Non è l’isola alla deriva

Il mercato ha vinto e continua nella sua corsa nel creare nuove povertà e nuove diseguaglianze. L’autonomia differenziata accentuerà tutto ciò...

di Luigi Boggio - giovedì 8 febbraio 2024 - 677 letture

Non è l’isola alla deriva. Alla deriva per le forti turbolenze correntizie è il governo di destra del presidente Schifani. Il quale è andato sotto per bene due volte in aula sulle elezioni dirette dei presidenti delle province e la legge salva ineleggibili del partito di Giorgia Meloni. Invece di andare a casa per evitare ulteriori danni alla Sicilia che vive in una condizione di grave precarietà sociale.

La popolazione invecchia e i giovani prendano altre strade per mancanza di prospettive. La nebbia avvolge le nostre comunità e i silenzi sono sempre più cupi e tristi. Non c’è risveglio ma lamento, acredine, egoismo per come vanno le cose. Si vive nel disinteresse anche quando ti viene negato un diritto.

A seguito dell’abolizione del reddito di cittadinanza non ci sono state sommosse nelle realtà interessate. a partire da quelle meridionali. C’è chi si è adattato, chi ha trovato delle soluzioni e chi sparge rancore sociale lungo le ore della giornata con tutti dentro.

Non si salva nessuno, ma le cose però non cambiano. Restano nelle mani di chi comanda, distanti e disinteressati. Non c’è verso, ma restano inchiodati alle sedie anche nelle continue sconfitte. Che il governo di destra non vada a casa il motivo esiste: debbono completare la spartizione, dopo i manager, dei direttori sanitari e dei direttori amministrativi. Una lottizzazione completa con soddisfazione di tutti i comprimari della coalizione di governo anche se c’è sempre qualcuno che si lamenta. Un lamento finalizzato sempre a qualcosa di utile per un amico, un’amica, un parente.

Nella lottizzazione dei manager le aziende più ambite sono andate a Forza Italia e Fratelli d’Italia. Sono quelle che gestiscono più personale, più appalti, più soldi, in buona sostanza più consenso elettorale. A loro e agli altri, nominati in aziende di minore importanza, non interessa la salute pubblica e il funzionamento dei distretti territoriali e gli ospedali, ma entrare nel grande gioco della politica per continuare ad esistere. Una esistenza subalterna al servizio dei protettori di turno.

Sulla sanità il rapporto presentato ieri dallo Svimez dovrebbe essere discusso in tutte le assemblee elettive siciliani per capire le distanze rispetto al Nord sulla prevenzione e cura, sulle malattie tumorali e la fuga verso altri presidi, ed infine la povertà che porta a non curarsi. Se hai i soldi ti curi e vivi di più, se non hai soffri e muori prima.

Drammaticamente è così, ma non ci sono sommovimenti. Ogni tanto si sente un vociare, qualche sfilata, nulla più. Ognuno ritorna nella propria cuccia e così sia. Ci siamo giocati con la politica dei tagli un bene universalistico prezioso. Lo stesso sull’istruzione e la formazione delle nuove generazioni con una scuola sempre più irriconoscibile nelle strutture, nei contenuti, negli aiuti in borse di studio per i meritevoli. Non ho difficoltà a riconoscerlo che siamo stati sconfitti in due campi dove si andava fieri ed orgogliosi.

Il mercato ha vinto e continua nella sua corsa nel creare nuove povertà e nuove diseguaglianze. L’autonomia differenziata accentuerà tutto ciò, sempre che si indifferenti e passivi ai processi in atto senza nessuna reazione.


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