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Moratoria cittadina delle pubblicità lesive della dignità della donna


"Abbiamo rialzato lo sguardo e lì, sui muri delle vie e delle piazze, abbiamo “visto” davvero la “prima offesa” esposta spudoratamente in pubblico".
venerdì 2 ottobre 2009, di Redazione - 967 letture

MORATORIA CITTADINA Delle pubblicità lesive della Dignità della Donna

“Città libere dalla pubblicità offensiva”poiché essa legittima e genera violenza sulle donne

Le donne hanno raccolto il richiamo in tutta Italia In tutta evidenza le donne hanno raccolto il richiamo della Staffetta dell’UDI, si sono ritrovate nelle piazze e nelle vie delle loro città, nei luoghi istituzionali laddove possibile, nelle scuole e nelle università, laddove possibile, in ogni luogo ospitale verso la nostra iniziativa politica, la Staffetta di donne contro la violenza sulle donne, che ha preso avvio in Sicilia e si concluderà in Lombardia a Brescia.

L’Anfora, simbolo della Staffetta, ha custodito parole di dolore ma anche richieste politiche esplicite rispetto alla necessità urgente di reinventare piani, linguaggi, idee di comportamento intesi a risolvere la dolorosa contraddizione strutturale insita nella violenza inferta alle donne.

“Città libere dalla pubblicità offensiva” Assoluta sintonia è il vasto obiettivo della nostra coscienza politica, dalle volontà emerse dalle donne nella Staffetta di donne contro la violenza sulle donne, prenderemo forza per inventare e produrre azioni di contrasto e prevenzione alla violenza sessuata. Celebreremo l’ampiezza di quello che è accaduto e daremo conto di quello che è già germinato sulla scia della Staffetta, a partire dalla iniziativa “Città libere dalla pubblicità offensiva”.

Di città in città La Staffetta è stata sopratutto la consegna di messaggi affidati all’UDI, una lunga interlocuzione fatta di dolore ma anche di forza inestinguibile, la rinnovata volontà di non abbassare lo sguardo sui propri corpi offesi e ascoltare con attenzione le parole della coscienza messa a tacere. Abbiamo rialzato lo sguardo e lì, sui muri delle vie e delle piazze, abbiamo “visto” davvero la “prima offesa” esposta spudoratamente in pubblico. I manifesti pubblicitari parlano a spettatrici e spettatori affinchè “consumino” o meglio comprino per consumare questo o quel prodotto. Pubblicità atte a sedurre per convincere, sollecitando e fissando all’oggi gli stereotipi peggiori, più pulsionali e conservativi. Pubblicità che fanno cultura contro l’idea e l’immagine della donna cittadina, ributtandola all’indietro nei tempi peggiori.

Contro la normalizzazione della violenza Erotizzazione della violenza, erotizzazione del dominio, fino all’orrore, triste e inaccettabile. Pubblicità che normalizzano gli atteggiamenti e i comportamenti violenti, svilenti, denigranti. Grandi immagini offensive della dignità e quindi della cittadinanza delle donne, cartelloni che i figli e le figlie vedono. La pubblicità offensiva non offende solo le donne, deturperà l’animo delle nuove generazioni, fin dall’infanzia, per omologarle e renderle ancor più indifferenti.

Quale ordine concettuale del potere maschile? Fa parte dell’ordine concettuale maschile offendere e incitare alla violenza sulle donne? Modo vigliacco di contrastare l’autorevole potenza femminile, naturale come lo è la maternità e l’autonomia che in essa le donne possono dispiegare.

Contrasto e prevenzione Sarà una azione di contrasto e di prevenzione alla violenza contro le donne quella che vedrà l’iniziativa proposta dal Coordinamento nazionale dell’UDI – Unione Donne in Italia, di interpellare i comuni delle città, nelle provincie, nelle regioni, ovunque, per l’applicazione della Risoluzione del Parlamento europeo del 3 settembre 2008 sull’impatto del marketing e della pubblicità sulla parità tra donne e uomini (2008/2038(INI)): esito del voto 19 a favore, 5 contrari, 6 astenuti. Una tabella di marcia del Parlamento Europeo per la parità tra donne e uomini. Iniziata nel 2006 che si concluderà nel 2010, e che contiene sei ambiti prioritari, uno dei quali è la lotta agli stereotipi di genere, ai messaggi pubblicitari discriminatori e/o degradanti basati sul genere e gli stereotipi di genere.

Ancora una volta A partire da Niscemi, luogo di avvio della Staffetta, su su fino a Brescia, per liberare le città in cui viviamo dalla pubblicità lesiva, chiamando le istituzioni territoriali a una forma di MORATORIA della pubblicità offensiva, e insieme una corretta e diffusa informazione dell’accesso al giudizio, sulle leggi in vigore contro le varie forme di violenza, compresa la persecuzione detta stalking.

Il Coordinamento nazionale dell’UDI propone

Di promuovere la MORATORIA della pubblicità lesiva della dignità di genere nelle città, a ripartire da Niscemi, in tutta Italia. Le azioni contro la pubblicità offensiva portate avanti dalle donne del Coordinamento nazionale dell’UDI hanno avuto avvio dalla UDI sede di Napoli, seguita da analoghe iniziative a Milano, e proseguono in Sicilia per iniziativa delle UDI Sedi di Catania, Gela, Lentini, Niscemi, Ragusa, che dichiarano l’intento di liberare le città siciliane dalla pubblicità lesiva della dignità di genere.

Le UDI siciliane chiedono ai loro comuni di spegnere nei propri, e nostri, spazi il messaggio di chi non rispetta le regole del codice di autodisciplina nella pubblicità, e di contrastare la pubblicità offensiva perché è parte, la più visibile, delle offese contro il genere femminile. Chiedono l’attuazione di una risoluzione comunitaria, la Risoluzione del 2008, che indica come inammissibile, in modo inopinabile, il modello pubblicitario lesivo verso il genere femminile, ed indica agli Stati membri il compito di intraprendere azioni e adeguare decretazioni e leggi in tal senso. La risoluzione per altro sollecita tutti gli stati membri a svolgere un ruolo attivo nel contrasto alla diffusione di modelli violenti nella relazione tra i sessi.

Finora, non ascoltando le donne in Italia non è stata ascoltata l’Europa, come avviene per la rappresentanza politica delle donne tale che avviammo e conducemmo a compimento la campagna “50E50 … ovunque si decide”, contro l’eliminazione e l’assenza programmatica delle donne in parlamento. Nel silenzio dello Stato membro che ci riguarda, noi risponderemo all’appello del parlamento Europeo, al meglio delle nostre possibilità, segnalando le infrazioni, informando della avvenuta rimozione, interpellando le istituzioni territoriali per l’adesione fattiva al progetto città libere dallo stalking che il sistema esercita contro di noi sui cartelloni nelle vie e nelle metropolitane, dappertutto, e censiremo le entità locali aderenti e anche le inadempienti, e soprattutto ne daremo contezza.

Coordinamento Nazionale UDI - Unione Donne in Italia

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