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No Ponte

Almeno 5.000 manifestanti hanno sfilato per le vie di Messina, sabato 2 ottobre 2010, per ribadire il loro "No" alla costruzione del ponte sullo Stretto. Breve reportage dell’evento.

di Piero Buscemi - domenica 3 ottobre 2010 - 2331 letture

Nonostante la censura mediatica, tipica ormai di questi tempi da parte delle testate giornalistiche locali, circa 5000 persone sono scese per le vie della città, con partenza da Piazza Cairoli ed arrivo davanti al Palazzo del Municipio di Messina.

Quella di ieri è stata l’ennesima manifestazione organizzata dalla Rete No Ponte e dalle varie associazioni della città, da anni ormai in piazza ad esternare il loro dissenso nei confronti di questo progetto.

L’occasione era poi di quelle da non mancare: la ricorrenza della morte delle 37 vittime dell’alluvione abbatutasi nella zona sud di Messina un anno fa, aveva fatto temere agli organizzatori un conflitto etico nei riguardi di una ferita, la cui mancata rimarginazione la si può vedere andando a visitare Giampilieri, Altolia, Scaletta Zanclea, tanto per citare qualche paese colpito dalla tragedia.

Così non è stato, fortunatamente. La sensibilità e l’intelligenza dei partecipanti sono venute incontro alla combinazione di due problemi devastanti per questo territorio, che non dimentichiamolo, ha condizionato e condizionerà l’aspetto ambientale ed economico, anche nel resto della nazione.

La proposta, poi, che è diventata la didascalia della manifestazione, quella della Rete No Ponte di utilizzare i fondi destinati al progetto per la messa in sicurezza dei territori colpiti dall’alluvione, ha tolto qualsiasi dubbio sulla buonafede delle originarie intenzioni, vociate durante il corteo.

Perché è innegabile che, a distanza di un anno da quella tragica nottata, la gente continua a guardare le colline sovrastanti la riviera jonica e i primi sprazzi di pioggia stagionale hanno già creato un certo allarmismo. Una preoccupazione palpabile tra le viuzze di questi paesini, per i quali nè il governo centrale, nè quello locale sembrano aver realmente preso coscienza del pericolo, sempre in agguato ad ogni cambio di stagione.

L’impressione che si è avuta, in questi dodici mesi, è stata quella di un accanito tentativo da parte di tutti, di restare immuni da qualsiasi sospetto di responsabilità, come se l’obiettivo principale fosse diventato un inutile innocentismo rispetto alla necessità di porre rimedio, senza troppi indugi, agli errori (perché ci sono stati) del passato.

Si è preferito invece, sfruttare l’arma mediatica delle televisioni e dei giornali per sostenere, a turno, ognuno la propria estraneità diretta alle cause della tragedia. Non ci ha sorpreso, qualche mese fa, assistere al penoso spettacolo allestito nella sala consiliare del comune di Scaletta Zanclea da parte del sindaco, che ha chiamato in suo soccorso, in pieno stile campagna elettorale, una troupe cinematografica catanese che sul posto ha girato una sorta di lungometraggio, tentativo meschino di imitazione del Draquila di Sabina Guzzanti, e dobbiamo ammettere, mal riuscito.

Se nel film della Guzzanti l’inchiesta sulle responsabilità dei morti del terremoto in Abruzzo, traspariva ad ogni sequenza filmata, lasciando un forte senso di amarezza davanti a chi, tutto questo, lo ha utilizzato a propaganda politica, nel film-documentario di Scaletta erano le istituzioni, i costruttori, la protezione civile a doverne uscire indenni, senza alcuna colpa attribuibile. Alla fine della proiezione, si sono guardati bene dall’avviare un dibattito pubblico con i presenti. Non hanno dimenticato, però, di pubblicizzare il DVD messo in vendita alle modica cifra di 10 euro: il solito danno che si univa alla beffa.

Tornando al pomeriggio di sabato, Girodivite si è aggregata alla manifestazione e di seguito si possono vedere le immagini girate per le strade di Messina. Noi abbiamo potuto vedere in tre ore di corteo, qualcosa che andava oltre al solo pretesto del Ponte. Tra i manifestanti abbiamo scorto anche un gruppetto di insegnanti precari reduci dalle precendenti manifestazioni anti-Gelmini; ma c’erano anche alcuni ragazzi con le magliette di Pomigliano d’Arco e un gruppo di palermitani dell’indotto Fiat.

Quella di ieri non è stata la solita manifestazione No Ponte: è stata l’occasione per esternare quelli che oggi rappresentano i veri problemi della società italiana, quelli della disoccupazione dilagante, della precarietà del futuro, della paura di perdere quel poco che si è conquistato a fatica. Forse questo messaggio non ha avuto l’impatto sperato. Scontato da parte della politica o non-politca se preferite. Disarmante se riscontrato nella gente comune.


Le foto della manifestazione nel nostro speciale Manifestazione di Messina del 2 ottobre 2010



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