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Natale sabbatico: sopravvivere alle festività altrui

Non voglio festeggiare, né cucinare per venti persone; non voglio augurare pace e bene a nessuno. Mi urta rispondere agli sms, inviati per caso nella confusione delle frasi fatte. Non voglio mangiare le rivisitazioni gastronomiche di mia suocera che non ha ancora chiaro il concetto di "leggerezza"...
di Paola Fagone - mercoledì 29 dicembre 2004 - 4895 letture

Ormai da settimane la televisione, la pubblicità, i negozi del centro, ti ricordano che è natale. Lo abbiamo capito, ne prendo atto e corro subito ai ripari. Lavorando fuori casa, la prima cosa che impari è poter fare a meno delle feste comandate, compleanni compresi. Natale è diventato un rituale grottesco, un obbligo a creare atmosfere che non senti di avere dentro. Specialmente da quando hai saputo che Babbo Natale non esiste davvero.

Tutti sembrano felici ed in trepidante attesa del magico giorno. Per un po’ ci credi, poi pensi che non vedi l’ora che tutto finisca. Ho speso pochi euro per acquistare delle nuove lucette per l’albero, ma quest’anno non ci sartà un albero da accendere, né un presepe, né un pranzo coi parenti-serpenti. Preferisco ciondolarmi per casa a fare nulla e provare strazianti senzi di colpa per aver mangiato l’ennesima scorzetta candita al cioccolato fondente.

Non voglio festeggiare, né cucinare per venti persone; non voglio augurare pace e bene a nessuno. Mi urta rispondere agli sms, inviati per caso nella confusione delle frasi fatte. Non voglio mangiare le rivisitazioni gastronomiche di mia suocera che non ha ancora chiaro il concetto di "leggerezza". Non voglio vedere ronfare mia nonna dopo l’abbuffata, né sorbirmi la "misurazione della pressione", cui ci sottopone mio suocero dopo ogni pranzo. Non voglio giocare a tombola con mia madre che punta cinque centesimi e mio padre che si abbiocca mentre da i numeri. Letteralmente. Non ho regali da fare, né da ricevere, ho già un discreto numero di mutande rosse porta fortuna, e quella che ho mi sembra più che sufficiente. Non ci sono bimbi pestiferi per casa, né fidanzamenti in corso, la nostra non è una famiglia allargata, anzi si restringe inesorabilmente ogni anno.

Ogni volta facciamo l’appello. Siamo quattro aristogatti, con la puzza sotto il naso e le pezze sul culo. Compriamo a rate, sperando di arrivare indenni a fine mese. Come tanti, come tutti. Scimmiottiamo i ricchi borghesi, con i loro giocattoli per adulti e i chissà cosa avranno sotto l’albero… In genere sotto gli alberi ci sta la piscia dei cani! Il Natale perde il suo significato, noi stessi perdiamo di significato. Non crediamo più a nulla e quello che possediamo di innovativo e tecnologico, non ci riempirà mai il cuore di gioia e calore. Poi l’utopia della famiglia, dello stare insieme, del volersi bene, per forza.

Ma come fai a sentire bene da chi pensa che gli hai sottratto il cucciolo, (ultraquarantenne), denutrito per giunta dalle tue fisse, pensa lei, per la dieta e la cucina sana. Come resistere alla proiezione di quello che non vuoi essere tra trent’anni. Una donna deformata dai timballi ed arrabbiata con tuo marito che non ti accarezza più da tempo.

Questo mio Natale è sabbatico, fa una pausa per vedere se si sopravvive comunque, se facendo a meno di tutto il rituale, la mia vita continua lo stesso. Tra file, conti da pagare, treni da prendere, omologazioni metropolitane, Cristo è nato e morto migliaia di anni fa, sta nel suo cielo, mentre tra noi in terra non c’è nulla da festeggiare. Ci sono gli stessi poveri infelici, i soliti illusi di una vita migliore, ma rispetto a che cosa. Questo ancora non è chiaro.

Rispetto al natale delle video-chiamate, delle sorprese senza fiato, dei super enalotti? Questo non è un natale di pace, se ogni giorno c’è un funerale da celebrare. Non è natale per chi cerca il cibo nella spazzatura e dorme sui cartoni. Questo natale quanta gente ha deciso di spegnere la lucetta che ha dentro e mandare tutto all’eternità. Non c’è nulla da festeggiare, non c’è rinascita in me. Non c’è vita intorno e non c’è speranza da alimentare. Tutto rimane patinato e finto, così come arriva dalla televisione e non ci sono buoni proposito che reggano, se dentro ognuno di noi, non c’è la voglia di tornare alla semplicità, cominciando ad eliminare il superfluo, ritornando alla comunione con Dio, attraverso l’amore incondizionato per gli altri; che passa pure per la vicina rompicoglioni ed il venditore porta a porta. Alzi la mano chi festeggia il natale, possa coltivare l’illusione di crederci ancora e farmi credere che posso festeggiarlo anch’io. Ma il prossimo anno.


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> Natale sabbatico: sopravvivere alle festività altrui
30 dicembre 2004, di : suocera asociale

Ci sono anche suocere che non sopportano il natale e sono trattate da matte se non vogliono festeggiarlo, chi te lo fa fare di partecipare a queste feste? Sicuramente come tutti non vuoi passare per matta o piantagrane :-)
> Natale sabbatico: sopravvivere alle festività altrui
31 dicembre 2004, di : SABBA

CARA SIGNORA PAOLA NEL MONDO NON CI SONO SOLO PERSONE COME LEI CHE SOPRAVVIVONO ALLE FESTIVITA’CELEBRANDO IL NATALE SABBATICO, DEVE SAPERE CHE CI SONO ANCHE POVERI CRISTI COME IL SOTTOSCRITTO CHE VIVONO ANNI SABBATICI, HANNO UN’ESISTENZA SABBATICA, ED IL PIU’ DELLE VOLTE SONO ACCOMPAGNATI DA UNA SIGNORA FORTUNA ANCH’ESSA SABBATICA (CHE NON E’ LA BEFANA). BON’ANNO.
    > Natale sabbatico: sopravvivere alle festività altrui
    31 dicembre 2004, di : paolafagone

    AI MIEI LETTORI. Scusate l’orrore, è giusto scrivere sensi, anzichè senzi... Il correttore dei bozze è avvisato...