Multiculturalità, multiculturalismi, multicultura: Le parole e i luoghi d’incontro

Letterature, migrazioni e immigrazioni.
di Laura Tussi - domenica 14 maggio 2006 - 8536 letture

Convegno Nazionale MIGRAZIONE E LETTERATURA: LA PAROLA COME LUOGO D’INCONTRO 4 Maggio 2004- Centro Congressi Fondazione Cariplo, via Romagnosi 6 Fondazione ISMU iniziative e studi sulla multietnicità.


Si è svolto a Milano con un parterre d’eccezione il convegno nazionale dal titolo "Migrazione e letteratura. La parola come luogo d’incontro" organizzato dal Settore Scuola-Formazione della Fondazione ISMU presso il Centro Congressi Cariplo di via Romagnosi.

Di grande suggestione sono stati i lavori della prima sessione, aperta in mattinata da Mario Giacomo Dutto (direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia) e da Paolo Raineri (presidente della Fondazione ISMU), e proseguita con una performance di Tahar Lamri dal titolo "Il pellegrinaggio della voce", con l’intervento di artisti italiani e stranieri e con la testimonianza letteraria della giovane autrice Igiaba Scego. A sorpresa, lo spettacolo messo in scena dall’algerino Tahar Lamri (docente di lingua e letteratura araba presso l’Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente) è stato un "trebbo" romagnolo, "mutevole - hanno spiegato gli esperti - poiché basato sulla parola, unico e aperto alle improvvisazioni sceniche". L’opera di Lamri ha raccontato "la nostra storia di tribù in viaggio e diaspore stanziali, in una narrazione che vuole essere uno scambio vitale di radici antiche, ruvido dialetto e gutturali parole arabe rapinando, a piene mani, il linguaggio dei cantastorie, delle stalle della pianura padana, dei meddah del nord Africa e dei griots senegalesi... con un intreccio di fili di convivenza che non si volta mai a guardare il passato". Alle voci narranti degli attori si sono aggiunte le musiche di Giorgio Tosi (violino), Francesco Buongiorno (violoncello), Igor Milanovic (tastiera), Cyrille Missinga (djembé).

Il convegno è parte di un più ampio progetto che l’ ISMU ha articolato in varie fasi: formazione per gli insegnanti, workshop rivolti agli studenti delle scuole superiori e il convegno che si è svolto questa mattina.

Mara Clementi, del settore Scuola-Formazione dell’ISMU, ha spiegato nel suo intervento la linea guida del progetto: "scoprire la capacità di seduzione di altre narrazioni - ha detto - di altri modi del narrare e avvicinarsi, senza mediazione alcuna, alle storie dei protagonisti della nuova realtà culturale. Questa è l’idea guida attorno alla quale si è costruito il nostro progetto nelle scuole, nel tentativo di voler percorrere strade didatticamente meno consuete. Prima l’incontro ’virtuale’, attraverso la lettura di poesie e racconti, poi quello reale, di persona, fra studenti e autori - ha aggiunto Clementi illustrando la prima sessione del convegno -. Incontri fatti di scoperte, nuove conoscenze ed emozioni che hanno dato l’avvio a un viaggio di conoscenza di altri, ma anche di sé, grazie allo sguardo reciproco".

La sessione mattutina, rivolta agli studenti delle scuole che hanno aderito al progetto, si è conclusa con un incontro degli allievi con gli autori (Saidou Moussa Ba, Erminia Dell’Oro, Gezim Hajdari, Pap Khouma, Kossi Komla-Ebri, Tahar Lamri, Mike Phillips e Igiaba Scego) che hanno proseguito il convegno nel pomeriggio in presenza di un pubblico più ampio.

Nella sessione pomeridiana, aperta da Vincenzo Cesareo (segretario generale della Fondazione ISMU) è intervenuta Itala Vivan (ordinario di Scienze Politiche all’Università degli Studi di Milano e con alle spalle, fra l’altro, un’esperienza presso l’Istituto Italiano di Cultura a Londra). "Oggi - ha detto Vivan - assistiamo a un fenomeno migratorio di vastissime dimensioni, un ’immensa diaspora che porta qua e là ondate di popolazione mosse da cause assai varie: fuga dalla guerra e dal bisogno, ricerca di sicurezza fisica ed economica, ma anche movimento verso mondi più dinamici, al seguito di spinte di reinvenzione identitaria o altre, mille motivazioni diverse". Vivan ha approfondito la funzione e la posizione degli scrittori all’interno della dinamica migratoria nella loro qualità di artefici in nuove lingue; l’esperta ha illustrato il significato della scrittura per gli autori migranti, raccontando il loro percorso verso le mete espressive. Mike Phillips, intellettuale, scrittore e giornalista della black Britain, nato nella Guyana ancora coloniale e immigrato in Gran Bretagna quasi mezzo secolo fa, ha sottolineato come fra i tratti che accomunano gli scrittori neri ci sia "innanzitutto un interesse critico nei confronti dell’identità e della sua relazione con le varie problematiche della nazionalità e della cittadinanza. Inoltre -ha aggiunto l’autore - si ritrova un’attenzione speciale alle modalità con cui il paesaggio urbano influenza le scelte e le vicende dell’individuo", fattore a cui vanno aggiunti "un interesse marcato per l’analisi della migrazione e delle sue conseguenze sulla società britannica e un interesse primario nei confronti del linguaggio e della psicologia di personaggi neri caratterizzati dal fatto di essere cresciuti in Gran Bretagna". Combinazioni che "hanno cominciato a delineare una nuova tendenza nell’ambito della letteratura britannica contemporanea, sebbene editori e librai siano stati lenti ad accoglierla".

Roberta Sangiorgi (giornalista e presidente Ecs&Tra, concorso letterario nazionale per scrittori migranti, di Rimini) e Raffaele Taddeo presidente del Centro Multiculturale La tenda di Milano) hanno fatto il punto su come la letteratura italiana sia destinata "ad aprire le frontiere - ha detto Sangiorgi - per accogliere letterati, non più di origine italiana, ma che hanno trovato in Italia e nella lingua italiana una seconda patria diventando così italofoni"; inoltre - "la letteratura della migrazione non si presenta piatta e uniforme, né è assimilabile a una testimonianza di vita vissuta, quindi senza alcun elemento di letterarietà, che anzi la sperimentazione di forme e linguaggio sono ben presenti nelle opere più significative".

Carmine Chiellino, docente nato in Calabria e che insegna all’Università tedesca di Augsburg, ha analizzato il fenomeno della nascita di una memoria interculturale nella lingua italiana, ricordando che "l’italiano e il tedesco sono due lingue dell’attuale Unione Europea che stanno arrivando tra le ultime a darsi una memoria interculturale". A differenza di quanto accade per altre lingue europee come l’inglese, il francese, lo spagnolo, il portoghese o l’olandese che "si sono aperte all’estraneo, al diverso, ormai da secoli, ma attraverso la violenza coloniale". Nel suo intervento Chiellino si è soffermato "su due strategie di scrittura interculturale: le latenze linguistiche (che si riscontrano nelle opere di chi non scrive in lingua madre) e la parola vissuta (che ritorna nelle opere di chi scrive in lingua madre pur vivendo fuori dalla sua cultura".

Nel corso del pomeriggio il poeta albanese Gezim Hajdari, vincitore di numerosi premi letterari (fra cui il Montale del 1997), ha letto alcune sue opere, prima dell’incontro dei presenti con gli autori, in chiusura della giornata.


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