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Mondiali Russia 2018 - L’immagine di un calcio che non dovrebbe appartenerci

Fine del novantacinquesimo minuto a Mosca. Fischio dell’arbitro. Francia campione! Per la seconda volta dopo vent’anni Les Bleus tornano sul tetto del mondo con Deschamps che raggiunge un grande record: vincere la Coppa del mondo da giocatore e da allenatore.
di Luca Amato - mercoledì 25 luglio 2018 - 1161 letture

Grande Mondiale per la squadra dell’ex juventino con vittorie importanti contro Uruguay, Belgio e Croazia, con tanti goal e intensità.

Una squadra di fenomeni, capace di permettersi le esclusioni eccellenti di Laporte, centrale del City di Guardiola, Martial, su cui ancora pesa una clausola da 10 milioni per il Pallone d’Oro e di Benzema, non convocato “a tempo indeterminato” per lo scandalo Valbuena.

Con la “dab” di Mendy, Macron e Pogba si conclude dunque l’evento più importante dell’anno dal punto di vista calcistico. Ma cosa ha lasciato veramente questo Mondiale?

E’ una domanda più che legittima per quelli che seguono il calcio per i suoi veri valori e non per moda o interesse. Cosa degli ultimi quattro anni è stato dimostrato da questo campionato del mondo? La risposta è molto semplice…la parte più brutta. Ad essere sinceri sembra che si sia visto quel lato del calcio da dimenticare.

E’ stato così fin dall’inizio con ogni squadra data per favorita che per un motivo o per l’altro ha perso le sue possibilità di vittoria. Prima l’Argentina, con un calcio imballato e giocatori quasi imbarazzanti per la sua caratura, poi la Spagna e la Germania, forse già sicure di andare in semifinale e continuando con il Brasile, quasi schiavo di un Neymar ai limiti del ridicolo e senza un accenno di equilibrio tattico.

Tutte queste squadre hanno portato il peso degli ultimi quattro anni di calcio mondiale, pieno di colpi per grandi cifre, giocatori più che strapagati, sopravvalutazioni incredibili e grandi fughe dal calcio che conta per accaparrare più soldi possibile senza pensare minimamente al gioco (vedere Mascherano e Ferreira Carrasco, mai in condizione in tutte le partite). E se invece questo Mondiale avesse ribaltato tante cose?

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Mondiali Russia 2018

Se i veri fenomeni fossero stati altri? Forse tra la delusione per Messi, Cristiano Ronaldo e Neymar il grande pubblico ha perso le vere squadre che hanno vinto il loro Mondiale e che si sono dimostrate grandi sorprese. Partendo dall’Islanda, un Paese con la stessa popolazione di Bari, poi l’Iran e il Giappone di Akira Nishino. Le tre squadre sono state competitive oltre ogni modo, con le prime due che hanno mancato per un goal l’accesso agli ottavi e il Giappone che si è arreso solo alla fine contro il Belgio dei fenomeni.

La verità è che abbiamo assistito ad una vera e propria “globalizzazione” del calcio, che ha portato le squadre “barzelletta” a diventare molto pericolose. Delle tre Nazioni citate la maggior parte dei giocatori milita in Europa, addirittura nei maggiori campionati, dimostrando che i veri fenomeni possono anche venire da luoghi che non ci aspettavamo.

Non stiamo parlando di singoli, come Gudjohnsen, Nakamura o Karimi, ma di tutto l’organico, idoneo a tenere testa alle superpotenze calcistiche mondiali. Forse è proprio dalle squadre meno accreditate alla vittoria che si sono potuti vedere i veri fenomeni del Mondiale, giocatori capaci di dare l’anima e cambiare la propria carriera nel giro di quattro partite.

Al posto dei vari Griezmann, Kantè, Pogba e Mbappè preferirei parlare di Yerri Mina, difensore del Barcellona, che a suon di colpi di testa ha portato avanti la Colombia, poi di Schmeichel, che davanti a suo padre, uno dei portieri più forti della storia, ha parato 4 rigori alla Croazia, ancora di Hirving Lozano, attaccante del PSV semplicemente imprendibile durante la competizione e infine di Ante Rebic, passato dall’Italia ed etichettato come “meteora” ma che, con la sua voglia e la sua grinta ha aiutato la Croazia ad andare in finale .

Sono loro ad aver scritto una pagina del calcio nella loro Nazione e che meritano di essere ritenuti dei grandi in questo Mondiale.

Se in futuro gli allenatori dei grandi club decidessero di puntare su giocatori di questo tipo, con meno soldi in tasca ma più voglia, magari potremmo avere delle nuove outsider sul tetto del mondo.

LUCA AMATO


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