Porno shop frequentatissimi da singole e coppie, video telefonini utilizzati nelle ore serali, sono le nuove frontiere di una industria che non è in crisi - ma con Internet c’è il pericolo della pedo-pornografia
Se c’è un settore con segno positivo è la pornografia; passa il tempo, cambiano i costumi, il settore produttivo vive una grave crisi economica ma le “luci rosse” restano intramontabili e segnano fatturati incredibili: oltre 1.000 milioni di euro. E’ quanto si evince dal 4° rapporto sulla pornografia” curato da Eurispes. Secondo l’indagine, che ha analizzato il trend di mercato degli ultimi 17 anni, vi è stato un costante aumento nelle vendite degli oltre 400 sexy shop presenti sul territorio.
Un buon risultato si è registrato anche nelle vendite di riviste specializzate , grazie all’apporto di quelle contenenti annunci scambisti e dei cataloghi prostituzionali, entrambe le più vendute.
Nel 2004 la novità è data dai video telefonini satellitari come nuovi supporti che veicolano nuovi prodotti di porno virtuale. Stabile se non forse in leggera flessione la vendita o la permuta del Dvd porno dovuta sicuramente all’intervento delle alternative internet e pay tv.
Un andamento del fatturato particolarmente altalenante si registra nel mercato della pornografia telematica. Nel 2004, l’anno in cui si registra una forte contrazione del volume d’affari, le voci del fatturato sono così suddivise: 171 milioni di euro per il porno pagato a connessione e 10 milioni di euro per il porno pagato con carta di credito. L’impennata del fatturato e la successiva caduta, è dovuta in buona parte all’introduzione dei dialer “truffaldini” e alla notizia-scandalo delle “bollette anomale” che scoppia nei primi mesi del 2003 e che allarma tutta l’Italia.
D’altra parte, tutta la pornorete ha perso utenti-clienti, diventati sospettosi e restii a scaricare dialer, il metodo di pagamento per consumare porno telematico largamente più usato nella pornorete in lingua italiana. Ci vorranno diversi anni prima che i consumi, a vantaggio di tutti gli impresari del porno on line, risalgano: le truffe dei dialer hanno interrotto quelle strategie di fidelizzazione degli utenti-clienti, le uniche a poter garantire un flusso costante di consumi e dei relativi micropagamenti. Molto interessante appare il profilo dei “consumatori “.
C’è il giovane principiante.
Il giovanissimo “apprendista”, che appartiene a tutte le classi sociali, si procura riviste, fumetti giapponesi Manga e Hentai per passarli ai compagni di scuola. Anche alle compagne, talvolta. A casa compulsa la porno rete, con perizia spesso superiore a quella dei genitori. Su 900 mila ragazzi gli “apprendisti” sono il 60%.
C’è l’incallito “ vecchio tipo”.
Un uomo solo e, prevalentemente, di una certa età. Ma è anche il carcerato o il militare che vive una quotidianità di soli uomini. Per costrizione o per generazione, si tiene lontano dai nuovi mezzi di comunicazione. È il consumatore delle care vecchie riviste, al massimo di cassette e Dvd, se ha la possibilità di avere un lettore. Rispetto al suo universo statistico di riferimento incide in misura del 3% e raduna intorno a sé poco meno di 600.000 confratelli.
C’è il rapito dallo schermo.
Quasi 3 milioni di giovane, comunque non oltre i 40 anni. Nnon rinuncia alla Tv all sex, a ciclo continuo, a costo di confinarla in uno sgabuzzino. Non disdegna i video, ma non ne va pazzo. Quando naviga nella pornorete può comprare le pornovisioni oppure girovagare nelle preview.
C’è l’abitué di coppia.
Un esercito di due milioni di persone che acquistano oggetti nei sexy shop: moglie, fidanzata, amante o donna-di-una-notte accanto. Gira filmini con le cineprese digitali, scatta foto con il telefonino. Può essere un professionista, un commerciante o un tecnico di lavastoviglie, dai 30 anni in su. Economicamente benestante.
C’è la donna in coppia.
Si rifornisce nei sexy shop, nei quali si reca con il proprio uomo, di abbigliamento adatto e di altri gadget. Talvolta è una frequentatrice di privé. Moglie, fidanzata, amante, è la ‘donna che lavora’ o la casalinga. Ma può essere anche omosessuale e in questo caso il suo lui è una lei. Appartiene alla fascia d’età tra i 20 e i 49 anni. La sua consistenza dovrebbe combaciare con quella del partner abitué di coppia. Invece non coincide: lui di donne ne cambia tante e tra queste molte vedono un film con lui, magari solo una volta, e poi basta.
Un mercato, quindi, ancora in espansione dietro il quale, spesso, si può nascondere anche un giro criminale che guadagna sullo sfruttamento pornografia minorile. L’Eurispes ha effettuato un monitoraggio specifico sulla pornografia minorile on line (vedi sull’argomento: “Agguato nel web”, intervista a Roberta Cecchetti di Save the Children, pubblicata nello scorso numero), ricercando siti raggruppati sotto parole chiave che notoriamente introducono nei siti proibiti. Una di queste è la parola pedofilia declinata al contrario, “ailifodep” che introduce a una directory scritta in cirillico e a un catalogo di circa 300 siti con estensioni in alfabeto latino romano. La maggior parte dei siti visitati nella directory, pur indicando repertori più o meno attinenti alla pornografia adolescenziale, sembrano dei “normali” siti pornografici in cui è spesso assai difficile distinguere tra la performer travestita da adolescente (con calzini ai piedi e fiocchetti in testa, per esempio) e l’adolescente vera, tranne alcune significative eccezioni.
Dal monitoraggio risulta che i paesi in cui si collocano la maggior parte dei server dei siti di pornografia minorile sono gli Usa (76%) e, di seguito ma a grande distanza, il Canada (5%) e l’Olanda (3%). L’85% dei siti di pornografia minorile è almeno in parte a pagamento; in particolare, mentre il 28% prevede una consultazione solo dietro pagamento, il 57% contiene una sezione gratuita progettata soprattutto per invogliare il cliente a scaricare materiale a pagamento. Nei siti analizzati la prevalenza dei bambini fotografati o filmati è di sesso femminile (87%); solo l’11% propone soggetti di entrambi i sessi.
Un ultimo dato: nel 75% dei casi si tratta di bambini impegnati in esplicite attività sessuali; il 19% presenta minori nudi anche se non impegnati in tali attività.
Oltrenews.it/Girodivite.it