Una serie di personaggi politici dai nomi di battesimo importanti. Un nome, un destino
Maurizio – Parliamo di Maurizio Gasparri che dal giorno dei risultati elettorali è scomparso dalla scena politica e dalle televisioni. Nessuno ha pensato a lui neppure per sostituire quello che andrà a sostituire Alfano al ministero. I giornali fanno i nomi di Cicchitto, di Lupi, di Gelmini e Maurizio, come dicono a Milano, non se lo caga nessuno. Dovete ammettere che non è giusto perché Maurizio ha dato tanto al partito anche una legge che porta il suo nome e che nessuno, per vergogna, voleva firmare. L’unico che gli è rimasto vicino in questi tristi giorni di risultati elettorali, è stato il prode Ignazio che fra un bombardamento democratico e l’altro, ha trovato il tempo di spiegare a Maurizio la questione delle elezioni. Sì, perché Gasparri non ha ancora capito se hanno vinto oppure no. Ignazio lo ha aerotrasportato da uno strizzacervelli per cercare di guarirlo visto che Maurizio soffre di sdoppiamento della personalità. Un giorno declama il punto XII delle Disposizioni transitorie e finali della Costituzione e un altro, perentoriamente, ordina alla moglie di tirargli fuori dalla cassapanca la camicia nera. Maurizio è diventato un problema anche per Silvio. Se continua così dove lo metterà? Alcune voci lo danno nella cassapanca, assieme alla camicia nera.
Spartaco – E’ proprio un bel nome con tanti agganci libertari del passato. Ricordate lo schiavo della Tracia, il gladiatore che capeggiò la rivolta degli schiavi contro Roma? Beh dimenticatelo proprio perché il nostro Spartaco di cognome fa Mortola non è uno schiavo e non ha mai capeggiato la rivolta degli schiavi. Anzi. Ha picchiato duro il 21 luglio 2011 a Genova, alla scuola Diaz. Mortola ha un viso che assomiglia stranamente al direttore del Giornale Sallusti e già questo è sconvolgente. In più, proprio per i fatti di Genova, è stato condannato, in appello a 3 anni e 8 mesi per aver coperto i pestaggi della Diaz e a 1 anno e 2 mesi per aver indotto alla falsa testimonianza. Sì perché questo ex capo della Digos aveva sostenuto che all’interno della Diaz erano state trovate delle molotov e, quindi, era necessario il blitz. Ma il tribunale dimostrò che le molotov erano state portate artatamente nella Diaz dagli stessi poliziotti. Poi dichiarò che all’interno della Diaz c’erano “50 persone tranquille e apparentemente non ferite”. Le televisioni fecero invece vedere le teste rotte, le ossa spezzate, sangue dappertutto, teste anche sbattute contro i caloriferi e violenze psicologiche e fisiche. Un personaggio così, in un Paese serio, l’avrebbero inviato prima in galera e poi in qualche miniera sarda a spalare carbone. Invece cosa fa il nostro governo? Lo promuove e lo nomina questore. L’uomo giusto al posto giusto. Se la Cassazione confermerà la sentenza dovrà essere rimosso. Intanto però è questore, prende lo stipendio da questore ed è in attesa di sapere, dal ministero, in quale città svolgerà la sua nuova mansione. Povera città qualunque essa sia. Mi raccomando Spartaco tu non sei uno schiavo, comportati bene. Spacca qualche testa ancora, così puoi aspirare a diventare capo della polizia.
Daniela – Il fatto che la signora Daniela Garnero, in arte Santanchè, classe 1961, appaia in televisione ha già del miracoloso. Se poi appare in una trasmissione dove si parla di nucleare, beh allora è più che un miracolo è una grazia ricevuta. Per i fautori del Sì al referendum sul nucleare, naturalmente. Se Daniela può parlare di nucleare in televisione, allora ho buone speranze di vedere in Tv il cane del mio vicino che mi erudisce sulla filologia romanza. La signora Garnero è persona colta e civile e, quindi, può parlare anche di nucleare con la stessa grazia con cui alzava il dito medio nei confronti degli operai che contestavano davanti al Parlamento. Seguace delle buone maniere di monsignor Della Casa, Daniela Garnero è anche una profonda intellettuale del Partito della libertà Ha seguito corsi di aggiornamento e master tenuti dal pio Francesco Storace. Una delle lezioni fondamentali del master era quella di insegnare a Daniela di parlare sempre nei dibattiti. Non ha importanza cosa dice, l’importante è parlare, coprire con la propria voce l’altro, interrompere a ripetizione, insomma non far capire nulla. Col tempo Daniela è diventata maestra, si è staccata da Francesco e ha cominciato a camminare da sola. E cammina e cammina ha fondato anche una società pubblicitaria che si chiama Visibilia. Il nostro, è proprio un grande Paese, il Paese dove avvengono i miracoli. Per questo gli stranieri, marocchini, tunisini, libici, albanesi vogliono venire in Italia.
Massimo – E’, naturalmente, il lider maximo, cioè Massimo D’Alema. A volte ritornano è vero e lui è tornato con l’amico-nemico Walter Veltroni, quello che doveva andare in Africa e che invece è ancora qui tra noi a raccontare cazzate. Anche Massimo è vent’anni che fa disastri e racconta cazzate, ma è sempre lì inamovibile; con quella bocca e quei baffetti può dire ciò che vuole. Dopo i risultati dei ballottaggi D’Alema ha voluto dire la sua e cosa ha detto? Ha parlato di dimissioni di Berlusconi ma attenti a come ne ha parlato “Le sue dimissioni sarebbero necessarie non solo nella prospettiva di andare a elezioni anticipate, ma persino se si volesse salvare il destino della legislatura. Senza l’opposizione non si fanno grandi riforme. Noi siamo pronti a fare la nostra parte… Mi interessa relativamente poco il tipo di governo. L’importante, insisto, è l’agenda, che richiede un certo grado di condivisione. Non saprei dire quale sia la formula di un nuovo governo che riapre il dialogo”. Io non so chi gli ha fregato l’agenda, ma sarebbe opportuno restituirgliela. Comunque la traduzione dalla lingua dalemiana è la seguente: Berlusconi non è più difendibile e quindi deve levare l’incomodo. Se farà questo, noi siamo pronti a fare un altro inciucio con il nome che voi deciderete. Certo che è una strategia politica da grande condottiero. Nel passato gli ha dato a Berlusconi non un aiutino ma un aiutone sia con le televisioni che con la Bicamerale. Ora ci riprova e tenta di spostarsi verso Casini con grande gaudio di Walter. Ma siccome il lider maximo è molto profondo ha detto anche qualcosa d’altro, ha fatto un’analisi dei risultati elettorali. Lui dice che non c’è stato uno spostamento dell’asse politico verso la sinistra più radicale perché con Di Pietro e De Magistris si sono superate “le posizioni più estreme”. Ma cosa si è fumato il lider maximo?
Angelino – Già uno che si fa chiamare Angelino, cioè piccolo Angelo mette tenerezza. Avrebbe potuto farsi chiamare Angelotto o Angelello, Angelo semplicemente o Angelicchio, ma lui è modesto e servizievole e si fa chiamare Angelino. Avvocato di Agrigento, classe 1970, è diventato famoso per la sua prima legge, quel lodo Alfano che prevede la sospensione dei processi a carico delle quattro più alte cariche dello Stato durante il loro mandato. Legge poi dichiarata incostituzionale dalla Corte costituzionale. Sarebbe stata una batosta per tutti, ma non per lui per il nostro Angelito. Lui ci riprova sempre, così come indicato dal suo principale Silvio. Carriera precocissima, sguardo fra il torbido e l’addormentato dopo un pasto abbondante a base di caponata, Angelello nostro è disponibile a tutto pur di veder sorridere il suo mentore. Ultimamente il Sultano gli ha ordinato di farsi da parte dalla Giustizia e l’ha incoronato segretario del Pdl. Non si era mai visto che uno diventasse segretario fuori dal congresso. Ma d’altronde il Pdl è di proprietà di Silvio e, giustamente, il padrone, nomina amministratore delegato chi vuole. Al suo posto c’è una lotta senza esclusione di colpi. Nessuno che vuole andarci. O meglio qualche nome ci sarebbe ad esempio vedo bene Scajola che ha organizzato il G8 a Genova, nel 2001 e di giustizia se ne intende. Sì, è un po’ sbadato perché una volta gli hanno pagato un appartamento con vista sul Colosseo e non se n’è accorto. Sono cose che capitano. Poi ci sarebbe Fabrizio Cicchitto altro grande intenditore di giustizia visto che tramava con un campione della democrazia come Licio Gelli, oppure la ministra e stella Mariastella Gelmini. Qualcuno ha fatto presente che non ha esperienza con la giustizia e non ci capisce nulla ma se è per quello neppure di Pubblica istruzione ha mai capito nulla eppure è diventata ministra. Per tornare, comunque, ad Angelocchio ricordate sempre quando siete al ristorante di non chiamare a voce alta “Cameriere!” perché potrebbe apparire improvvisamente Angelecco.
Letizia – Per ultimo un pensiero riconoscente a suor Letizia Arnaboldi Brichetto, in arte Moratti. La ringrazio per avermi dato l’estro di scrivere qualche pezzullo su di lei e sul suo eterno secondo, il prode Riccardo De Corato, il terrore degli zingari. L’ultimo giorno da sindaca, prima di lasciare Palazzo Marino ad un ladro d’auto, ha pianto. Si guardava attorno, ammirava, per l’ultima volta, gli stucchi dorati del Salone Alessi, il soffitto con la raffigurazione delle nozze di Amore e Psiche e le lacrime sgorgavano copiose dai suoi occhi, bagnandole così il bel viso nobile. Non deve però angustiarsi più di tanto e chiedersi in continuazione perché. Perché i milanesi l’hanno abbandonata? Perché la Lega pure? Colpa del cardinale Tettamanzi? Colpa dei poteri forti? Della Borsa? O, forse, non è stata capita? Non deve angustiarsi perché intanto ha due cognomi e può benissimo utilizzarli secondo le condizioni climatiche. Chessò, oggi, giovedì, usa Arnaboldi perché c’è brutto tempo; domani, venerdì di sole, ed ecco Brichetto. Pensi a quelli normali come il sottoscritto che hanno un solo cognome, che noia! Tutti i giorni, tutto l’anno, con il sole o con la pioggia, sempre il medesimo cognome. E a proposito di clima, è necessario dire che dopo la vittoria di Pisapia, a Milano piove tutti i giorni. Il cielo è sempre nero (Silvio l’aveva detto che ci saremmo pentiti), gravido di pioggia e questo non giova all’umore di suor Letizia. Gira da una stanza all’altra sempre più depressa, qualche volta è improvvisamente assalita da deliri di onnipotenza e grida frasi sconnesse, minacciose, vendicative nei confronti di tutti. Gianmarco, il fedele marito, cerca di rincuorarla sussurrandole frasi positive così come ha letto in vecchi numeri di Selezione che conserva con cura: “Dai cara, non fare così. Tu sei migliore di Giuliano, hai fatto un ottimo lavoro, i milanesi non ti meritano”. Tutto inutile. Suor Letizia ha cominciato a vestirsi di nero, gira per casa con un libro di Nietzsche in mano, recita gli aforismi nichilisti di Emil Cioran, ascolta solo e in continuazione il “Preludio” in mi bemolle maggiore per organo di Anton Bruckner. L’altra sera, mentre la cameriera serviva la cena, Gianmarco, sempre per tirarla un po’ su, ha ricordato i tempi andati: “Cara, non ricordi che sei stata anche ministro della Pubblica Istruzione?”. Letizia ha fatto una faccia sbalordita e ha cominciato a sorridere domandando: “Io?”. “Certo – ha risposto Gianmarco – e sei diventata anche presidente della Rai”. Letizia cominciava a sorridere come Stanlio. Ha strabuzzato gli occhi e ha domandato: “Sei sicuro? Io presidente della Rai?”. E giù a ridere che non la finiva più. Comunque questa reazione è durata poco. Poi Letizia è ripiombata nella crisi più profonda. Ora Gianmarco sta tentando l’ultima carta. Ha parlato con il figlio Gabriele quello della Bat-Casa, quello che fa a pugni nei night, un intellettuale riconosciuto, e ha deciso di farle la proposta di andare a lavorare nella sua industria petrolifera. D’altronde con l’esperienza manageriale che ha – ha suggerito Gabriele – potrebbe dare un grande contributo. Ma è proprio questa sua grande esperienza manageriale che preoccupa Gianmarco. E così ha deciso per qualcosa di più modesto, di aprire, per lei, una pompa di benzina in viale Espinasse. Da lì non la caccerà via nessuno né un ladro d’auto e neppure un ladro di benzina. Insomma, un dramma. Anche noi compiangiamo Letizia ma non è il suo dramma che ci preoccupa: sono i suoi soldi.