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My week with Marilyn

Regia di Simon Curtis. (Usa, 2011, biografico, 97 min.) Con Michelle Williams, Kenneth Branagh, Judi Dench, Eddie Redmayne...perchè ognuno di noi ha avuto una Marilyn nella sua vita.
di Orazio Leotta - mercoledì 11 aprile 2012 - 3685 letture

Colin Clarke (Eddie Redmayne) non vuole il posto fisso o importanti sistemazioni che il padre gli garantirebbe. Lui ama il cinema ed è disposto ad accettare qualunque ruolo pur di entrare a far parte del suo mondo di sogni. Fortunate coincidenze fanno sì che una promessa di lavoro nel mondo della settima arte riesce a strapparla niente meno che a Sir Laurence Olivier.

L’occasione si presenta durante le riprese a Londra del film “Il Principe e la Ballerina”, ove il nostro Colin ottiene l’incarico di “terzo”, in pratica di aiuto regista. Protagonisti del film Laurence Olivier (Kenneth Branagh) e Marilyn Monroe (Michelle Williams) michelle-williams-fa-il-bagno-in-my-week-with-marilyn-216658[1]. La star hollywoodiana sbarcata a Londra, fresca sposa (al suo terzo matrimonio) di Arthur Miller patisce le grandi attese riposte su di lei, il maniacale perfezionismo di Olivier e la partenza del marito per l’America e sprofonda in una delle sue consuete crisi depressive intrise di svogliatezza e insicurezza, e determinante a questo punto delle riprese del film, sono le tenere attenzioni che Colin, l’aiuto regista, saprà infondere su di lei tanto da consentirle non solo di concludere le riprese, ma a tirare fuori il meglio da una star del cinema (che vuole diventare una grande attrice) al cospetto di un Lawrence Olivier, già grande attore, che vuole a sua volta diventare una star del cinema.

Colin vivrà, a contatto con Marilyn, la migliore settimana della sua vita, una liason con la donna più desiderata del mondo. Vivrà le invidie dei colleghi, di chi ci ha provato prima di lui, della gente comune. Niente a confronto dei suoi futuri successi da giornalista e sceneggiatore (il film è tratto da una storia vera). D’altro canto, la naturalezza e genuinità di Marilyn, oltre al suo innato fascino, la faranno comunque volere bene da tutti, anche nei momenti più difficili delle riprese, da uomini e donne.

Sul set è la navigata Judi Dench, la più premurosa nei suoi confronti; Vivien Leigh (compagna di Lawrence Olivier, che l’accompagna sul set) sembra quasi giustificare un ipotetico invaghimento del marito per lei (…..ho già 43 anni, per quanto tempo ancora un uomo vorrà ancora amarmi?). Sir Laurence Olivier è letteralmente incantato dalla diva americana e le incazzature per i suoi ritardi o le battute sbagliate nascono più che altro per il ritardato compimento di un lavoro d’assieme in cui si fondono fashion e grandezze interpretative. E’ lui il più commosso di tutti al completamento dei lavori. 005_mwwm_4_d-9930R2[1]

Il regista Simon Curtis è abile nel riuscire a raccontare una storia vera circoscrivendola in un arco di tempo non lungo (solo 97 minuti), senza appesantire lo spettatore ed al contempo riuscendo ad introdurre nel film tutti quegli elementi necessari, visivi e onirici, dialoghi che emozionano ed emozioni indipendenti dai dialoghi che lo fanno diventare più di un film biografico sulla più grande attrice di tutti i tempi (opportunamente ricordata a quasi 50 anni dalla sua scomparsa – 5 Agosto 1962), ma allo stesso tempo possiamo parlare senza tema di smentita di una commedia brillante che non infierisce su Marilyn, nonostante venga spesso rappresentata coi suoi ritardi, le battute sbagliate o dimenticate o l’abuso di pasticche, anzi la magnifica, scovando nella difficile infanzia della diva (un padre mai conosciuto e una madre povera di complimenti e attenzioni nei suoi riguardi) le motivazioni della sua fragilità, ma con un bagaglio di genuinità disarmante, per dirla alla Povia, capace di fare ancora “oohh!” davanti alle cose semplici, belle di per sé, della vita.


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