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Morire per la libertà


Nel mese di agosto e fino al 13 settembre sono sbarcati a Lampedusa 1801 migranti. Di questi 320 sono stati trasferiti in aereo a Bari, 760 in nave a Porto Empedocle, 580 in aereo a Crotone...
giovedì 15 settembre 2005, di Vincenzo Raimondo Greco - 1507 letture

Nel mese di agosto e fino al 13 settembre sono sbarcati a Lampedusa 1801 migranti. Di questi 320 sono stati trasferiti in aereo a Bari, 760 in nave a Porto Empedocle, 580 in aereo a Crotone, 179 in aereo per destinazione non comunicata, 65 deportati in Libia”. Questi sono alcuni dei dati contenuti nella sintesi del dossier preparato dall’Arci.

Il dossier - precisa Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell’Arci - raccoglie l’esito del monitoraggio effettuato da un gruppo di volontari (avvocati, interpreti e operatori) dell’Arci presenti a Lampedusa da giugno ad oggi. Le informazioni sono state raccolte giorno per giorno, con una presenza costante alla banchina porto, visite al centro, contatti diretti con i migranti”. Il quadro che emerge conferma che nell’isola vige una situazione di sospensione del diritto, vengono costantemente violate le leggi italiane e le convenzioni internazionali, si sottopongono i migranti a trattamenti degradanti e disumani.

Manca - continua Miraglia - un’adeguata informazione sulla procedura di accesso al diritto di asilo, non è tutelato il diritto alla difesa, spessissimo viene negato il diritto alla salute, donne e minori vengono costretti negli stessi spazi degli adulti, continuano i rimpatri collettivi forzati, vere e proprie espulsioni di massa, realizzati senza un’identificazione certa e in violazione del diritto internazionale”.

E quelle snocciolate dal responsabile dell’Arci rappresentano solo alcune delle violazioni documentate nel dossier (consegnato ad una delegazione di Europarlamentari in visita a Lampedusa), che vuole essere uno strumento di denuncia e controinformazione, un piccolo tassello all’interno di un’azione più generale necessaria per ripristinare diritti e garanzie per tutti.

Situazione talmente grave che spinge Guido Barbera, Presidente del CIPSI - coordinamento di 37 Ong e associazioni di solidarietà internazionale - a lanciare un nuovo allarme. “Continua - dice Barbera -il disinteresse delle istituzioni internazionali nei confronti del rischio reale di un nuovo conflitto tra Etiopia ed Eritrea, di fronte ai morti per miseria in Africa, e alle stragi della speranza su pescherecci arrugginiti”.

Di qui la necessità di rivolgere un appello “ a tutta la comunità internazionale e alle Associazioni invitandole a riprendere concretamente la costruzione di nuovi rapporti e relazioni, risolvendo i problemi ancora aperti”. Dopo tanti sforzi fatti in passato, sarebbe assurdo non concretizzare il lavoro fatto. Sull’argomento si registra l’intervento, anche, del CIR (Consiglio Italiano per i rifugiati) che “ribadisce l’urgente necessità di impostare una politica che permetta a queste persone di giungere in Italia e in Europa in modo regolare e protetto”.

A parte le attività repressive contro i trafficanti di persone, il CIR considera “che sviluppare una tale politica a livello italiano ed europeo sia l’unica strategia efficace per ridurre finalmente il numero di vittime e di arrivi irregolari in generale”.

Posizione identica quella assunta dalla Caritas per la quale “la fatica e la sofferenza con cui persone in fuga dal proprio Paese in cerca di libertà e di pace rischiano ogni giorno la vita, vittime talora di trafficanti di esseri umani, devono preoccupare la nostra coscienza e interpellare chiaramente le istituzioni e la legislazione, a livello nazionale ed europeo”. Lo scenario in continua evoluzione delle possibili rotte marittime con lo spostamento dei viaggi ormai verso località della Calabria, della Sicilia via mare, chiede “un’attenzione sempre maggiore alle nostre frontiere, non solo in termini di sicurezza, ma anche in termini di accoglienza organizzata”. Proprio per questo “la Caritas Italiana - si legge in un comunicato - continuerà a lavorare perché ‘il diritto di migrazione’ e il ‘diritto d’asilo’ trovino culturalmente, socialmente e istituzionalmente le risposte più adeguate a tutelare le persone e il principio della convivenza civile”.


Vincenzo Greco - Girodivite.it/Oltrenews.it

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17 settembre 2005, di : Saverio Tommasi

Bravo Vincenzo, articolo necessario. E speriamo venga presto superata l’ottica di reclusione preventiva in vigore con i Cpt.
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