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Nove anni di USB

Le sfide che ci attendono
di Redazione Lavoro - mercoledì 29 maggio 2019 - 968 letture

Il 23 maggio 2010 dall’unione di RdB e di Sdl nasceva l’Unione Sindacale di Base. Oggi, a nove anni da quella data, possiamo senz’altro dire che quella fu una scelta felice, che ha rafforzato l’ipotesi di un sindacato confederale, indipendente e conflittuale, con una precisa identità di classe, radicato nelle categorie pubbliche e private, in grado di relazionarsi con i cambiamenti intervenuti, a partire dalla riorganizzazione produttiva che ha portato ad una scomposizione e frantumazione del mondo del lavoro, con l’emersione di forme di lavoro nero non lontane dallo schiavismo.

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Prima gli sfruttati

Abbiamo trascorso anni in cui, come mai prima, i diritti dei lavoratori sono stati brutalmente subordinati alla voracità delle imprese, in cui i profitti hanno raggiunto vette stratosferiche mentre i vari governi di centro destra, di centro sinistra o tecnici si esercitavano nel distruggere qualsiasi strumento di difesa conquistato con lotte e sacrifici, con la consapevole complicità dei sindacati CGIL CISL UIL e dei loro accoliti autonomi.

Come dimenticare i loro flebili vagiti di fronte alla cancellazione dell’art.18, alla demolizione ogni giorno più pesante del diritto di sciopero, alla disgraziata riforma delle pensioni ad opera della Fornero o all’approvazione del Jobs Act e di tutte le altre normative che hanno privatizzato, precarizzato, licenziato, centinaia di migliaia di lavoratori, consegnando alle attuali generazioni un futuro di miseria e povertà?

USB si è sempre fatta promotrice di lotte e mobilitazioni non solo nel tentativo di respingere questi attacchi, individuando in essi una radice comune, ossia le imposizioni dell’Unione Europea, una costruzione basata sugli interessi del mercato, della finanza, delle multinazionali, sull’osservanza di trattati e di diktat che hanno devastato intere nazioni come la Grecia e che stanno impoverendo paesi come l’Italia, ma ha anche allargato la sfera del suo intervento ai settori dove più brutali sono le condizioni di lavoro. Cioè le campagne dove in condizioni di schiavitù vengono sfruttati migliaia di migranti e la logistica dove le multinazionali più all’ ‘avanguardia’, con il sistema degli appalti e subappalti, non esitano a rivolgersi a organizzazioni mafiose e camorristiche per impedire il conflitto laddove non bastano licenziamenti, denunce e financo omicidi, come nel caso di Abd El Salam a Piacenza o di Soumaila Sacko nelle campagne di San Ferdinando.

Tre rinnovi delle RSU nel Pubblico Impiego hanno confermato il nostro radicamento in questo settore, dove la presenza di USB va allargandosi ad un buon ritmo al mondo della scuola, come pure straordinari sono i risultati conseguiti all’ILVA o alla GD di Bologna, solo per fare qualche esempio, o l’affermarsi di numerose strutture nel settore industriale, nei servizi, nel terzo settore, in cui lavoratori e utenti sono sottoposti a continui stress da manovre di bilancio sempre più restrittive.

L’ottimo risultato della lotta ventennale degli ex LSU della scuola contro la privatizzazione e il sistema degli appalti, che dall’anno prossimo saranno assunti nella pubblica amministrazione, è stata portata avanti in solitudine dal nostro sindacato, contro i pesanti condizionamenti di CGIL CISL UIL, e indica che la sconfitta non è inscritta nel nostro DNA e che con la perseveranza e le lotte la difesa dei veri interessi dei lavoratori si può affermare.

La costituzione della Federazione del Sociale, che rispondeva alla necessità di una ricomposizione dei settori sociali e produttivi più disgregati, frantumati nel tessuto metropolitano, il suo sviluppo con il recupero di un attivismo sociale per troppo tempo sopito sul terreno della casa, della sanità, dei migranti, delle questioni ambientali, della disoccupazione, della questione del reddito sociale e del salario minimo unito alla riduzione dell’orario di lavoro per combattere il lavoro povero, ci ha permesso di allargare il raggio del nostro intervento a tematiche e ambiti sociali poco raggiungibili con gli schemi del sindacato strutturato sui posti di lavoro, che pure rimane centrale per USB.

Nuove sfide ci attendono: sul piano politico il contrasto a obiettivi portati avanti da forze potenti, Unione Europea, Confindustria, che si coniugano con gli interessi di altre forze e partiti che hanno fatto della divisione e della lotta tra poveri, della xenofobia e del razzismo, i principi della loro identità; il contrasto alle politiche repressive di qualsiasi forma di dissenso - un esempio per tutti la punizione della professoressa Dell’Aria a Palermo - che con i decreti sicurezza di Salvini stravolgono i principi basilari della libera espressione democratica; le mobilitazioni contro l’autonomia differenziata che rischia di tagliare fuori da ogni possibilità di sviluppo sociale metà del nostro paese.

A questo ci prepariamo, altro che appelli per convincere i lavoratori a votare per una Unione Europea che nel proprio DNA ha la difesa del mercato e dei poteri forti, come hanno fatto CGIL CISL UIL insieme a Confindustria poche settimane fa.


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