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“Nessuno bussa”, di Giulia Anania


Giulia Anania è romana, ha vent’anni ed è al suo primo volume di versi, pubblicato lo scorso anno dalla casa editrice Zone
domenica 1 maggio 2005, di Maria Gabriella Canfarelli - 2521 letture

Una scrittura vigile che sa cogliere la complessità dell’esperienza di un io che si misura con la città.

Giulia Anania è una poetessa ventenne che ha già pubblicato su riviste di letteratura e partecipato a premi con esiti lusinghieri. Della sua precoce capacità introspettiva, del suo dire poetico fresco e al contempo ricco di riflessioni, la poetessa ci offre significati di singolare immediatezza, senza turbare la complessità sottesa a un discorso che si presenta netto, senza sbavature, condotto con mano sicura, con la saldezza che è propria di chi frequenta la poesia in modo affatto occasionale.

La giovane autrice ha iniziato a scrivere a undici anni, e il volume d’esordio “Nessuno bussa” (Zone, Roma, 2004) è costituito per la maggior parte da poesie scritte tra i quattordici e i sedici anni. La prefazione di Gianfranco Palmery ammette che “ai fini dell’arte non è il sostantivo personale che conta, ma il suo qualificativo”, aggiungendo che “l’andatura, anche nei versi più svelti e nei versicoli, è quella del passo disteso, contenuto, che finisce col raggiungere, in alcuni brani, la giustezza chiusa della prosa“,“rispettosa del minuscolo dettaglio, descrittiva ma essenziale, spiccia ma elegante, sempre lucidamente trasognata”.

Certe sequenze sceniche sono sostanziate da una scrittura vigile che sa cogliere la complessità dell’esperienza di un io che si misura con la città, il contesto in cui la poetessa è nata e vive. Questa città è Roma. Il legame di natalità e vivenza con la città eterna, “Fuliggine barocca - contrappeso maestoso al cielo leggero”, scrive l’autrice nella sezione “Maggio”, è la sostanza stessa di questa poesia, tra pesantezza (il carico della Storia, la vita d’altri passata) e la giovane leggerezza d’una indivualità poetica che si pone come misura e specchio, se non contrasto tra monumentalità inamovibile e cielo sovrastante, mutevole, in cammino.

“ (...) / vedremo il sonno baciare lentamente Roma / che non si dà mai stanchezza / forse perché sa che allungheremo pigramente / le braccia con il cuscino sul viso / e troveremo le nostre vie ruvide / ancora lì a testimoniare del mattino / e del vento che si strofina soffocante / su quei perimetri a noi sterili”; oppure, in certi bozzetti, il dipanarsi del quotidiano nel flusso incessante del tempo; le stagioni che imprimono la traccia alla quale la poetessa attinge, prima che le stagioni passino: “l’odore inusuale dell’autunno”, “le tasche piene di foglie”, “l’ultimo residuo di primavera / (...) nascosto / nella felice fossetta giovanile“, immagini che scorrono come giorni accelerati per l’uomo “che ha passato la vita osservandola - / a me sembra solo un albero / un’istantanea dell’eternità”.

E dunque la ricerca di sé attraverso un lui o una lei, gli affetti, gli amici, gli incontri, forse “Il ricamo imperfetto”, titolo d’un’altra sezione, attraverso il quale infiltrarsi, scavalcare la noia, l’attesa e la cattività spingendosi oltre la superficie “ su cui la luce siede / senza riflettere: / volti concavi da scavare / per toccare come sempre il fondo”, quanto più si avverte il senso di straniamento farsi “(...) pozzo / dove la discesa di una pietra (...) / passa inosservata”. Il peso di vivere, che è peso della luce come dell’ombra “a tenermi il posto sulla panchina”, risolto - infine - nella consapevolezza “di appartenere un po’al mondo / un po’a se stessi”.

In questa opera prima, conclude Gianfranco Palmery, “ cogliamo (...) un fervore di nuovo inizio che si misura con un presente dove tutto è consumato, una “tensione arresa”, o un appassionato distacco, la mancanza di speranza che l’opera dichiara e contraddice (...), in una alternanza, sempre precaria, di illusione e saggezza (...); o come in un distico che comprende il verso eponimo: “nessuno bussa / ci adattiamo alla pace“.

Nessuno bussa / di Giulia Anania. - Roma : Zone, 2004.

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“Nessuno bussa”, di Giulia Anania
25 ottobre 2006, di : ALBERTO

CIAO GIULIA, SONO ALBERTO, MESSICANO, TI HO GUARDATO DA SEVILLA. VOGLIO MUSICA DA VOI. CIAO
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