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"Non è per cattiveria"


Il taccuino di viaggio di Pascale, autore giovane ma non giovanilista, è un elogio al vivi e lascia vivere del viaggiatore indipendente, insofferente alle mode ed ai ritmi frenetici degli aereoporti e delle mete alla moda...
venerdì 4 agosto 2006, di CATER SOTTILE - 1797 letture

E’ in libreria una guida turistica del Molise che non pretende di guidare i turisti, non vuole suggerire percorsi ma invita a prendersi una pausa. Perchè partire è un po’ sostare.

"Non è per cattiveria" di Antonio Pascale, ( Confessioni di un viaggiatore pigro, editori Laterza, collana Contromano).

Il taccuino di viaggio di Pascale, autore giovane ma non giovanilista, è un elogio al vivi e lascia vivere del viaggiatore indipendente, insofferente alle mode ed ai ritmi frenetici degli aereoporti e delle mete alla moda. Tra riflessioni e sensazioni, tra filosofia e storia della pianificazione economica, attraverso le contraddizioni del Molise.

Scovato in una meravigliosa libreria di Campobasso, quella di Michele Paparella, lux et lusso dei miei neuroni sopiti, l’ho ricevuto in dono da Rituccia, una compagna di viaggio che ha soltanto il difetto di essere nata troppo lontana dal mare. Lei è il mio spartiacque, vascello salvifico della mia pigrizia meridionale: meridionale perchè io vivo a Termoli, lei a Campobasso, che è come dire: io vivo a sud del cielo, lei lo tocca quasi con la testa, senza, ahimè, poterne sentire il calore.

Il calore del sole è una sensazione che riguarda più il fiuto che il tatto; non puoi percepirlo se non annusi l’odore del mare. Come non puoi, proprio non puoi, aggrottare le ciglia perchè gli occhi si inondano di sole e salsedine se non vivi con l’acqua di mare sotto i piedi. "Non é per cattiveria" è un libro così: divagazioni e profumi, evocazioni e stranezze tra il sociologico e il surreale, in bilico fra Ennio Flaiano e Standhal, sotto il cielo stellato di Kant. E’ un libro nevrotico, comico, stralunato, crepuscolare come un racconto intimista e rigorosamente "protocollare" come un V.I.A. ( valutazione di impatto ambientale). Un libricino di quelli che ti fanno ridere e che leggi d’un fiato. Pensando che se hai il privilegio di essere nata al mare non devi preoccuparti di nulla. Neppure dello scempio che la "storia di altri" ha compiuto sulla nostra.

Ma è soprattutto un elogio della Pausa, contro il logorio del viaggiatore moderno, fra le contraddizioni geografiche, oltre che sociali, di una regione indecisa tra mare e monti, tra archeologia e futurismi, tra preservazione e nichilismo. Pascale girovaga fra il Matese e le Mainarde, in fuga dai turisti degli aerei e dei luoghi esotici a tutti i costi, in cerca del vello d’oro di una pizza mitologica che non troverà mai perchè il forno di Guardaregia è sempre chiuso. E si muove, fra le rocce testarde di una montagna autoritaria seguendo il richiamo del mare.

S’incanta fra i rossi crepidanti e i gialli lunari del fogliame dei boschi di montagna che pulsano il loro orgoglioso panta rei, incuranti dei progetti di riqualificazione turistica e dei President Hotel. Speranze costruite su speranze disilluse, battaglie combattute contro le sconfitte di sempre.

Si ferma in ristoranti in cui bisogna osare per mangiare, ed avere la pazienza e l’umiltà di rinunciare.

E intanto corre, anzi, scorre piano fra greggi veri o presunti, aspettando di vedere all’orizzonte il mare e una telecamera di Linea Verde. Ci sfotte, Pascale, civis romanus in vacanza in Molise, con la presunzione che ebbero i suoi avi con i Sanniti. E le piglia, come allora, tornandosene a Roma innamorato e malinconico: ci seziona con la scienza del genetista, ma ci invidia quel miscuglio seducente di odori e sapori, di luce e di eternità che appartiene ad una terra di mare e di montagna, di tipicità inesistenti e prospettive inconcludenti. Un microcosmo in cui l’aria di Pietracupa non è come quella di Salcito e se non sai dove andare, chiedi in Piazza.

Perchè il Molise, "sostiene Pascale", è uno slow food inconsapevole, da assaporare senza far chiasso ma passa, come un elefante in un negozio di cristalli, sulle sue verità, svendendole al mercato nero dell’edulcorazione sociale.

Li coglie tutti i nostri vizi, e meglio di noi afferra il giorno di questa regione bella che non ha gli occhi per guardarsi. Non per cattiveria, ma per abbaglio.

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"Non è per cattiveria"
4 agosto 2006, di : Lello |||||| Sito Web: Non è per cattiveria

Certo, una recensione così scoppiettante cambia tutta la prospettiva di un libretto che avevo sottovalutato. Me ne sono innamorato.
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