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Morire di lavoro

Francesco Iacomino, 33 anni, operaio. In nero.

di Piero Buscemi - giovedì 7 ottobre 2004 - 4625 letture

Era soltanto un operaio. Uno dei tanti. Uno dei tanti che finisce su di un letto d’obitorio, in attesa del riconoscimento.

E’ toccato al padre, questo compito crudele. Lui, che aveva cresciuto i suoi figli in un’officina di saldatura. Poi la crisi. La chiusura. E allora il rifugio nel mondo dei sommersi, quelli che accettano compromessi senza replicare. Quelli che cadono dalle impalcature. E muoiono.

Francesco Iacomino è stato abbandonato ancora agonizzante sulla strada, dopo essere caduto da un’impalcatura mentre lavorava, in un cantiere. Uno dei tanti. Uno dei tanti dove non esistono le regole. Esiste solo il silenzio. E la fatica. Aveva le caviglie spezzate e solo 33 anni.

Perchè ad Ercolano può anche dicidere di non vivere da camorrista. Ma la camorra non vive senza di te. Ti avvolge. Entra dentro la tua vita. Senza invito. Ne senti il tanfo, ogni giorno. E poi ti ci abitui.

Ercolano, un paese della provincia napoletana, che al contrario di Pompei, conosciuta per i suoi scavi sommersi dall’eruzione, pur avendo vissuto lo stesso destino, è famosa per le sue morti di camorra. Per il suo 70% di lavoro nero.

Due automobilisti lo hanno soccorso, credendolo una vittima di qualche pirata della strada, ma è arrivato morto in ospedale. Il dirigente del Commissariato Portici ha avviato in procura un rapporto per omicidio colposo, omissione di soccorso, alterazione dei luoghi e violazione delle norme sull’infortunistica.

Francesco aveva solo 33 anni. Una moglie giovane. Un figlio di poco più di una anno. E il suo lavoro da saldatore, in nero.

Rimangono impresse le immagini televisive delle mani del padre. Tremanti. Come la sua voglia di giustizia. Come la sua voglia...di suo figlio.


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