Musica per camaleonti

Finalmente nuovo governo e nuove ministre
di Adriano Todaro - mercoledì 21 dicembre 2016 - 2375 letture

Oggi voglio parlarvi di musica, di governo, di donne. Non necessariamente nell’ordine ma per quanto riguarda la musica, una canzone di Fiorella Mannoia. Per il governo, quello nuovo del mite Paolo Gentiloni, di nobile casata e dal galleggiamento tipicamente italico. Nuovo governo e nuovi personaggi. In quanto alle donne vorrei proprio cominciare dall’unica ministra che ha pagato e ha perso il posto: Stefania Giannini, detta Stefy. L’unica che si è fatta immortalare sulla spiaggia senza reggitette che non è cosa da poco.

Di Stefy, glottologa e rettore a Perugia dell’università per stranieri, oltre a togliersi il reggitette non si ricordano cose mirabili se non la Buona scuola che l’ha inventata il Democristiano con i Nei mentre lei ci ha messo la faccia o, meglio, il sorriso. Infatti, sorrideva sempre. La contestavano e sorrideva, non riusciva a entrare nelle scuole e sorrideva. Alle insegnanti, invece, il sorriso non veniva. Una faceva la supplente a Castellammare di Stabia da anni e gli davano la cattedra a Termoli, un’altra, da Termoli la mandavano a Castellammare. Insomma un giro così con la Stefy che si scompisciava dalle risate. E’ stata in Forza Italia e rideva, poi da Ciuffo Montezemolo e rideva, poi ha indossano il loden e rideva e, infine, è passata al Pd portandosi dietro il reggitette e il sorriso incorporato. Comunque non meritava di essere sacrificata e quindi gli dedichiamo una strofa cantata da Fiorella Mannoia: “Certe giornate amare, lascia stare, tanto ci troverai qui…”.

Vittoria Fedeli, invece, è una new entry. Infatti, sostituisce Stefy alla scuola. Potrà fare peggio? Siamo sicuri che Vittoria si applicherà come si è applicata per far vincere il “Sì”. Aveva dichiarato che se vinceva il No dovevano andare via tutti e, infatti, lei esce dal Parlamento e imbocca la porta del governo. Faceva la sindacalista e ha detto una “piccola bugia” sulla laurea. Poco male. D’altronde cosa vuole dire: anche Angelino Fronte Alta è laureato ma non per questo… Siamo sicuri che Valeria farà bene la ministra e d’altronde è necessario ricordare che “Se diciamo una bugia è una mancata verità che prima o poi succederà…”.

Anna Finocchiaro è come il cioccolato di Modica, città nativa. Ha riflessi bruni, è brillante e duro ma nello stesso tempo ha un gusto di cacao tondo e vellutato. Che Anna sia una dura non ci piove, che abbia riflessi bruni è evidente. Non sappiamo bene se caratterialmente sia “tonda e vellutata”. Anzi propendiamo per il no soprattutto tornando dietro con la memoria ad alcuni episodi in cui l’hanno vista protagonista. Non era per nulla vellutata quando il marito è stato rinviato a giudizio per una questione di appalti e condannato per abuso di ufficio a nove mesi di reclusione (pena sospesa). Non era vellutata quando è stata contestata perché aveva fatto la spesa all’Ikea utilizzando gli agenti della sua scorta. E quando voleva diventare presidente della Repubblica, il buon Matteo aveva sentenziato: “Non può diventare presidente chi ha usato la sua scorta come carrello umano per fare la spesa da Ikea”. Al che la cioccolataia Anna rispondeva in modo per nulla vellutato: “Sei un miserabile!”. In politica, però, è risaputo, non c’è nulla di statico. Eppoi tengono tutti famiglia. E così la buona Anna si è avvicinata a Matteo che l’ha messa a capo della Riforma che voleva fare. Lei si è data da fare e ha perso il referendum. A questo punto si poteva castigarla? No di certo. Andava premiata e oplà eccola ministra dei Rapporti col Parlamento. La mattina quando Anna si sveglia, canta sempre questa strofa: “Non saremo stanche neanche quando ti diremo ancora un altro Sì”.

Le due Madonne sono state anch’esse confermate. Quella dei Boschi Fioriti ha perso il referendum e, quindi, andava ricompensata. In realtà, prima del voto, aveva dichiarato che in caso di vittoria del No sarebbe tornata a Laterina ma poi Matteo ha insistito tanto, poverino e lei si è immolata ancora una volta, anima e corpo, anche perché in Etruria c’è ancora tanto da fare. L’altra, quella che quando è stata nominata ministro, nel 2014, esclamava: “Non me l’aspettavo, stavo guardando Peppa Pig in tv con mio figlio”, aveva il compito di portare in porto la Riforma della Pubblica amministrazione ma la Consulta l’ha bocciata. E allora potevamo lasciarla alle gioie della Peppa Pig? Manco per niente. Confermiamola ministra. Premiate anche la Pinotto (Gianni manca sempre) alla Guerra e Beatrice Lorenzin alla Salute. Questa è quella del fertility day una cazzata monumentale ma anche quella contro la legalizzazione delle droghe leggere, diritti lgbt e riconoscimento delle coppie di fatto. In pratica, la versione femminile di Giovanardi. La nostra Beatrice non vuole le coppie di fatto ma vuole le ministre di fatto e così resta al governo. Tutte assieme, queste ragazze, cantano in coro: “Cambia il vento ma noi no e se ci confondiamo un po’ è per la voglia di capire chi non riesce più a parlare ancora con noi”.

Come si vede la spallata a Renzi c’è stata. C’è un nuovo governo, il quarto che non abbiamo eletto. Dovremmo votare ma è necessario tirare il 16 settembre 2017 così da dare la possibilità a tantissimi deputati di maturare il vitalizio. Quindi nada elezioni, toglietevi dalla testa di andare a votare. Intanto ci sono 600 mila posti di lavoro in meno, 285 mila nuovi disoccupati e 3 milioni in più di persone vivono sotto la soglia di sopravvivenza. Nel 2007 i poveri erano 1,8 milioni (il 3,1% del totale); nel 2015 la cifra è schizzata a 4,6% (il 7,6%). Cazzi loro.

Le garrule minestre, invece, continuano a cantare: “Cambia il vento ma noi no… Siamo così, dolcemente complicate, sempre più emozionate, delicate, ma potrai trovarci ancora qui…”.

Sì, queste stanno “sempre qui”. Ormai neppure la Peppa Pig e Masha e Orso riescono a scardinarle dalla poltrona.


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