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Non Macina più

La storia si ripete. Dopo 34 anni si parla ancora di conflitto d’interesse
di Adriano Todaro - mercoledì 29 maggio 2019 - 838 letture

A leggere la questione che travaglia le due forze al governo sul conflitto d’interesse ‒ reso oggi più difficile a seguito dei risultati elettorali ‒ mi ha fatto venire in mente una vicenda molto lontana nel tempo ma che la dice lunga su come le forze politiche hanno affrontato questo tema.

Dunque, siamo nel 1985. Al governo c’è il benedettino Bettino e i pretori hanno decretato l’oscuramento delle televisioni di Berlusconi perché non rispetta la legge in quanto trasmette in ambito nazionale mentre dovrebbe farlo solo in ambito locale. Questo sino alla legge Mammì del 1990. Silviuzzo se ne fotte dei pretori e trasmette da Bolzano a Palermo Prima registra il palinsesto, poi spedisce il nastro alle emittenti locali che mandano in onda lo stesso programma alla stessa ora. Bettino il socialistino, allora, corre in aiuto dell’amico di Arcore con un apposito decreto tanto importante che l’Omino scriverà queste parole a Craxi: “Caro Bettino grazie di cuore per quello che hai fatto. So che non è stato facile e che hai dovuto mettere sul tavolo la tua credibilità e la tua autorità. Spero di avere il modo di contraccambiarti. Ho creduto giusto non inserire un riferimento esplicito al tuo nome nei titoli-tv prima della ripresa per non esporti oltre misura. Troveremo insieme al più presto il modo di fare qualcosa di meglio. Ancora grazie, dal profondo del cuore. Con amicizia, tuo Silvio”.

Il decreto dei pretori sarebbe diventato definitivo il 1° febbraio 1985 ma… Sì c’è un ma molto grosso. Lo spiega molto bene il capogruppo di Sinistra indipendente Giuseppe Fiore. I pochi deputati di questo raggruppamento, spiega Fiore, erano riusciti a tirare in lungo la discussione, fino alle 23,30: “Se quattro comunisti fossero intervenuti a parlare”, scrisse poi Fiori, “sarebbe passata la mezzanotte e il decreto Craxi sarebbe decaduto”, con conseguente oscuramento delle tv. Invece il capogruppo del Partito comunista, Gerardo Chiaromonte, aveva dato indicazioni un po’ ipocrite ai propri deputati: votare contro, ma senza intervenire in aula. Così aveva fatto tutti contenti. I militanti comunisti nell’apprendere che i loro deputati avevano votato contro Berlusconi e, naturalmente, Berlusconi che si era salvato. In cambio di questo marchingegno, Bettino Craxi aveva mantenuto la promessa fatta al giovane responsabile Comunicazione del Pci. E chi era il giovane responsabile della Comunicazione del Pci? Sì era lui, proprio lui Uolter l’americano, Walter l’africano. E qual era la promessa? Il Tg3 al Pci.

Più o meno la stessa cosa avvenne in occasione dell’approvazione della legge Gasparri, il 30 aprile 2004. Quando Ciampi la rimanderà alle Camere, la sinistra, viste le assenze della destra avrebbe la possibilità di bocciarla. Ma… Anche qui c’è un ma. La Gasparri passa per solo due voti. Per caso, al momento del voto, non sono presenti, fra gli altri, anche cinque segretari di partito ed esattamente (Bertinotti, Diliberto, Pecoraro Scanio, Mastella e Boselli). Avevano tutti la cagarella?

Oggi siamo, praticamente, allo stesso punto. Dopo 34 anni, dal quel 1985, parliamo ancora di conflitto d’interesse. I 5 Stelle avevano lanciato la proposta, oscena, di non permettere ai proprietari di patrimoni sopra i 10 milioni di euro di fare, in pratica, attività politica. Io stavo già preoccupato ma per fortuna è ridisceso in campo uno statista mica da ridere, lo stesso del 1984, l’Omino Schifoso e ha sentenziato che non è costituzionale. Rubare, malversare, non pagare le tasse, avere rapporti con i mafiosi, essere criminali, invece, è costituzionale, ma questo è un altro discorso. Dunque, Silvio si è incazzato e Luigino ha ritirato il tutto anche perché preoccupato che al Nord ci potrebbe essere la rivolta contro di lui. A significare che in Italia ci sono tanti ricchi e tutti stanno bene.

Poi c’era, anzi c’è, un’altra norma nella proposta, a firma Anna Macina, dove non puoi ricoprire cariche pubbliche se detieni partecipazioni superiori al 2% di imprese che “operino nei settori della radiotelevisione e dell’editoria o della diffusione tramite Internet”.

Tutto già visto. La legge numero 361 del 1957 così recitava: “Non sono eleggibili… coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o di imprese private risultino vincolati con lo Stato per contratti di opere o di somministrazioni, oppure per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica, che importino l’obbligo di adempimenti specifici, l’osservanza di norme generali o particolari protettive del pubblico interesse, alle quali la concessione o l’autorizzazione è sottoposta”.

Il 20 luglio 1994 la Giunta per le elezioni della Camera va contro la legge e dichiara che Silvio Berlusconi è eleggibile. Il voto è unanime. Tutti d’accordo. In quel momento il segretario del Pds è Massimo D’Alema. Sono i corsi e i ricorsi della Storia. Poi tutti a lamentarsi dello strapotere di Berlusconi, dei danni portati a tutta la comunità, a quello che ha saputo instillare nella mente degli italiani questo insensato personaggio. Ma di chi è la colpa?

È proprio vero che acqua passata non Macina più.


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