Descrizioni perfette, istantanee. Descrizioni stilizzate, scarnificate, ruvide. Immagini che appaiono vivide davanti agli occhi.
E’ questo soprattutto Bukowski: un fotografo con la penna.
Preda delle sue fameliche descrizioni è Los Angeles. Ma non la Los Angeles che siamo abituati a conoscere, stelle strisce e paiettes. Ma i bassi fondi di quella grottesca Los Angeles che è sobborgo malfamato e agonizzante nei suoi stessi escrementi.
In perfetto stile pulp l’America di Bukowski si muove strisciando tra un fendente e l’altro per sopravvivere ,oziosa e pezzente, al motto di “tanfo, sesso e alcol”.
E i suoi raccontini diventano la perfetta e brillante versione speculare del modello “American beauty”. Anche perché il racconto è il modello narrativo che, per le sue caratteristiche, meglio si adatta a raccontare le storie di Bukowski.
E questo libro di racconti ne contiene ben trentasei. Trentasei storie. Trentasei divertenti occasioni per conoscere, in pillole, un eccezionale scrittore e la Sua America.
Un’America refrattaria alla pietà almeno quanto all’ipocrisia, perché “le uniche persone che conoscono la pietà sono quelle che ne hanno bisogno”. Un’america di scarto che vive a vuoto appiccicata a se stessa. Un’america da antidoto in qust’epoca in cui si torna pericolosamente ad applicare la censura condita e camuffata con un po’ di disgustoso, ipnotico buonismo.
“Musica per organi caldi”, di Charles Bukowski, edito da “Universale Economica Feltrinelli”.