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Napoli e il presunto debito di 180 milioni del comune

La Corte dei Conti ha contestato al comune di Napoli la somma per una presunta cattiva gestione del terremoto del 1980 e per la crisi dei rifiuti del 2000.
di Piero Buscemi - mercoledì 11 aprile 2018 - 1199 letture

Gli errori del passato e le scelte delle precedenti amministrazioni, alla lunga, non solo ricadono sulle generazioni successive, ma presentano il conto mettendo in grosse difficoltà la gestione dei bilanci, costrette a far fronte a debiti ereditati e difficilmente sanabili nel presente.

E’ il bizzarro destino che la storia ha voluto riservare alla città di Napoli che, con grossi sforzi, sta provando in questi ultimi anni a ricollocarsi nel panorama italiano come immagine da offrire ai milioni di turisti che visitano il nostro paese e, quindi, anche la città partenopea.

Ci sarebbe da dire che, mai come in questo caso, la beffa ed il dolore della tragedia del terremoto del 1980 e le vicende legate ai rifiuti, che sono diventate di dominio pubblico negli anni 2000 e che hanno offerto la peggiore vetrina della città al mondo, si stia unendo al danno, chiudendo il cerchio di uno dei tanti modi di dire che caratterizzano la popolarità di Napoli.

La questione appare alquanto complicata. In buona sostanza la Corte dei Conti ha notificato un indebito di 180 milioni di euro al Comune di Napoli per le discutibili gestioni del terremoto del 1980 e la questione rifiuti del 2000. Questo provvedimento ha messo in grosse difficoltà l’amministrazione De Magistris che si è ritrovata d’un colpo di fronte ad un debito non facilmente sanabile e, oltretutto, non direttamente dipendente dall’attuale amministrazione.

Appare evidente che, nel caso non si trovi un’alternativa al pagamento del debito, lo svuotamento inevitabile delle casse del comune sottrarrebbe risorse che sarebbero state destinate a molti dei servizi ai cittadini, quali scuole, strade e quant’altro interessi il bene della collettività. Non ultime le eventuali assunzioni previste per rinsaldare l’organico amministrativo del comune.

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Locandina

Ne è nata subita una protesta, raccolta da diverse associazioni di cittadini, nati spontaneamente per richiedere l’annullamento di quello che viene ritenuto a più voci "ingiusto". Sabato 14 aprile, con raduno previsto alle ore 10, è stata organizzata una manifestazione, sotto lo slogan "No al debito ingiusto. Napoli Libera", che porterà in Piazza Municipio i cittadini napoletani e quanti si assoceranno a questa richiesta di giustizia.

Di seguito, l’intervento dell’assessore al Bilancio del Comune di Napoli, Enrico Panini, sulla questione.

ANCORA SULLA CORTE DEI CONTI ROMANA DEDICATO AGLI ANIMI SGOMBRI DA PREGIUDIZI

Come noto, le Sezioni riunite della Corte dei Conti, in ossequio a quanto deliberato dalla Corte dei Conti, sezione Campania, nel mese di ottobre 2017, hanno respinto il ricorso del Comune di Napoli contro l’elusione ed il mancato rispetto del pareggio di bilancio per l’anno 2016. Stiamo parlando, in particolare:

- della mancata iscrizione, fra i debiti fuori bilancio, di circa 140 milioni di euro di debiti esclusivamente di competenza del Governo centrale;
- della loro iscrizione in bilancio nell’anno 2016 anziché nell’anno 2017.

Amici miei, non analizzo ulteriormente questo tema per non alimentare i tanti pseudo esperti economisti che sulla Rete si misurano con giudizi stroncanti circa (presunte) responsabilità dell’amministrazione De Magistris. Non lo faccio solo perché, come sapete, il lunedì in ogni bar è pieno di giocatori, allenatori, arbitri. Tutti mediamente sovrappeso. Vale anche in questo caso. Ma solo perché le regole contabili non sono come la cipolla, che può piacere o meno (a me non piace), ma hanno procedure precise estranee ai dibattiti di soloni improvvisati e di sepolcri imbiancati di varia provenienza.

Una premessa, tre considerazioni, una conclusione.

Premessa: solo alle Tavole della legge del Decalogo (es 19,10), ovvero ai Comandamenti, consegnate a Mosè sul monte Sinai, si riconosce la verità assoluta. Ergo, le deliberazioni delle Corti dei Conti, non appartenendo a questa categoria, per noi – con tutto il rispetto dovuto – non sono né condivisibili né accettabili nel merito, non lo sono per gli effetti che esse producono né rappresentano la verità assoluta. Noi siamo ben convinti delle nostre ragioni di diritto.

Considerazione 1. Stiamo parlando dell’iscrizione di debiti fuori bilancio, perché maturati in epoca antecedente al bilancio approvato nell’anno in corso, che risalgono al 1981 ed al 1990 per gestioni commissariali. I primi oggetto di contestazione legale da parte del Comune di Napoli, i secondi coperti per la parte di competenza con previsioni di bilancio 2008 e 2009. Napoli paga per il secolo scorso. In materia non vi è legislazione né giurisprudenza consolidata. Gli effetti saranno pesantissimi per la città. Infatti, questa situazione assurda fa sì che i cittadini napoletani debbano pagare un debito che non hanno contribuito a gonfiare due volte: prima ai creditori e poi come multa. Ad una città ancora costretta a manifestare, a gran voce, per la giustizia sociale ed ambientale dopo i disastri mai risanati del passato si impone, addirittura, di pagare il conto al posto di chi si è arricchito sulla crisi sfuggendo ad ogni controllo grazie ai meccanismi di deroga alla legge ordinaria che ancora oggi riempiono le inchieste dei giornali e della magistratura perché fonti di speculazioni difficilmente controllabili. In questo quadro la sentenza delle Sezioni riunite è ingiusta ed inaccettabile: ancora una volta i territori, gli enti locali, i cittadini rischiano di essere condannati per colpe che vengono da lontano e che hanno responsabili politici specifici con valutazioni giuridiche non condivisibili.

Considerazione 2. ATTENZIONE, la decisione delle Sezioni riunite produce effetti disastrosi già per il 2018. In particolare, comporta un inaccettabile divieto di assumere. Stiamo parlando delle circa mille assunzioni per il 2018 da noi deliberate, indispensabili per riempire i vuoti di organico del Comune che ne mettono in discussione il funzionamento stesso. Inoltre, comporta il divieto di contrarre mutui anche se con somme messe a disposizione da livelli diversi dal Comune di Napoli. Mi chiedo in quale stadio gioca il Grande Napoli, quali siano i finanziamenti che devono affluire dai livelli nazionali per ristrutturarlo e se essi siano, ora, possibili?

Considerazione 3. Ad oggi noi dovremmo iscrivere in bilancio la sanzione che ci è stata addebitata, pari a circa 114 milioni di euro). Ovvero, anche quando il Governo riconoscerà quanto gli compete circa il Cr8, Napoli la multa la paga comunque. A normativa vigente l’importo deve essere iscritto nel solo bilancio pluriennale per il 2019. Il Sindaco ha avviato rapporti per chiedere che a Napoli si applichino Decreti ministeriali che autorizzino a “spalmare” la multa in più anni, ma se non arrivano si deve concentrare tutto sul 2019. Un disastro, uno tsunami! Infatti, dove recuperare questa decisione sbagliata e cinica? Sui trasferimenti verso le partecipate (Anm o Napoli Servizi), verso il welfare (disabili e non autosufficienti); verso la cultura, l’istruzione ed il turismo? Impossibile ed inaccettabile.

Conclusione. L’attacco è a Napoli in quanto città. Cattivo, cieco, indifferente. Quando si attacca la città i cittadini tutti la devono difendere.


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