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"Non c’è differenza tra le navi delle ONG o le altre navi

Quando si tratta di salvare persone che rischiano la vita “non c’è differenza tra le navi delle Ong o le altre navi”, ci ricorda la portavoce della Commissione Europea Anitta Hipper.

di Emergency - mercoledì 16 novembre 2022 - 709 letture

Prestare soccorso ad imbarcazioni in difficoltà è “un obbligo chiaro e inequivocabile, a prescindere dalle circostanze che hanno portato queste persone ad una situazione di emergenza”.

Le Ong sono presenti nel Mar Mediterraneo perché attualmente non esiste una missione europea di ricerca e soccorso. Questa mancanza miete vittime ogni giorno: dal 2014 ad oggi è affogata in media 1 persona ogni 4 ore.

In questo contesto l’intervento in mare delle Ong è più che mai necessario: non sono “taxi del mare” – come sono state superficialmente definite – e non traggono nessun profitto economico dalle attività di soccorso. Sono piuttosto “ambulanze del mare”, principalmente finanziate da donazioni private.

Le Ong comunicano solo con le autorità che presidiano l’area di salvataggio e non con gli scafisti: ad oggi nessun procedimento legale a carico delle Ong ha portato di fatto a condanne e, come rivela un approfondito rapporto del Senato della Repubblica, le Ong non hanno alcun coinvolgimento, diretto o indiretto, con le attività dei trafficanti o degli smugglers.

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Migranti, il governo Meloni rilancia su Ong (Il Fatto Quotidiano, 14 novembre 2022)

...resta sul tavolo il ripristino della missione Sophia nella parte che la premier riassume col “blocco navale” e, ovviamente, una stretta sull’attività delle Ong che operano nel Mediterraneo centrale, quelle che il ministro della Difesa Crosetto ha appena definito “centri sociali galleggianti” e che, dice ancora Tajani, “devono salvare vite, non fare i taxi”. Nonostante gli stessi dati del Viminale riferiscano che poco più del 10 per cento dei migranti sbarca da una nave umanitaria, il governo rimane fermo sulla necessità di regolare in modo più stringente l’attività di queste imbarcazioni private. Dopo gli episodi di Catania conclusi con lo sbarco di tutti i migranti per decisione delle autorità sanitarie, la direttiva interministeriale che ha introdotto gli “sbarchi selettivi” verrà valutata dalla magistratura amministrativa alla quale si è rivolta una delle Ong che si è opposta al decreto che le imponeva di riperdere il mare con quelle che il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha definito “carico residuale”...

...In attesa del verdetto e chissà, di vedere se l’Europa intende firmare un codice di condotta per le organizzazioni umanitarie, lo stesso Viminale pensa a un regolamento da far sottoscrivere alle Ong che vogliono entrare in acque italiane, la cui violazione comporti immediate sanzioni amministrative che possono arrivare fino al sequestro della nave...

...le navi dovranno intervenire solo quando esiste un effettivo pericolo per i migranti e anche quando si effettua un soccorso si dovrà chiamare le autorità del Paese più vicino e comunicare il tipo di intervento che è stato effettuato...

...Cose che, almeno negli episodi vagliati dalla magistratura italiana, già avvengono, imposte dalla normativa internazionale che a quanto pare le Ong hanno sempre rispettato, anche quando farlo comportava violare le disposizioni del governo italiano, come quelle del primo governo Conte volute da Matteo Salvini e violate di Carola Rackete, la comandante della Sea Watch che decise di forzare il divieto di entrare in acque italiane e di attraccare in porto per far sbarcare tutti.


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