Mobilitazione totale


Le fotografie di Ernst Jünger
domenica 23 settembre 2007, di Alberto Giovanni Biuso - 1143 letture

Un sismografo in grado di cogliere i movimenti profondi della storia, una clessidra (l’«orologio a polvere» di cui fu collezionista e al quale dedicò un libro) che scandisce con regolarità l’apparente disordine, una scrittura geometrica capace di avvincere al pensiero. Anche questo è stato Ernst Jünger (1895-1998). E poi entomologo, anarca, soldato nelle due guerre mondiali del Novecento…A quest’ultima sua identità è dedicata la mostra fotografica allestita negli spazi della ex Chiesa di S.Carpoforo a Milano (aperta fino al 30 settembre). Lo sguardo del soldato fotografo è una vera e propria messa per immagini delle più universali categorie con le quali Jünger ha colto il senso del tempo. L’occhio del filosofo spazia dalle trincee franco-tedesche alle fabbriche fordiste, vira per i continenti (Germania, Irlanda, Australia, Brasile, Italia, India, Stati Uniti, Inghilterra, Francia…), è capace di mostrare in modo del tutto naturale la continuità profonda tra la guerra e la pace, tra la potenza delle armi e quella della produzione, tra la violenza esercitata in battaglia e quella degli Stati nel controllo sociale.

Emerge, evidente, la realtà della Mobilitazione totale delle Masse nella produzione (Arbeiter), uno dei segni più pervasivi del Novecento e che ne spiega gli esiti tragici, progressivi, contraddittori. Con l’efficacia delle immagini, infatti, Jünger mostra –alla lettera- la continuità e le profonde somiglianze tra nazionalsocialismo, comunismo, fascismo, democrazia dello spettacolo. Le categorie ideologiche saltano tutte e rimane la realtà di una enorme ricchezza e di una altrettanto grande sofferenza. Il filosofo osserva quanto avviene, lo fotografa e la sua scrittura annota: «dove penetra l’Occidente con i suoi metodi e strumenti, affluiscono sì energie ma scompare la felicità. (…) L’uomo che non ha tempo è difficile che abbia felicità».

Una conferma sta in uno degli eventi collaterali alla mostra, nelle foto di Pino Bertelli (amico e allievo di Pasolini) che documentano la guerra anglo-americana contro l’Irak. Immagini, quasi tutti ritratti, delle vittime più recenti della Mobilitazione del Capitale a sostegno di se stesso e della propria furia.

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