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Naxos legge

Iniziata la kermesse giardinese dedicata alla lettura e alla lotta alla mafia.

di Piero Buscemi - martedì 18 settembre 2012 - 3505 letture

Cosa è cambiato in venti anni di storia italiana, da quella che è passata alle cronache come la "Stagione delle stragi"? Anche quest’anno abbiamo ricordato i due omicidi mafiosi che nel 1992 ci hanno privato di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Il ventennio da quell’atto infame ha suscitato maggior pathos, come se una ricorrenza potesse risvegliare le coscienze di quelli che oggi hanno l’età per capire quello che, un’adolescenza distratta, impedì all’epoca.

Ma le domande rimangono, spesso senza risposta. Ci hanno provato lunedì 17, a Giardini Naxos, durante la Seconda edizione di Naxos Legge. L’occasione è stata la giornata d’apertura dell’evento che doveva essere spunto per parlare del libro di Roberto Alajmo, "Un lenzuolo contro la mafia. Sono vent’anni e sembra domani".

Per trovare le risposte che una certa omertà politica ci nega da decenni, sfiorando soltanto il discorso sul libro di Alajmo, Gli ospiti della serata sono intervenuti alla serata l’Associazione Commercianti Antiracket Antiusura Valle Alcantara di Giardini Naxos, Marinella Fiume (presidente Associazione Antiracket Fiumefreddo) e Fabio D’Anna (Sostituto procuratore Dda di Messina). Gradita anche la presenza del regista Salvatore Presti, autore nel 2006 del film-documentario "Luce Verticale. Rosario Livatino. Il martirio", con interprete nella parte del giudice ucciso dalla mafia, un altro siciliano, Francesco Giuffrida.

Come abbiamo visto, il tempo dedicato al giornalista Rai è stato appena sufficiente, ma l’argomento trattato e i relatori sul palco del Cine-Teatro Comunale lasciavano ben sperare sul livello della discussione. La premessa monopolizzata dallo spettacolo inscenato dagli studenti del Scuola Castroreale Liceo di Scienze Umane di Castroreale, che ha voluto ricordare il sacrificio innocente di Graziella Campagna (vedi: http://www.girodivite.it/Corona-ha-ragione.html e http://www.girodivite.it/Grazie-Piero-Campagna.html), ha commosso e fatto conoscere una brutta storia siciliana agli studenti giardinesi presenti in sala.

Anche la storia del giudice Rosario Livatino, riassunta dal video-backstage mandato in onda dal regista Presti, Presti parla del suo film ha permesso ai ragazzi in sala di ammirare il sacrificio coraggioso del magistrato di Canicattì, che il senatore a vita Andreotti (ricordiamo che la II sezione penale della Corte di Cassazione ha citato il concetto di "concreta collaborazione" con esponenti di spicco di Cosa Nostra fino alla primavera del 1980) osò chiamare con malcelata ironia "giudice ragazzino".

Emozionante anche la cerimonia della "stesa" Lenzuolo antimafia delle lenzuola antimafia, che hanno addobbato la piazza e il municipio del paese. Così come anche l’intervento di Marinella Fiume, che si è rivolta ai giovani presenti, per fondare su di loro la base di rinascita della società civile siciliana, ultimamente un po’ smarrita. E sicuramente, non da meno, il saluto finale del D\'Anna racconta la sua esperienza Sostituto Procuratore D’Anna, che ha provato, forse l’unico degli intervenuti, a sottolineare la latitanza politica, da Girodivite spesso denunciata, di ogni angolo del Parlamento, che in pieno rilancio delle attività illecite delle mafie italiane, non ha trovato di meglio che tagliare i fondi da destinare alle forze dell’ordine, complicando ulteriormente la difficile opera dei magistrati.

Si, perché, per dovere di cronaca, questa seconda edizione di Naxos Legge, per diversi aspetti ha assunto i connotati di una sorta di occasione mancata. Quella di evidenziare, con coerenza e determinazione, come il teorema "Buscetta", durante questo ventennio, si sia dimostrato più ottimistico di quanto la realtà ha lasciato modo di verificare. Un messaggio di speranza Ha perso l’opportunità di "pulirsi" di quell’impronta ambigua della politica che, in occasioni culturali come questa, spesso trova modo di rifarsi un’immagine. L’immagine che, dalle più alte cariche dello stato, ha finito per confondere il popolo italiano sulla reale voglia di verità che giudici come Ingroia stanno provando a mettere in luce.

La polemica sollevata a fine serata da parte della curatrice della rassegna, Fulvia Toscano, che ha tenuto rimostrare una difesa etica nei confronti di un messaggio accusatorio lanciato su Facebook, che ipotizzava un’organizzazione all’insegna della cultura elitaria e a finanziamenti politici di parte, pur riconoscendole l’innegabile diritto a replicare, ha lasciato qualche dubbio a causa proprio della sua insistenza nel citare la parte politica presente in sala, il cui nome preferiamo non ripetere, per non cadere nello stesso errore.

Rimane l’entusiasmo e quel pizzico di fiducia che Fabio D’Anna, Marinella Fiume, Salvatore Presti e Presidente antiracket Giovanni Moschella, Presidente dell’Associazione antiracket di Giardini Naxos, hanno saputo trasmettere agli astanti. E cosa non trascurabile, i prossimi giorni della manifestazione che, il programma http://www.girodivite.it/Edizione-Naxoslegge.html promette di offrire.

Da parte nostra, ci permettiamo umilmente di consigliare agli organizzatori di dedicare, per la prossima edizione, uno spazio tematico su un’altra categoria martire della violenza gratuita della mafia. Una categoria che, concedeteci un interesse di parte, in questi ultimi tempi è tornata a subire attacchi denigratori da parte proprio della politica del paese che, forse ha contribuito ad "arricchire" la lista infinita delle vittime della mafia. Quella dei giornalisti.

Ci riserviamo il privilegio di ricordarli:

Cosimo Cristina. Ucciso dalla mafia il 5 maggio 1960.
 Mauro De Mauro. Ucciso dalla mafia il 16 settembre 1970.
 Giovanni Spampinato. Ucciso dalla mafia il 27 ottobre 1972.
 Peppino Impastato. Ucciso dalla mafia il 9 maggio 1978.
 Mario Francese. Ucciso dalla mafia il 26 gennaio 1979.
 Pippo Fava. Ucciso dalla mafia il 5 gennaio 1984.
 Giancarlo Siani. Ucciso dalla camorra il 25 settembre 1985.
 Mauro Rostagno. Ucciso dalla mafia il 26 settembre 1978.
 Beppe Alfano. Ucciso dalla mafia l’8 gennaio 1993.


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