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Tre episodi dal Paese reale
di Adriano Todaro - mercoledì 31 gennaio 2018 - 1783 letture

Treno della morte – Ore 6,57 di giovedì 25 gennaio. E’ ancora buio, pioviggina, fa freddo. L’umidità ti entra nelle ossa ed entra anche sui treni pendolari, dove stanno stipate migliaia di lavoratori che si apprestano a iniziare una nuova giornata di lavoro. E così anche sulla tratta Cremona-Milano Porta Garibaldi sul treno 10452. Sono impiegati, operai, studenti che ogni giorno perdono quattro ore della loro vita per andare a lavorare o studiare. Tempi di percorrenza che nessuno pagherà loro. Sono stipati come sardine, spesso il riscaldamento non funziona, tanti viaggiano in piedi per mancanza di posti. Sono silenziosi. Ognuno è immerso nei propri pensieri. Si pensa all’affitto da pagare, alla retta dell’asilo per i figli, al posto di lavoro che forse è in bilico, al compito in classe che quella mattina devono assolvere. Pensieri tutto sommato ordinari, normali come sono ordinari e normali, i viaggiatori del treno 10452. Poi lo schianto, vicino a Pioltello. Bilancio: tre morti e 47 feriti. I soccorsi arrivano dopo circa un’ora. Si cerca di estrarre dalle lamiere contorte i corpi dei feriti, a mani nude. Nel passato sono stati creati comitati dei viaggiatori, ci sono state proteste. Niente da fare. Le ferrovie continuano la loro folle corsa: aumentare i biglietti e diminuire le manutenzioni. Il risultato è questo: tre donne morte e 47 feriti! Il sindaco di Milano Beppe Sala, che si deve aver fatto una canna, ha affermato con sprezzo del ridicolo: “E’ andata quasi bene. I morti potevano essere di più”.

Tavoli convocati – Alla Lamina di Milano, invece, sono morti quattro operai, martedì 16 gennaio. Sono Marco Santamaria, 43 anni, Giuseppe Setzu, 49, Arrigo Barbieri, 58 e il fratello di Arrigo Barbieri, Giancarlo, 62 anni. Sembra che il funzionamento dei sensori che avrebbe dovuto dare l’allarme in caso di fuga di gas non abbia funzionato. Decideranno i magistrati. Resta che i quattro sono morti per incuria. Quattro famiglie distrutte. Non arriveranno, mai ad andare in pensione. Il sindaco di Milano, Beppe Sala dichiara: “Ho chiesto anche all’assessore alla Sicurezza, Carmela Rozza, di incontrare le famiglie. Infine contatterò il prefetto perché credo che sia utile convocare un tavolo molto operativo e non retorico, con tutti gli enti che possono dare il loro contributo, come ad esempio i sindacati, l’Inail, per rafforzare i controlli preventivi". E mentre Sala vuole “convocare un tavolo”, a Rovato, in provincia di Brescia, è morto un ragazzo di 19 anni mentre stava lavorando con un tornio nell’azienda del padre. Per fortuna, questa volta, Sala ci ha risparmiato la dichiarazione, poiché Brescia non è suo territorio.

Sex Toy - Una consigliera 2010 regionale emiliana del Pd, Rita Moriconi, è stata assolta dal Tribunale di Bologna per aver acquistato con i soldi della Regione (83 euro) un vibratore. Per i giudici “manca l’elemento psicologico del reato”, qualunque cosa voglia dire. In soccorso della consigliera vibrante è arrivato un suo collaboratore che si è assunto la responsabilità dell’acquisto. Il collaboratore aveva acquistato il vibratore per regalarlo a un amico inserendolo, "per errore", così ha detto, tra le spese da rimborsare. Assolto anche un altro consigliere dem, Thomas Casadei, che si è fatto rimborsare 1,40 euro per un bagno pubblico. Per i giudici “Una spesa davvero singolare da porre a rimborso ma effettuata nell’ambito di trasferte relative a impegni inerenti”.

Eccolo qua il Paese reale. Non mi sento di fare nessuna ironia, sono schifato. Registro solo che in tutti i partiti, in questo momento, c’è il mercato delle vacche per spuntare un posto in Parlamento e, per riuscire, sarebbero disposti a vendere la loro madre a un nano mentre fuori dal Parlamento si muore sul lavoro o andando al lavoro. E qualcuno si fa pagare da noi anche il vibratore. Nessun commento, questa settimana, perché sto andando a vomitare.


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