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Mosca al voto. Stesse facce, problemi nuovi


3 dicembre 2011 di matteotacconi

Pubblicato da Europa il 4 dicembre 2011

Per gentile concessione di Radio Europa Unita


sabato 3 dicembre 2011, di Emanuele G. - 139 letture

Un altro giro di giostra per il putinismo. Ma l’uomo forte di Mosca dovrà governare una nazione che sta cambiando. Parla Nicu Popescu, ricercatore dello European Council on Foreign Relations.

Tutti dicono che tutto sommato è un rito di passaggio, scontato e prevedibile. Non a torto, viene da dire. Il voto per il rinnovo della Duma, ramo inferiore del Parlamento russo, ma decisamente superiore, quanto a poteri, rispetto al Consiglio della Federazione (non elettivo), offrirà il risultato che già tutti sanno: vincerà Russia Unita, il partito di Vladimir Putin.

Eppure liquidare questo appuntamento in due battute sarebbe riduttivo. Primo perché non è automatico che Russia Unita ripeterà le abbuffate fatte in passato. S’avverte infatti qualche scricchiolio, in termini di consenso. Secondo perché, al di là del processo elettorale, si preannunciano tempi incerti a Mosca e dintorni. Sul piano della politica interna, dove in primavera ci sarà l’avvicendamento tra Putin e Medvedev alla presidenza. Come sotto il profilo delle relazioni internazionali. Di questi temi abbiamo discusso con Nicu Popescu, esperto dello European Council on Foreign Policy e capo, presso questo prestigioso think tank, delle ricerche sulla Russia e sull’Europa allargata.

Cosa dobbiamo attenderci dalle elezioni di domenica?

S’affermerà Russia Unita, chiaro. La campagna elettorale non è stata molto bilanciata e il partito di Putin ha il pieno controllo delle televisioni. Però la vera questione non riguarda chi vincerà, ma con quanto Russia Unita si confermerà primo partito della Duma. Alla tornata del 2007 ottenne il 60 per cento dei voti. Adesso, stando ai sondaggi, dovrebbe perdere circa il 10 per cento delle preferenze incassate quattro anni fa. Qualche rilevazione indicherebbe addirittura che il consenso oscilla tra il 39 e il 45 per cento. Tuttavia i sondaggi vanno presi con cautela. Un’altra storia saranno i risultati definitivi, sui quali c’è il timore che possano incidere irregolarità elettorali.

L’impressione è che ancora una volta ci si attenda troppo dalla Russia. Una svolta, un’apertura alla democrazia e al pluralismo. Non è che a Occidente si nutrono troppe aspettative, in merito alla liberalizzazione politica a Mosca? Forse non è il caso di sottolineare che per storia, cultura e tradizioni, la Russia non potrà mai giungere a una forma europea di democrazia?

Anche all’epoca di Franco in Spagna e di Salazar in Portogallo si credeva che questi due paesi sarebbero rimasti fuori dallo sviluppo democratico europeo. Invece è andata in maniera diversa. Ma possiamo volgere lo sguardo anche al di fuori dell’Europa. In Tunisia, Afghanistan, in America Latina il pluralismo e la democraticità delle elezioni si stanno mano a mano affermando. Sul fronte delle istituzioni la piena democrazia è ancora lontana, ma ci comunque sono stati importanti passi in avanti. Quello che voglio dire, con questo, è che anche l’evoluzione della Russia può prendere una strada diversa da quella che i più s’immaginano e che la società civile e l’elettorato della Russia non sono meno maturi o meno pronti alla democrazia di quelli tunisino o afghano. Nessuna nazione, dopotutto, arriva alla democrazia nell’arco di una sola notte. Tali processi sono lunghi. Ora, il problema è che la Russia sta andando nella direzione opposta. È questo il tema da affrontare. Non lo pensano solo gli esperti, ma anche l’80 per cento della popolazione russa. Dunque, volendo chiudere e tornando alla domanda, è necessario guardare non soltanto a quello che l’Occidente si aspetta dalla Russia, ma anche a quello che gli stessi russi si aspettano dai loro politici: meno corruzione, più libertà, più pluralismo.

Lei è uno degli autori di una recente ricerca dello European Council on Foreign Relations, il cui titolo, Same Putin, different Russia, lascia intendere che l’ex e prossimo inquilino del Cremlino avrà qualche buona difficoltà, nei prossimi anni.

Quello che abbiamo voluto sottolineare è che nel paese sta crescendo il pessimismo, l’economia non avanza più con i ritmi di qualche anno fa, la qualità della vita della popolazione non sta migliorando, il sistema industriale non è stato diversificato e c’è forte preoccupazione in merito al tasso, altissimo, di corruzione. Putin, che è il solito Putin, quello che tutti conosciamo, dovrà muoversi in questo nuovo contesto. C’è da credere che non sarà facile. La sua terza presidenza, a mio giudizio, sarà meno forte e con meno consenso, rispetto ai mandati del 2000-2004 e del 2004-2008.

Secondo lei Putin ha sbagliato a ricandidarsi alla presidenza della Federazione russa?

La risposta la fornisce il fatto che molte persone che negli anni passati hanno lavorato con Putin e per Putin iniziano a manifestare, seppure in maniera blanda, un certo scetticismo. Questo lascia intendere che anche in Russia c’è la consapevolezza che è stato fatto un passo indietro.

Sarebbe stato meglio se Medvedev avesse avuto la chance di fare un altro mandato al Cremlino?

Medvedev è stato un presidente debole e durante il suo mandato è stato Putin a guidare il paese, a detenere il vero potere. Ma quanto meno il suo contributo al paese è stato positivo, in termini di stimoli. Intendo dire che sebbene non abbia realizzato le riforme annunciate ha posto continuamente l’accento sul concetto di modernizzazione e ha saputo leggere, facendo ampio ricorso a questa parola d’ordine, i desideri e le aspettative della società, comprendendo che l’imperativo della stabilità, coltivato intensamente da Putin, non è più l’esigenza principale del paese e dei cittadini.

L’Europa continua a fare fatica a capire la Russia e a costruire un approccio coerente e condiviso, tra tutti gli stati membri, nei rapporti con la Federazione, troppo spesso improntati in questi ultimi anni sui soli fattori economici e troppo poco attenti a una discussione capace di toccare anche questioni “sensibili”. A suo modo di vedere come l’Ue dovrebbe interpretare e impostare le relazioni con Mosca?

È interesse cruciale dell’Europa cooperare con la Russia e approfondire l’integrazione economica. Ma allo stesso tempo, se l’Ue intende essere più un’attrice più influente e quindi assumere un profilo che vada oltre quello del mercato unico, deve elaborare una strategia politica verso la Russia, che contrasti gli abusi del potere, le violazioni dei diritti umani e della libertà di stampa che si registrano nella Federazione. L’Europa non può cambiare il corso della politica russa, ma può limitarne alcuni eccessi utilizzando il suo soft power e attraverso misure quali la restrizione della politica dei visti nei confronti dei funzionari russi responsabili dell’uccisione dell’avvocato Sergej Magnitskij (questione della quale si sta discutendo, ndr). Ha la forza e il diritto di fare questo. Aggiungo che negli ultimi anni c’è stata qualche novità, su questo fronte. L’Europa è meno timida verso Mosca, ha iniziato a redarguirla con maggiore incisività, anche grazie al nuovo approccio della Germania, che oggi ha una visione meno “romantica” della Russia. Il punto è che, contrariamente a quello che si pensa, non c’è incompatibilità tra fare affari con il Cremlino e sottolineare al tempo stesso alcuni aspetti poco virtuosi della politica russa.

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