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Napoli città-rifugio, GVC firma il protocollo dell’accoglienza

GVC ha esportato in tutto il mondo un’idea di sviluppo, integrazione e accoglienza basata sul coinvolgimento delle comunità e dei cittadini, delle istituzioni e delle organizzazioni della società civile
di Redazione - martedì 23 gennaio 2018 - 2089 letture

GVC ha firmato il protocollo d’intesa del Comune di Napoli volto a rafforzare le reti umanitarie tra cittadini, associazioni e istituzioni e a far emergere una nuova idea di accoglienza nella Città-rifugio considerata da tutti culla del Mediterraneo. Un’iniziativa alla quale hanno aderito, oltre a GVC, anche la Comunità di Sant’Egidio, la Fondazione e l’Ospedale Santobono Pausillipon, la Fondazione e l’Ospedale Evangelico Betania, la Chiesa Valdese e quella Metodista di Napoli, l’Università L’Orientale e la Federico II.

“GVC ha esportato in tutto il mondo un’idea di sviluppo, integrazione e accoglienza basata sul coinvolgimento delle comunità e dei cittadini, delle istituzioni e delle organizzazioni della società civile. Un modello che prevede l’interazione tra il cittadino libanese e il rifugiato siriano ospitato nel Paese dei cedri e non solo un lavoro univoco con i rifugiati. Perché solo dove c’è la capacità di affrontare l’emergenza facendo interagire le comunità e risvegliando l’umanità di ciascuno si possono fronteggiare le derive populiste e l’intolleranza”

A dichiararlo è stata Dina Taddia, presidente di GVC, che ha aggiunto: “Siamo pronti a mettere il nostro know how al servizio del Comune di Napoli che si propone di creare un modello di città accogliente, facendo appello alla forza della messa in rete di più soggetti e soprattutto della società civile”.

Integrazione e sinergia tra la comunità, le istituzioni e le associazioni possono essere infatti le parole chiave di un nuovo paradigma capace di rendere i cittadini i protagonisti di una proposta di accoglienza innovativa che costituisca non solo un’alternativa alle derive populiste e ai fallimenti dei naufragi in mare, ma anche un esperimento da replicare in molte altre città.

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Comune di Napoli

“Napoli, con questo protocollo, dimostra all’Italia e all’Europa che esistono soluzioni praticabili e capaci di coniugare i valori della solidarietà tra i popoli a quelli dello sviluppo, dell’integrazione e del contrasto a ogni forma di discriminazione- ha continuato Dina Taddia-. Siamo fortemente convinti che questa città possa diventare Capitale di solidarietà e umanità. GVC è grata ed orgogliosa di firmare questo protocollo, di sostenerlo e di mettere a disposizione delle istituzioni e dei cittadini di Napoli tutti gli strumenti e il know how di una organizzazione che da oltre quarant’anni opera nella cooperazione allo sviluppo in più di venti paesi del mondo”.

GVC opera in paesi come il Burundi per accogliere e curare i rifugiati provenienti dall’emergenza umanitaria del Congo così come dalla Tanzania; in Asia, con i rifugiati cambogiani che migrano verso la Thailandia. In Libano, al confine con la Siria, ha avviato processi di integrazione tra cittadini libanesi e rifugiati siriani, offrendo opportunità di formazione e crescita professionale a entrambi, per prevenire possibili frizioni e far sì che le comunità possano sperimentare la vera integrazione. “Siamo fortemente convinti che un modello di cooperazione, accoglienza e integrazione basato su una forte attenzione alle comunità e ai bisogni di tutte le sue parti, sul coinvolgimento delle istituzioni e sulla costruzione di reti tra organizzazioni e associazioni che rimetta al centro la coscienza del cittadino, possa costituire una tra le più valide soluzioni alle tragedie in mare cui assistiamo tutti i giorni” ha concluso Taddia.


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