Mutamenti climatici e biodiversità


Nell’ultima sessione del G8 Ambiente di Siracusa si è parlato di biodiversità. Le conclusioni nella "Carta di Siracusa".
domenica 3 maggio 2009, di Donatella Guarino - 509 letture

L’ultima sessione di lavoro del G8Ambiente – svoltosi a Siracusa dal 22 al 24 aprile - ha trattato il tema della biodiversità, vale a dire l’equilibrio dinamico che permette la coesistenza di diverse specie biologiche, vegetali e animali, in un determinato ecosistema.

Il tema – come si può intuire – è allo stesso tempo affascinante e urgente da attenzionare. La perdità di biodiversità, infatti, rappresenta una minaccia seria anche per l’uomo.

I fattori che possono alterare e ridurre la biodiversità sono numerosi. L’inquinamento industriale, la deforestazione, la distruzione dell’habitat, i disastri ecologici. Ma, ancora, un’altra causa che altera l’equilibrio della specie è il riscaldamento globale del pianeta che diventa responsabile dell’aumento della temperatura delle acque dei mari, per esempio causando la tropicalizzazione del Mediterraneo.

Senza dimenticare che l’aumento della temperatura determina anche la desertificazione del pianeta. Nel sud del mondo la lenta ma costante desertificazione e la sterilità del suolo sfocia spesso in risvolti sociali preoccupanti, esodi di massa e contrasti tra etnie. Ma sono da considerare anche i risvolti sanitari in questi contesti geografici, poiché aumentano malattie ed epidemie.

Anche nel sud dell’Italia la desertificazione minaccia il 30% del territorio nazionale (dati forniti da Legambiente). E questo è davvero un problema serio se si pensa che l’Italia è uno dei paesi europei più ricchi di biodiversità, con 57.000 specie animali (pari a un terzo di quelle presenti in Europa) e 5.600 specie floristiche.

Considerare e porre in relazione tra loro “i mutamenti climatici e la biodiversità […] è un importante segnale della consapevolezza di come proprio la qualità della biodiversità presente in un territorio dia la misura dell’uso equilibrato delle risorse ambientali” ha affermato Maurizio Gubbiotti, responsabile del dipartimento internazionale di Legambiente, in occasione del G8Ambiente a Siracusa.

Cosa, dunque, si può fare per evitare una catastrofe?

Anzitutto valorizzare le politiche di sistema, il paesaggio, le reti ecologiche, finanziando adeguatamente le aree protette in quanto aree indispensabili per la conservazione della biodiversità. Esse garantiscono la tutela di acqua, aria, mare, paesaggi, boschi, flora e fauna, beni culturali. Finanziare progetti biennali o pluriennali e progetti speciali per la salvaguardia delle specie a rischio di estinzione è ora il passo indispensabile nel quale tanti si devono impegnare: finanziamenti e strategie sono le parole d’ordine.

L’obiettivo di ridurre la perdita di diversità biologica entro il 2010, deciso dal Summit di Johannesburg nel 2002, è stato l’oggetto di dibattito e di attenzione politica.

La valutazione dei risultati dell’obiettivo 2010, una riflessione sul contributo della biodiversità e dei servizi ecosistemici all’economia, permetteranno di contribuire a delineare i possibili scenari da porre all’attenzione della comunità internazionale.

La Carta di Siracusa sulla biodiversità che i ministri presenti al G8 Ambiente hanno firmato non può rimanere una “carta”. Ma deve essere il passo da cui partire per affrontare concretamente un problema nel rispetto dell’ambiente e della biodiversità.

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