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Napoli Ferrovia

Ricordiamo lo scrittore scomparso il 13 settembre, riproponendo la recensione ad uno dei suoi libri più autobiografici, Napoli Ferrovia (Rizzoli, 2007)

di Piero Buscemi - mercoledì 14 settembre 2016 - 6928 letture

Ci sono diversi modi per conoscere una città. Il più ovvio è recarsi di persona e provare a rubare almeno una parte dei suoi segreti, attraverso un contatto diretto con la sua storia e il suo presente. Un altro è quello di sfruttare l’esperienza e l’interpretazione personale degli scrittori che, con le parole contenute nei loro libri, ci raccontano gli aneddoti e le nostalgie del loro vissuto. napoli ferrovia

Con Ermanno Rea si riesce a miscelare i due approcci alla città di Napoli, inoltrandoci in un viaggio che ha tutte le caratteristiche, come di recente è diventato di moda, del virtuale in 3D contenuto in un DVD di promozione turistica. Rea non si accontenta di raccontarci la sua Napoli, più volte abbandonata, anelata, riscoperta e poi, di nuovo sfuggita, in cerca di un tentativo flebile ed ipocrita di dimostrare, prima a se stesso, di poterne fare a meno. Lo scrittore decide di scavarla come un archeologo letterario, assorbendo il presente e il luogo comune di questa discussa città.

Cattura le sue storie agli angoli più degradati, ma nel contempo più veri e vivi; ruba senza vergogna le frasi sconce graffitate sui muri e le umanizza in libertà di pensiero, come in occasione della sua fugace lettura di una scontata “fatevi i cazzi vostri” dipinta su un muro della città, a sentenziare un sistema di pensiero nel vivere il quotidiano che, inevitabilmente, si mischia a quello degli altri.

Ermanno Rea sceglie un suo personale virgilio in questa sua discesa agli inferi. E’ Caracas, pseudonimo di un sudamericano trapiantato nella città partenopea, così integrato nella sua realtà destabilizzante da parlare al passato con un sentimento di appartenenza, così profonda e attaccata addosso da annullare completamente le proprie origini oltreoceano. Lo scrittore dipinge la maschera della contraddizione su questo personaggio, che non indugia un attimo a soccorrere l’ultimo degli ultimi vittima di un accoltellamento, ma che si professa come un moderno seguace dell’ideologia nazista.

A rendere la storia ancor più stravagante è il misticismo religioso che invade l’amicizia tra lo scrittore e la sua guida. Da una parte il laicismo, quasi agnostico, dello scrittore, e dall’altra una larvata conversione all’islam di Caracas, bisognoso di nuovi stimoli, anche tra loro in conflitto. Ciò che li accomuna è il bisogno di liberarsi di un passato che, pagina dopo pagina, si identifica con il disagio del presente di un’intera città.

E’ attraverso le loro visite clandestine nei quartieri più popolari di Napoli che i due protagonisti realizzeranno il bisogno reciproco di una confessione. Una travagliata storia d’amore, forse mai finita, tra Caracas ed una tossicodipendente, si riflette in un sentimento morboso che l’autore rivolge alla sua città. La metafora dell’identità smarrita di Napoli prende vita nei sentimenti contrastanti di Caracas, ed acquista vigore nel diario privato, che uno stile volutamente giornalistico, trasforma in una cronologia personale e in un libro di reminiscenze ancora necessarie.

L’incontro di popoli lontani, che attraversano la città ogni giorno, è lo spunto per Ermanno Rea per lanciare il suo anatema contro i mali di una società che ha rifiutato di ribellarsi al suo saccheggio. Storico, che lo scrittore fa risalire al secondo dopo guerra con la rinuncia allo sfruttamento della risorsa economica del mare e delle sue industrie navali, ma anche nei confronti dei valori sociali e della legalità che i suoi concittadini hanno preferito assecondare.

Biografia (da Wikipedia)

Ermanno Rea (Napoli, 28 luglio 1927 – Roma, 13 settembre 2016[1]) è stato uno scrittore e giornalista italiano. Ermanno Rea ha lavorato come giornalista per numerosi quotidiani e settimanali. Ha vissuto a Milano e a Roma. Il lavoro di giornalista ha permesso a Rea di avvicinarsi alla realtà anche con la concretezza di chi parte dal caso specifico umano. I suoi libri sono prevalentemente inchieste su casi personali, come quella su Federico Caffè. Per La dismissione, Rea è infatti tornato a Napoli per seguire la storia dello smantellamento dell’acciaieria Ilva di Bagnoli, simbolo di una città che cercava nell’industrializzazione la via per uscire dal sottosviluppo. Ermanno Rea è presidente delegato del Premio Napoli di letteratura, istituito nel 2003.

Rea è vincitore del Premio Viareggio nel 1996 con il romanzo autobiografico Mistero napoletano e del Premio Campiello nel 1999 con Fuochi fiammanti a un’hora di notte. Un altro suo romanzo, Napoli ferrovia, è stato finalista al Premio Strega 2008.

Il 4 marzo 2014 viene ufficialmente candidato, alle Elezioni europee del 2014 come capolista per L’Altra Europa con Tsipras nella Circoscrizione Italia meridionale (che raccoglie i 18 collegi elettorali dell’Abruzzo, del Molise, della Campania, della Puglia, della Basilicata e della Calabria) a sostegno della candidatura di Alexis Tsipras, presidente del partito politico greco della Coalizione della Sinistra Radicale (SYRIZA), alla Presidenza della Commissione europea: con 11 mila preferenze non viene eletto, superato dalla seconda in lista Barbara Spinelli eletta deputato con 27.955 preferenze.

Si è spento nella sua casa di Roma il 13 settembre 2016.


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