Madagascar 0,33 $

Indonesia 0,27 $

Fonte: Werner International Management Consultants, Spinning and Weaving Labor Cost Comparisons, 2002.

Rispondere all'articolo - Ci sono 1 contributi al forum. - Policy sui Forum -
Il prezzo di quello che acquisti
24 maggio 2006, di : telesca antonio

i sindacati politizati ,magistrati servi di un potere di indulto garantistico solo per i grandi banche assicurazzioni e industrie a doppio filo con chi governa .MA BILè e la sua pizza a costo popolare che fine a fatto. etutto da rifare come nel calcio .
Stampa Stampa Articolo
:.: Condividi

Bookmark and Share
:.: Ultimi interventi sul forum
:.: Articoli di questo autore
:.: Articoli di questa rubrica
:.: Articoli più recenti
Girodivite - Segnali dalle città invisibili è on-line dal 1994. Quotidiano telematico e cartaceo, registrazione presso il tribunale di Catania n.13/2004 del 14/05/2004. Redazione: via Antonino di Sangiuliano 147 - 95131 Catania. Contatti: giro@girodivite.it (mail max 200kb) ::: Puoi syndacare le nostre notizie attraverso il file backend.php (XML RSS 1.0 format). Tutti i contenuti originali prodotti per questo sito sono da intendersi pubblicati sotto le licenze Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike, che tutelano la possibilità di ripubblicarli, previa autorizzazione per fini commerciali.