Ormai sono alcuni anni che non considero più democratiche queste elezioni, anzi le consideravo e le considero ancora oggi pericolose per la democrazia stessa.
Il problema però prima di chiedersi se oggi in Italia c’è democrazia ci dovremmo chiedere se c’è una vera “cultura della democrazia”.
Non sono andato a votare anche alle ultime elezioni, con grande convinzione: perché?
Sotto la parola democrazia ancora rimane scritto così: “sistema di governo in cui gli eletti eleggono gli elettori e i governati eleggono il popolo”.
Questa è una.... “…. Democrazia senza più elettori l’attuale sistema elettorale di fatto espropria i cittadini del loro diritto, creando un paradosso: sono gli eletti a scegliersi i votanti. Insomma una democrazia senza più elettori” .....cosi tempo fa scriveva Giuseppe Limoni (Ordinario di Filosofia del Diritto e di Filosofia della Politica presso la Seconda Università degli Studi di Napoli. Direttore del Dipartimento di Scienze Giuridiche), in un articolo pubblicato sul mensile FRESCO DI STAMPA n. 11 anno III Dicembre 2008 pag. 34
Continuava nel suo articolo “…..in realtà, la vera svolta epocale è un’altra. È nel fatto che una tale ‘democrazia’ non si vergogni più di sé stessa. Quando avverrà che un eletto al Parlamento finalmente si vergogni davanti al cittadino che non l’ha mai eletto e se lo trova suo rappresentante? Quando avverrà che un sussulto di vergogna pervada i cittadini fino al punto da far traboccare il loro sdegno contro coloro che non si vergognano di non aver vergogna utilizzando questo metodo pubblicamente truffaldino?”
Lo stesso professore Giuseppe Limoni sottolineava che “…. Si noti. Una tale situazione si può addebitare a un solo colore politico: essa è voluta, o almeno tollerata, o almeno tacitamente sfruttata, da tutti i colori politici. Ciò si dica non in nome di un qualunquistico atto di accusa contro tutti i partiti ma in nome di quella pubblica dignità civile che non può essere delegata a nessun partito e che rimane la cifra originaria della politicità.”
Ormai sono alcuni anni che non considero più democratiche queste elezioni, anzi le consideravo e le considero ancora oggi pericolose per la democrazia stessa.
Il problema però prima di chiedersi se oggi in Italia c’è democrazia ci dovremmo chiedere se c’è una vera “cultura della democrazia”.
La “massima democrazia” tanto rivendicata (giustamente) da Michele Fumagallo (mio carissimo amico irpinico e giornalista) anche nell’esperienza della Comunità Provvisoria lascia il tempo che trova. Il problema non è di schieramento ma è proprio di “cultura della democrazia” o meglio "della cultura di costruzione di una comunità”.
Partendo dal presupposto che la democrazia liberale moderna, cioè il principio della rappresentanza, fu proposto tra i primi da John Stuart Mill ed è oggi alla base dei “regimi democratici” e che la democrazia si fonderebbe sull’equilibrio di poteri, bisognerebbe chiedersi anche se questo equilibrio oggi in Italia è garantito?
La questione della giustizia giusta. I principi di uguaglianza tra diversi. L’esercizio del potere. L’esercizio della delega. La solidarietà, quella vera da tempo sono tutti messi in discussioni e schiacciati in una logica di regime sia di destra che di sinistra ed in Campania abbiamo avuto diversi esempi, perchè lamentarsi oggi che alcuni partiti di sinistra in Campania sono del tutto scomparsi? Dileguati nel vento.
Se poi oggi vale il principio di unanimità, di dipendenza dal voto e libertà di opinione allora per me già esiste un dittatore e questo per me potrebbe essere chiunque: Franco, Angelo, due mie carissimi amici della Comunità Provvisoria o Berlusconi, Bassolino o Veltroni, o chi altri alla fine non c’è nessuna differenza.
In una democrazia imperfetta come quella americana lo stesso Obama si sta ponendo il problema di correggere una tendenza pericolosa che per anni le stesse “grandi democrazie” hanno diffuso: la sensazione che le relazioni internazionali, possano essere ispirate agli ideali democratici ed alle regole della “loro ed esclusiva democrazia” e per realizzare questo sistema democratico globale si può anche uccidire, imprigionare, bombardare, torturare, ecc . Per non parlare dei fondamentalismi religiosi striscianti che anche nella nostre nazioni e comunità serpeggiano.
Nessuno mai si è chiesto: ma quale è il modello condiviso dai singoli popoli oggi, per poterlo espandere agli altri? Da dove partiamo per verificare ciò? Siamo sempre pronti a parlare degli altri ma ci resta difficile metterci in discussione noi e quindi iniziare da piccoli "cerchi di persone", dal tentativo di costruire piccole Comunità dove la costruzione del potere resta nel cerchio e non nel singolo. Dai Paesi, ed infine arrivare allo Stato e quindi non partire dai governanti e da come essi devono essere eletti ma dalle singole Persone, dagli Umani?
Ci dorvemmo chiedere: basta cambiare un Leader, un Dirigente, un Segretario di Partito, per sentirci tutti più democratici o meglio c’è già più democrazia adesso in Italia?
Se il Popolo Italiano si riconosce nello Stato che è una “organizzazione sociale” che controlla la popolazione occupante di un determinato territorio, allora bisognerebbe chiedersi, come è possibile che in Campania, dove tutti si dichiaravano democratici, abbiamo vissuto negli ultimi anni un regime, senza che nessuno se ne sia accorto?
Una Regione Campania che resta la più commissariata d’Italia. Dove non c’è Consiglio Regionale, dove Comuni non esistono più, dove si è persa la dignità. Dove alcuni consiglieri regionali di sinistra (di maggioranza) si chiedevano: chi governa in Campania? Ma come, neppure loro lo sapevano?
Chi ha messo in discussioni diritti fondamentali di cittadinanza come quello: alla salute, alla felicità, alla dignità?
Ma sono i Leader, il governo nazionale, regionale o i cittadini che non hanno saputo rivendicare questi diritti di cittadinanza? E, prima ancora del lavoro semmai di quello non piegato alla cronicità a termine , mantenuto tale anche per logiche di potee e clientelari.
Alcuni giorni fà parlavo con un vecchio e stimato medico dell’Ospedale di Salerno oggi in pensione il quale mi diceva:”…sai Enzo i cittadini di Salerno,.. della Campania… quando arrivano ad un pronto soccorso dovrebbero trovare la scritta “DOVETE MORIRE” invece che “EMERGENZA” (esasperava un pò il concetto).
Certo se i Cittadini si fossero liberati dalle deleghe, dalle logiche clientelari, dai bisogni indotti, in alcuni luoghi di potere oggi forse potrebbero rivendicare più tutele e diritti. Ma lo so per fare ciò ultimamente in Campania dovevi trasformarti in "EROE" "... guai a quel popolo che ha bisogno di eroi" ci ricorda ancora oggi Bertol Brecht ...e, per questo "diserto" anche le urne.
C’è una visione sbagliata sulla stessa crisi economica mondiale. Invece di crisi si dovrebbe parlare di opportunità. Questa visione negativa della crisi ci renderà ancora più difficile il percorso di sanare queste ferite immense, che in molti casi e per assurdo non sono di natura economica, perché i soldi ci sono sempre stati, il caso della campania è emblematico ad esempio, si è registrata per un decennio l’incapacità della classe dirigente a spendere ed utilizzare risorse ingenti nella maniera più giusta possibile e nei tempi più certi, tanto da rischiare anche di perderli.
Il problema resta anche quello di riusceire cambiare un modello di sviluppo teso alla produttività sfrenata ed hai consumi delle risorse che ci sta facendo rischiare tutti di prenderci per fame.
Lo stesso Veltroni, sbagliava quando chiedeva di comprare più automobili per incrementare la produzione, quando lo stesso Obama imponeva alle industrie automobilistiche in crisi che se voleva gli aiuti governativi dovevano comabiare modello di produzione degli autoveicoli a più basso impatto ambientale ed eco sostenibili.
Lo stesso Veltroni poi troppo tardi si è accorto che andavano liberate delle forze qui in Campania chiedendo in ritardo le dimissioni del Sindaco di Napoli e del Presidente della Regione Campania (solo qualche mese fà), avendo preso finalmente coscienza che non c’era e c’è (solo) una questione giudiziaria in Campania ma, sostanzialmente politica: urge recuperare la dignità dei cittadini non più sudditi.
Ma ormai è tardi. La stessa sinistra in Campania ed in Italia non ha saputo rappresentare questo sentimento di rivendicazione di dignità persa. Ancora oggi Fassino parla di riduzione del consenso a Belusconi , personalizzando sul Leader della maggioranza un risultato elettorale che ha portato in ogni cosa con la Lega al 10% anche in regioni diverse da quella storica e la stessa coalizione di centro destra a rafforzarsi e poi non è più arrogante pensare di poter governare come partito unico anche se democratico?
La cosa per questo motivo mi preoccupa ancora di più e mi fà porre una domanda: ma chi sta oggi più a destra Fassino o Berlusconi?
Questa sinistra si accontenta di andare al governo da sola lasciando morti e feriti sulla strada del potere? Cosi non si và da nessuna parte. . Non c’è più nessuna differenza. Mentre si critica il centro destra, personalizzando ed esorcizzando i suoi limiti individuandoli soli e come capo espiatorio “Berlusconi”, privilegiando il “gossip”, si perdono di vista quali sono i temi veri della crisi (non solo familiari) ma della società della comunità e della stessa crisi di valori a cui questa classe dirigente ci ha costretti a vivere.
Ecco perché non sono andato a votare.
Ma da dove ripartire per cambiare la realtà che non ci piace, se non dalla rivendicazione della dignità personale di ognuno di noi?
Affincheè la stessa dignità di un popolo non stia più nelle mani di questa tipologia di governati (destra o sinistra che sia per favore) ma nelle sue stesse mani?
Il problema vero non è la crisi istituzionale che và affrontata in questo momento ma la crisi di “cultura di democrazia”.
La via per me ormai da tempo è chiara e resta quella del “cerchio” , il rispetto della persona, qualsiasi essa sia, partendo dalla semplice considerazione che ogni essere umano ha bisogno d’amore.
Sono sempre più convinto che per cambiare la realtà che non ci piace non serve cambiare solo qualche politico, sindaco presidente o segretario di partito. Bisogna vivere un nuovo risorgimento ed un nuovo umanesimo costruendo anche nuovi luoghi di rappresentanza.
Bisogna recuperare più coscienza e consapevolezza individuale e delle cose che stanno già avvenendo intorno a noi. A partire dal grido di dolore che la terra ci sta lanciando da tempo, e ritornare a vivere con essa. Con suoi tempi.
La soluzione è molto più semplice di quello che si possa credere o meglio il potere (destra o sinistra che sia) ha tutto l’interesse di farcela vedere difficile ed anche per questo al momento non vedo segnali positivi per dare risposte a tutti questi interrogativi perchè registro un’incapacità di analisi profonda.
Se non si parte dal fatta che la stessa crisi va assunta come un fattore positivo ed evolutivo e non come un aspeto negativo, allora la prospettiva resta falsata in partenza.
La crisi quindi và accolta inpositivo come possibilità di cambiamento ed evolutiva.
La cosa più stupida che la sinistra possa fare e che in parte ha già fatto è stata proprio quella di esorcizzare la crisi addossandola alla controparte e non invece porre in evidenza i fattori positivi della crisi stessa come opportunità ed anche come ragione delle tesi critiche storiche, della stessa sinistra, nei confronti di un sistema economico finanziario che riproduceva solo l’illusione di se stesso.
Questo processo al di la della stessa "classe dirigente" è per fortuna già in “MOTO”. Il cambio del paradigma che a breve interesserà la scienza, le arti e la società intera partirà non da un’illuminazione di un leader ma dalla presa di coscienza e consapevolezza dei singoli individui, che già, come formiche, stanno costruendo piccole comunità possibili. Gruppi di solidarietà e la stessa rete internet diventa di fatto l’unica comunità reale.
Il fenomeno in crescita dei blog, facebook e tanti altri strumenti “comunitari di rete" sta preoccupando lo stesso potere tanto che si sta provvedendo sempre più ad inserire lacci e laccioli legislativa alla libera circolazione d’idee.
Gli stessi organi d’informazione classici sono in crisi di democrazia e nessuno più li legge o li consulta pur continuando a ricevere ingenti risorsew finanziarie per sostenere le "in-vendite".
Continua una manipolazione negativa dell’informazione di parte e di schieramento non libera. Le stesse esasperazioni di alcuni non servono a prendere coscienza, ma solo a lasciare le persone ancor più in confusione. La mancanza di cultura democratica resta uno degli obiettivi da risolvere all’interno degli stessi organi d’informazione.
Qui anche le rappresentanze sociali classiche come i sindacati sono ormai da rottamare e autoreferenziali.
Non credo neppure più che servi manifestare nella maniera classica, se gli obiettivi di carattere generale non sono chiari e si marcia solo per un particolare (qualsiasi esso sia) interesse o peggio contro qualcosa e non a favore.
Bisogna fare? Ci si chiede! Il problema non è “fare”, perché il “fare” implica un indicazione certa, un’altro potere. E’ necessario invece ragionare nell’incoerenza del dubbio e quindi sul “come fare” che è molto più necessario ed utile e dovrebbe interessare tutti di più, in questo momento.
L’associazionismo cresce sempre di più e sempre più si costruiscono luoghi di aggregazione e di confronto non più su temi generalisti ma specifici ed in particolare non ideologizzati.
Tutto ciò è positivo ed è la sola cosa che può far nascere quella via del confronto tra persone anche diverse, che semmai utilizzando la modalità del cerchio, dove il potere non è del singolo ma del gruppo, riescono o meglio stanno costrunedo nuove comunità nella ricerca del rispetto della dignità di ognuno.
Certo adesso sarebbe bello fare un “cerchio ostetrico” (maieutico).
Perché non proviamo a riformulare un significato condiviso di questa parola cosi magica: “DEMOCRAZIA”?
L’ho già scritto in passato per me è: “la democrazia è la capacità di un popolo di unificarsi nei dolori; nelle paure e negli amori” .
Raccomandazione:
In ragione di un’esigenza di sintesi (da che pulpito viene la predica?) vi propongo alcune intenzioni di base da utilizzare per il processo:
Breve premessa, essere concisi; evitare citazioni già fatte, create la voi, una volta fatta la vostra definizione tra virgolette, fate una breve spiegazione. A questo punto sempre in questo cerchio virtuale valuteremo alla fine ed insieme qual’è la definizione che più condividiamo anche integrando o eliminando i diversi significati. Alla fine in via teorica dovrebbe rimanere la nuova definizione condivisa di "LA DEMOCRAZIA E’...."