Sei all'interno di >> :.: Primo Piano | Attualità e società |

"Mostri" per condizionare l’opinione pubblica


Creare dei "nemici" per ricompattarsi e distrarsi dagli altri problemi. Rom, rumeni, "clandestini", le categorie più gettonate da Tv e giornali. Un confronto con le Tv europee
martedì 25 ottobre 2011, di Adriano Todaro - 208 letture

"Quanti sono le menti umane capaci di resistere alla lenta, feroce, incessante, impercettibile, forza di penetrazione dei luoghi comuni?".

Una frase di Primo Levi, una frase riportata da Daniela De Robert nel suo intervento di alcuni mesi fa in un convegno organizzato dal giornale dei detenuti di Padova, Ristretti Orizzonti. De Robert è una giornalista del TG2 ma è anche l’autrice di un bellissimo libro sul carcere, "Sembrano proprio come noi. Frammenti di vita prigioniera".

Ancora una volta questo giornale, diretto da Ornella Favero, colpisce duro e smonta con dati precisi i luoghi comuni dell’informazione sui "diversi", siano essi detenuti, rom, cittadini stranieri. E’ il "mostro" in prima pagina, quello che giornali e Tv sbattono davanti gli occhi dei lettori, suscitando così la morbosità, la serialità del fatto quasi fosse una soap opera sanguignolesca.

De Robert, nel suo intervento, si domanda perché i TG, tutti i telegiornali, fanno un uso strumentale della cronaca nera. A cosa serve tutto questo? La risposta della giornalista è che serve soprattutto a creare un nemico, "un nemico comune, e quando c’è un nemico esterno ci si ricompatta". Non solo. Gli omicidi, la morbosità nel cercare di sapere come hanno ammazzato questa o quella ragazza (le donne, "tirano" di più negli omicidi) servono anche a distrarci, "perché per difenderci dal nemico esterno, ci distraiamo dagli altri problemi", ci dimentichiamo, ad esempio della crisi economica facendo così assumere all’informazione un ruolo che è penale piuttosto che sociale.

Secondo la giornalista del TG2 in questo percorso, in questo degrado dell’informazione televisiva e non solo, ci sono delle date precise. Il 1994 (la famosa "discesa in campo di Berlusconi"- Ndr) con il direttore del TG2 Clemente Mimun che fu il precursore dell’utilizzo della cronaca nera per la campagna elettorale. Il 2006 quando ci fu l’indulto con tutti i giornali a "pompare" contro l’indulto anche quando non c’entrava nulla con paradossi del tipo letto su un grosso giornale: fermato un rapinatore, giovane, occhi azzurri, "faccia da indulto". Il 2007 con l’omicidio Reggiani e la vittoria elettorale di Gianni Alemanno nelle amministrative di Roma.

Se queste sono le date d’inizio della campagna per creare "un nemico comune", è necessario ora individuare chi è questo "nemico". L’equazione è semplice, il nemico è il "diverso", diverso dal nostro modo di comportarci, diverso perché più povero, diverso perché ha la pelle di un altro colore, diverso perché di religione o cultura a noi oscura. E i primi sono gli stranieri che vengono tutti definiti "clandestini" o "extracomunitari" dimostrando così una pigrizia culturale da parte dei giornalisti che trattano questi temi. De Robert, argutamente, fa notare che molte volte queste persone muoiono prima ancora di diventare "clandestini" e aggiunge che "se muore un bambino clandestino ci sembra meno grave che se muore un bambino".

Ricordo un titolo di un settimanale locale, molto letto, della provincia di Milano. Il titolo era: "Fermato un marocchino con un’ascia nell’auto". Un attentatore? Un islamico? Un potenziale assassino? Molto più semplicemente questo "marocchino", che non era un "clandestino", doveva tagliare dei rami e si era recato in un brico ad acquistare l’ascia. Nel tornare a casa era incappato in un posto di blocco ed era stato fermato. E se invece di essere "marocchino" proveniva dal paese di Bossi, Gemonio, il titolo come l’avrebbe fatto il giornale? Forse "Fermato uno di Gemonio con un’ascia nell’auto"? Penso proprio di no. Ecco il razzismo informativo che spesso è anche inconsapevole. I direttori di questi giornali sbattono sulla strada giovani ambiziosi senza nessun preparazione giornalistica che per pochi euro a pezzo (quando va bene) debbono scovare gli eventi da portare sul giornale.

Non è, però, tutta colpa loro. Sono stati "educati" così, nel mito dello scoop e poi, come visto, giocano diversi fattori, la mancanza di tempo, la pigrizia, il tentativo di essere protagonisti di un fatto, ma anche il cattivo utilizzo che fanno del giornale. Le Carte deontologiche esistono ma chi di questi giovani si è peritato mai di leggersi la Carta di Roma approvata il 13 giugno 2008? Se l’avessero letta avrebbero scoperto che Ordine dei giornalisti e sindacato invitavano a non scrivere "clandestino" ma, come indicato dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite (Unhcr), "migrante". Così come si son ben guardati di leggersi le altre Carte deontologiche.

Ma torniamo alle altre categorie di nemici indicati da Daniela De Robert. Dopo gli stranieri ci sono i rom che hanno il massimo di visibilità mediatica dopo l’omicidio Reggiani. E c’è una grande confusione fra rom e rumeni. L’unica cosa certa è che quando c’è una violenza sessuale, ancora prima di arrestare il colpevole, i giornali indicano subito che è stato un rumeno (o un rom). A me ha fatto sempre senso sentire gli eventuali testimoni di un fatto luttuoso e di violenza. Spesso affermano di aver sentito "un accento rumeno". Ma come fanno a capire l’accento? Non è dato sapere. Sembriamo un popolo che conosce l’idioma del mondo intero. Per lo stupro della Caffarella sono arrestate alcune persone. Uno di questi, definito subito dai giornali "faccia da pugile", poco dopo è prosciolto. Non è più il "mostro" ma viene ugualmente portato sugli strapuntini di Vespa. E il gran ciambellano, fregandosi le mani e rivolgendosi al prosciolto, gli dice: "Noi adesso le abbiamo dato un lavoro. Ma se lei poi non se lo dovesse meritare non le vorremmo più bene".

E così possiamo andare a letto contenti, felici di aver aiutato un innocente che, in futuro, potrebbe delinquere. Quello di Vespa che tipo di giornalismo è? In realtà "faccia da pugile" dovrà lasciare il nostro Paese perché nessuno gli offre lavoro. Per tutti sarà sempre uno stupratore. Anche per merito di Bruno Vespa. L’Ordine dei giornalisti parla di "essenzialità della notizia". Quando è essenziale? Quando riveste un rilevante interesse pubblico o sociale e non contrasta "con il rispetto della sfera privata". Se è così perché invitare in studio "faccia da pugile"? Perché fargli la morale? Fatta poi da uno come Bruno Vespa. Non contrasta tutto ciò con la "sfera privata"? Ma l’Ordine tace e Vespa prosegue a fare danni.

Altri nemici sono i detenuti. Se sei in galera è perché hai fatto del male, quindi devi espiare. Meglio ancora buttare via la chiave della cella. Qua gli stereotipi abbondano. Scrivono di carcere persone che non hanno mai visto, dall’interno, un carcere. Scrivono per luoghi comuni con paradossi evidenti di cui non se ne vergognano affatto e, di conseguenza, nota De Robert, nello stesso articolo è possibile trovare scritto che in carcere non ci va nessuno e poco dopo che le carceri sono sovraffollate all’inverosimile.

In carcere bisogna starci. Basta con i permessi-premio, gli arresti domiciliari, le pene alternative. Telegiornali e giornali instillano nella mente dei guardoni tv e dei lettori di giornali che in carcere si sta troppo bene che hanno "perfino la televisione in ogni cella" e banalità del genere. Non dicono mai che mancano educatori, psicologi, assistenti sociali, agenti penitenziari né chiariscono che non ci sono automatismi. A dare qualche dato ci pensa un detenuto, Antonio Floris, redattore di Ristretti Orizzonti, che nel suo intervento mette in rilievo proprio queste cose. Floris è "ristretto" da 21 anni e non ha mai avuto nessun "premio". Per avere una misura alternativa al carcere − spiega Floris − ci vuole un’osservazione lunghissima di anni e anni da parte degli operatori. Si guarda al comportamento del detenuto, la sua storia, il suo reato (non tutti possono accedere ai benefici), l’ambiente familiare.

Ma non basta. Per uscire ci vuole un alloggio che sia "affidabile" e non tutti ce l’hanno. In carcere ci sono 27 mila stranieri. Quanti di loro hanno un alloggio? E anche fra gli italiani molti non hanno alloggio, oppure non sono accettati dalle loro famiglie, perché ci sono conflitti o perché sono tossicodipendenti. Inoltre per andare in semilibertà o in affidamento ci vuole un lavoro e oggi con la crisi è molto difficile che sia assunto uno che esce da galera. Come afferma Floris, riportando i dati dell’Osservatorio carceri delle Camere penali di dieci tribunali di sorveglianza, "emerge che le domande accolte" vanno dal 20 al 30 per cento, quindi non c’ è assolutamente automatismo. Allora forse bisogna credere un po’ meno "a certe notizie pubblicate dai giornali che uno dopo pochi anni esce, che i criminali anche condannati a pene pesantissime escono presto in libertà, perché non è assolutamente così. In carcere è facile entrare, dal carcere è molto meno facile uscire".

Il problema oggi dell’informazione è il pressapochismo, la mancanza di cultura, l’ignoranza dei temi trattati dai giornalisti. Il giornalista non è più un mediatore fra l’evento e il lettore. Vuole essere il protagonista, vuole lo scoop, deve dare al pubblico emozioni, lacrime, sangue, dettagli agghiaccianti perché secondo la vulgata dei direttori, è questo che il pubblico vuole. Che tipo d’indagini abbiano fatto, per dire ciò, non si sa. Ed allora ecco la serialità, bisogna trovare sempre, ogni giorno, un fatto di sangue che possa sollecitare le pruderie del pubblico, ecco allora Cogne, Erba, Erika e Omar, Meredith, Sara Scazzi, Yara, Melania ecc.

Nel convegno, l’Osservatorio di Pavia assieme a quello europeo sulla sicurezza e l’istituto di sondaggi di Ilvo Diamanti, ha presentato tabelle e dati di come hanno dato queste notizie le nostre Tv. C’è da restare sbalorditi. Ecco, di seguito, quanto spazio hanno dato ad alcuni fatti di cronaca nera i TG in prima serata (Rai, Mediaset) dall’1 gennaio 2002 al 31 dicembre 2010:

Delitti Numero notizie
Delitto Cogne (30 gennaio 2002) 2032
Delitto di Perugia (1 novembre 2007) 988
Caso Sarah Scazzi (29 agosto 2010) 867 (in soli 4 mesi)
Delitto di Garlasco (13 agosto 2007) 761
Omicidio bimbo Tommaso Onofri (2 marzo 2006) 543
Strage di Erba (11 dicembre 2006) 505
Scomparsa e ritrovamento di 2 fratellini uccisi (Gravina, 5 giugno 2006) 350
Scomparsa di Yara Gambirasio (26 novembre 2010) 317
Unabomber (dal 1994) 285
Uccisione tifoso Gabriele Sandri (11 novembre 2007) 274
Bestie di Satana (da gennaio 2004) 235
Abusi nell’asilo di Rignano Flaminio (24 aprile 2007) 234
Omicidio Elisa Claps (17 marzo 2010) 204
Caso Denise Pipitone (1 settembre 2004) 176
Omicidio Reggiani (30 ottobre 2007) 111

Totali notizie di casi criminali nei TG di prime time delle tre reti Rai e delle tre reti Mediaset: 7.882.

I ricercatori fanno notare che quanto più aumenta la rappresentazione del crimine, tanto più cresce un sentimento di insicurezza fra i cittadini. Se consideriamo che questi delitti sono trattati, in modo seriale, tutti i giorni, negli orari pomeridiani, è chiaro che gli anziani e le donne sono le categorie che hanno una maggior percezione di rischio, hanno più paura e sensi di ansia. Nei telegiornali italiani (con qualche esclusione al TG3 e a La7) la criminalità occupa uno spazio centrale, spesso queste notizie sono al primo o al secondo posto quando inizia il TG. Il picco maggiore l’abbiamo avuto nel 2007 e nel 2010 (il caso Scazzi, in soli 4 mesi, raggiunge ben 867 notizie).

E nel resto d’Europa? La media europea dedicata alla criminalità, in prima serata, è del 5,9% (in Italia è il doppio). Alcuni TG, addirittura, non danno alcuno spazio alla criminalità. La Ard (Germania) dedica all’economia il 16, 9% sul complessivo delle notizie; la BBC One (inglese), il 17; France 2, il 18,7; la TVE (Spagna), il 19,2. La media UE è del 16,1%. L’Italia, considerando solo Rai 1, l’8,8%.

Sulla politica, invece, siamo fortissimi. A questo settore Rai 1 dedica il 18,2% delle notizie; la Ard il 15,4; la BBC, il 15; France 2, l’11,8; la TVE il 9,1%.

Gli esteri, per Rai 1, non sono considerati importanti. Siamo il fanalino di coda: dedichiamo a questo settore solo il 6,2% sul complessivo delle notizie date. La Ard il 20,1; la BBC, 9,4; France 2, il 14; TVE, 13,1%.

Sulla criminalità Rai 1 batte tutti: 11,9%; la Ard, 1,5; la BBC, 7,6; France 2, il 4,2; TVE; 4,5. Se a questi dati aggiungiamo anche un 4,7% di notizie riguardanti cronaca e incidenti, possiamo tranquillamente affermare che l’Italia ha una visione catastrofica. E ci sono altre considerazioni che non sono solo quantitative ma anche qualitative. Nella nostra Tv parliamo ancora di delitti avvenuti 5, 7 o 10 anni or sono. All’estero, dopo pochi mesi del delitto non si parla più. In Europa gli eventi delittuosi sono inseriti in una cornice tematica bene precisa e sono anche l’occasione per parlare di problemi sociali, ad esempio dei tagli al welfare. Da noi si parla solo di sangue e gli episodi non sono mai contestualizzati e così abbiamo titoli come "Aggressione a Milano nella metropolitana", "Rapina a mano armata in una banca del bergamasco", ecc. I ricercatori fanno notare che quando questi episodi sono sganciati da una tematizzazione, esso ha un effetto potente, soprattutto per le persone più esposte al flusso televisivo, anziane e sole, sulla percezione di insicurezza.

Quando si dice che i giornalisti debbono avere la "schiena dritta" significa anche questo. Significa non fare demagogia, significa non alimentare le paure per acquisire consensi, significa non semplificare, cercare di capire prima di sbattere il "mostro" in prima pagina. Loro, i giornalisti, come scrive Ristretti Orizzonti debbono trasmettere alla società che "non ci sono mostri, ci sono persone che possono fare cose mostruose" non per rassicurare perché l’informazione non deve essere "rassicurante". Deve fare capire tutte le sfaccettature di questa realtà. "E la realtà è anche quella di famiglie come tante, né più violente né più disastrate, dove a volte un conflitto, una malattia, un’improvvisa fatica di vivere fa saltare tutti gli equilibri. Vedere la persona che c’è dietro un reato, sentire la sua storia, aiuta a trovare quanto di umano c’è anche in chi compie gesti disumani e, in fondo, non a giustificare quello che ha fatto, ma a capire e a portare con sé la ricchezza che viene dall’aver conosciuto un pezzettino nuovo di animo umano".

Parole profonde, significative. Per vedere la persona che c’è dietro un reato è necessario conoscerla, comprenderla senza giustificarla, capire. Sono capaci di far ciò i giornalisti italiani o, almeno, la gran parte di essi? Ho molti dubbi. Meglio la via più semplice anche perché non c’è tempo e alle 17 debbo consegnare l’articolo ed ecco, allora, l’indomani il titolo sparato: "Marocchino uccide la moglie che voleva togliersi il velo".

Rispondere all'articolo - Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -
Stampa Stampa Articolo
:.: Condividi

Bookmark and Share
:.: Articoli di questo autore
:.: Articoli di questa rubrica
:.: Articoli più recenti
Girodivite - Segnali dalle città invisibili è on-line dal 1994. Quotidiano telematico e cartaceo, registrazione presso il tribunale di Catania n.13/2004 del 14/05/2004. Redazione: via Antonino di Sangiuliano 147 - 95131 Catania. Contatti: giro@girodivite.it (mail max 200kb) ::: Puoi syndacare le nostre notizie attraverso il file backend.php (XML RSS 1.0 format). Tutti i contenuti originali prodotti per questo sito sono da intendersi pubblicati sotto le licenze Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike, che tutelano la possibilità di ripubblicarli, previa autorizzazione per fini commerciali.