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Nasce a Milano l’Osservatorio sui Servizi Pubblici

Anche se per il momento l’attenzione è focalizzata sui servizi della Regione Lombardia, l’Osservatorio è pronto ad ospitare esperienze, proposte, istanze, documentazione provenienti da altre realtà.
di Morris Bober - mercoledì 2 febbraio 2005 - 4072 letture

PERCHE’ UN OSSERVATORIO TERRITORIALE SUI SERVIZI PUBBLICI IN REGIONE LOMBARDIA - DICHIARAZIONE DI INTENTI

I servizi pubblici sono un elemento importante della società, perché costituiscono uno strumento essenziale per la solidarietà sociale, per la redistribuzione della ricchezza sociale, per l’esercizio dei diritti di cittadinanza.

Dagli anni Ottanta, con l’affermarsi del modello economico neoliberista, è in atto un’offensiva contro i servizi pubblici : l’economia è divenuta l’unica chiave di lettura delle relazioni sociali e, poiché l’economia ubbidisce esclusivamente alla logica individuale di mercato, quest’ultimo è diventato l’unico regolatore sociale. Vent’anni di pensiero unico liberista hanno trasformato i beni comuni in beni economici e i diritti universali in bisogni da comprare: nei fatti, si tratta di una gigantesca "torta" sulla quale le transnazionali, con la complicità delle grandi istituzioni finanziarie - FMI, BM e WTO - cercano di mettere le mani. "Privato è meglio" sembra diventato l’imperativo trasversale delle culture politiche e amministrative. Senza tuttavia specificare per chi.

"La privatizzazione dei servizi garantisce una maggior efficienza ed un miglior prodotto finale ad un minor prezzo". Niente di più falso. La gestione privata dei servizi ha un unico motore: il profitto. Di conseguenza tenderà ad investire su tutto ciò che riduce i costi e a disinvestire su tutto ciò che altera questo principio: diritti dei lavoratori, manutenzione, sicurezza, tutela ambientale, finalità sociali. Inoltre, su un piano di mera efficienza, i servizi pubblici costituiscono alcuni degli esempi più lampanti e più noti di "fallimento del mercato": la gestione dei grandi rischi sociali (il rischio-salute, il rischio-vecchiaia) è fatta in modo più efficiente dallo Stato a livello di collettività che non dal mercato a livello di singoli individui. "La privatizzazione dei servizi garantisce la libera concorrenza e la conseguente riduzione dei prezzi" Anche questo è falso. In tutti i settori liberalizzati e/o privatizzati, al monopolio pubblico succede un periodo di concorrenza, rapidamente seguito dall’eliminazione dei soggetti più deboli e dalla costituzione, attraverso successive fusioni, di monopoli od oligopoli privati. E i prezzi a quel punto inevitabilmente lievitano o vengono mantenuti su livelli elevati che garantiscono consistenti profitti anche in presenza di consistenti riduzioni dei costi di produzione e fornitura. C’è chi pensa di poter evitare questo fenomeno attraverso la regolamentazione dei mercati e il ricorso ad Autorities: ma i rapporti di forza tra imprese e stati rendono illusoria questa prospettiva.

Il bilancio delle privatizzazioni parziali o totali di alcuni servizi (energia, telecomunicazioni, reti autostradali,…) già attuate in Italia a partire dalla fine degli anni ’90 non si può certo considerare positivo. Oltre a produrre gli effetti descritti sulla qualità, sicurezza e prezzo dei servizi forniti, le privatizzazioni non hanno contribuito alla crescita del sistema economico ma hanno prodotto uno spostamento degli investimenti privati da settori produttivi ai servizi, che in una fase di stagnazione dell’economia garantivano maggiori livelli di profitto, la riduzione delle attività di ricerca ed innovazione e la cancellazione del ruolo di trascinamento che alcune aziende statali esercitavano sul settore industriale di riferimento. Le privatizzazioni hanno così contribuito ad aggravare il declino del sistema industriale italiano. "Pubblico è meglio" dunque.

Ma perché sia anche "bello" occorre una profonda riflessione, capace di rifondare su nuove basi il concetto di "pubblico". Infatti, se per oltre vent’anni il pensiero neoliberista ha fatto breccia e sfondato, ciò è senz’altro dovuto alla progressiva riduzione dei fondi e ad interessate ed orchestrate campagne di stampa; ma una parte non secondaria ha avuto anche la progressiva distanza che "il pubblico" ha aperto rispetto ai bisogni dei cittadini, con una relazione che, anziché condivisa, si è progressivamente burocratizzata e divenuta appannaggio di pochi funzionari detentori del sapere.

Senza alcuna partecipazione sociale alla gestione dei servizi. L’insieme dei fenomeni sopra accennati ha sicuramente avuto nella Regione Lombardia uno dei suoi nodi di massima ricaduta, trovando nell’attuale Giunta Formigoni un vero e proprio grimaldello ideologico nella cosiddetta "libertà di scelta", ovvero la concorrenza del privato con il pubblico ("libere volpi in libero pollaio") che ha aperto la strada ad una delle più drastiche destrutturazioni del welfare. Segnando con ciò una cesura storica con la storia di solidarietà e mutualismo della Lombardia, da sempre caratterizzata dalla messa in comune dei beni naturali, delle risorse delle comunità locali, delle tradizioni culturali. Diversi conflitti sociali e vertenze sono state aperte in questi anni nel territorio della Regione per opporre resistenza ai processi di smantellamento dei diritti sociali, alle privatizzazioni dei servizi pubblici, alla mercificazione dei beni comuni.

Dalle lotte degli autoferrotranvieri a quelle per l’acqua, dalla difesa della sanità pubblica a quella per la scuola, dalle vertenze contro la privatizzazione dell’energia alle battaglie contro le esternalizzazioni dei servizi sociali e comunali. Sono tutte esperienze che indicano come il nodo pubblico/privato sia diventato uno dei paradigmi fondamentali per la definizione di un diverso modello di società. Si tratta, in poche parole, di decidere se vogliamo fare della solitudine competitiva -ciascuno singolarmente proiettato sul mercato in competizione con tutti gli altri- l’indiscutibile dimensione futura o se invece continuiamo a pensare l’orizzonte dello spazio pubblico e dei diritti sociali e universali come fondativo e costituente di una società più giusta per tutti.

Sulla base di quanto sopra affermato, da tempo diverse realtà del territorio milanese e lombardo si sono incontrate per mettere insieme le reciproche esperienze di vertenze e mobilitazioni contro le privatizzazioni e per la difesa dei servizi pubblici. Sono realtà di movimento, associazioni, comitati, forze sindacali e politiche che ritengono sia necessario un salto di qualità nella conoscenza, nell’informazione e nella sensibilizzazione sociale. Sono realtà che sentono l’esigenza di sedimentare le esperienze messe in campo, di connetterle fra loro sia per dar loro più forza sia per provare a produrre nuove sintesi. Sono realtà che, nel vivo delle mobilitazioni, vogliono provare a costruire proposte alternative, capaci di opporsi allo smantellamento dei diritti sociali ma anche di rifondare un nuovo modello di "pubblico", fondato innanzitutto sulla partecipazione sociale.

Queste realtà hanno deciso di costituire un OSSERVATORIO TERRITORIALE SUI SERVIZI PUBBLICI per iniziare a rispondere alle esigenze sopra espresse, per mettere a disposizione uno spazio pubblico per l’incontro e la contaminazione delle esperienze, per costruire un luogo di riflessione collettiva orientata all’azione per il cambiamento.

L’Osservatorio vuole essere un laboratorio aperto alla partecipazione di singoli, comitati, associazioni, reti, amministratori, forze sindacali e politiche interessate a costruire conoscenza e informazione, sensibilizzazione e mobilitazione, riflessione e pratica di esperienze alternative al fine di far divenire il nodo del "pubblico/privato" vero e proprio paradigma del cambiamento ed elemento centrale dell’agenda politica e sociale. Nonostante le evidenti contraddizioni discusse e la sostanziale crisi dell’ideologia neoliberista a livello internazionale, la classe politica italiana, sia a destra che a sinistra, continua a perseguire privatizzazioni e liberalizzazioni come l’unica ricetta possibile per gestire il bilancio dello stato e delle regioni, il welfare e per stimolare la crescita del sistema economico. L’Osservatorio ha l’ambizione di contribuire a ribaltare questa logica ed a costruire una prospettiva di politica economica e sociale alternativa.

Alcune proposte concrete sono state definite e costituiscono il primo programma di lavoro dell’Osservatorio Territoriale sui Servizi Pubblici :

a) una mappatura/inchiesta sui servizi pubblici del territorio regionale con particolare attenzione alle forme di gestione, alle conseguenze in termini occupazionali e di condizione lavorativa, in termini di qualità dei servizi, in termini di costi complessivi;

b) una mappatura delle vertenze in corso a livello locale, territoriale e regionale;

c) l’apertura di un sito web, come luogo di raccolta della documentazione esistente, nodo di comunicazione tra le esperienze, laboratorio di riflessione collettiva;

d) la produzione di Quaderni tematici sui diversi settori (beni comuni e servizi pubblici);

e) la produzione di convegni, dibattiti e iniziative per la promozione di una cultura critica dell’esistente e di un nuovo modello di pubblico partecipato.

L’OSSERVATORIO TERRITORIALE SUI SERVIZI PUBBLICI

www.nopriv.it Per contattarci, scrivete a info@nopriv.it


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