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Non solo libri

Negli Usa e nei Paesi scandinavi, le biblioteche pubbliche non prestano solo libri, ma sono al centro della vita sociale. In Italia non si investe abbastanza.
di Redazione Zerobook - martedì 12 dicembre 2017 - 1848 letture

La biblioteca è il luogo dove si raccolgono milioni di vite e migliaia di anni: è lo spazio in cui, fra pochi o molti scaffali, l’umanità tenta di salvarsi e migliorare, di sognare e comprendere, di non smettere di avere visioni, come diceva Italo Calvino. La biblioteca è il luogo in cui i destini si moltiplicano e i bambini e adulti vivono più vite, un numero infinito di esistenze.

E’ per questo che abbiamo bisogno di biblioteche, per non temere la notte, per ingannare la morte, per essere cittadini e persone migliori. Per essere felici di quella felicità che non si compra e non costa, che è gratis per tutti. Queste parole di Antonella Cilento, scrittrice, testimonial del Bibliopride, la Giornata nazionale delle biblioteche che si è tenuta a Pistoia nel settembre scorso, riassumono il ruolo sociale e democratico di questi luoghi.

Che ruolo hanno nell’era di internet? "Le biblioteche sono anche luoghi di incontro reale tra le persone più diverse. E questo internet non potrà mai offrirlo". Lo sostiene con convinzione Frederick Wiseman, regista di "Ex Libris" film in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia che, per tre ore e mezza, ci porta dentro alla New York Public Library, la più grande biblioteca americana pubblica. Che non è solo una raccolta di libri con una sala di lettura, spettacolare nel caso specifico, ma un vero e proprio polo culturale di integrazione, democrazia e cultura. "Un simbolo della democrazia americana, del diritto di tutti di accedere alla cultura. L’ingresso è libero, così ogni anno arrivano qui milioni di persone non solo per consultare libri e archivi, ma per frequentare i corsi gratuiti di lingue, informatica, storia, filosofia, teatro, cinema...".

In Italia? Ci sono più di 13mila biblioteche, di cui quasi seimila pubbliche (dati 2016 dell’Anagrafe dell’Istituto centrale per il Catalogo unico delle biblioteche italiane). Il nostro servizio bibliotecario pubblico si avvicina al modello della Grande Mela? Lo abbiamo chiesto a Rosa Maiello, presidente nazionale dell’Associazione italiana biblioteche (Aib) e direttore della Biblioteca dell’Università di Napoli "Parthenope": "La New York Public Library è quello che il servizio bibliotecario deve essere e cioè capace di promuovere l’apprendimento, lo sviluppo del piacere della lettura fin dalle prime fasce di età, ma anche l’information literacy, cioè corsi che insegnino l’uso delle tecnologie e come muoversi nel mare magnum dell’informazione. In Italia il servizio è molto eterogeneo e dipende molto dalle politiche dei singoli Comuni e dalle dotazioni finanziarie destinate".

Visto che l’amministrazione locale fa quello che vuole e non essendoci uno standard comune, nel nostro Paese troviamo biblioteche superattrezzate con sale dedicate ai più piccoli, corsi, postazione con wi-fi per navigare in internet, orari di apertura adeguati alle esigenze dei cittadini e altre, meno dotate di risorse, che restano aperte poche ore al giorno per mancanza di personale e che sono poco più di una sala di lettura. "Infatti - continua Maiello - manca una legge sulle biblioteche, una cornice normativa di riferimento in cui si stabiliscono standard minimi di servizio, la destinazione d’uso, le finalità. Giace in Parlamento una proposta di legge (Disposizioni per la diffusione del libro su qualsiasi supporto e per la promozione della lettura, testo unificato C. 1504 e C. 2267) che ha avuto l’unanime parere favorevole della Commissione Cultura della Camera e poi è passata in Commissione bilancio, dove si è fermata. Abbiamo fatto appello come Aib, insieme ad altre associazioni, perché prosegua l’iter e non decada con la fine della legislatura. Nella proposta si declinano quelli che sono i servizi minimi che la biblioteca pubblica deve poter fornire, si prescrive l’obbligo delle amministrazioni locali di inserirle nei loro bilanci con un apposito capitolo di spesa. Mentre oggi nella pianificazione delle attività fondamentali di un ente locale inserire il servizio bibliotecario appartiene alle "varie ed eventuali". Il problema è che in questi anni ci sono stati tagli al personale delle biblioteche nell’ambito del più ampio ridimensionamento della pubblica amministrazione e questo è avvenuto soprattutto nei luoghi dove si ha meno sensibilità rispetto all’importanza del servizio e di quello che può consentire in termini di welfare. Visto che queste strutture non sono percepite come necessarie: appena sono necessari tagli alla spesa pubblica sono le vittime predestinate".

Perché usare le tasse per una biblioteca in questi tempi economicamente difficili quando i lettori possono avere quasi tutto da internet? Spiega Maiello: "Dipende da cosa cerco. Se voglio la descrizione sommaria di qualcosa posso trovarla su Wikipedia o nella Treccani, ma se cerco un libro o un articolo, la maggior parte delle volte queste cose sono "protette" nel cosidetto "deep web" e riuscire ad acquisirle significa disporre di una capacità di spesa notevole. C’è poi il discorso delle fake news, che ora è di grande attualità, mai i bibliotecari hanno sempre fatto questo lavoro di selezione qualitativa. Umberto Eco diceva ’una buona biblioteca è quella che ti consente di fare delle scoperte, cioè di trovare qualcosa che nemmeno sapevi esistesse e scopri essere fondamentale per la tua vita’. Questo può avvenire solo con una concezione della biblioteca dinamica, che dà possibilità di accedere a fonti che non sarebbero alla portata del singolo e di fare quelle scoperte di cui parla Eco". In biblioteca c’è il bibliotecario e l’aiuto per individuare le fonti affidabili.

(Articolo pubblicato su Soldi & Diritti, rubrica a cura di Altroconsumo, a firma di Adelia Piva, novembre 2017)


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