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Miti pretese - Uno spettacolo che è anche documentario

Il fatto di cronaca è già avvenuto. Roma 1951. Ore 11. E’ crollata una scala in una palazzina di via Savoia 31. Lì si sarebbe tenuta la selezione per un posto di dattilografa. E’ da qui che nasce lo spettacolo “Roma ore 11” della compagnia “Miti Pretese”, andato in scena nella serata di venerdì 24 maggio – e in replica il giorno dopo - alla Fondazione Teatro “Vittorio Emanuele” a Noto (SR), con il quale si è conclusa la stagione teatrale 2006/2007.
di Donatella Guarino - lunedì 28 maggio 2007 - 4812 letture

Il fatto di cronaca è già avvenuto. Roma 1951. Ore 11. E’ crollata una scala in una palazzina di via Savoia 31. Lì, tra le 10 e le 11, si sarebbe tenuta la selezione per un posto di dattilografa. A presentarsi 200 ragazze – un numero spropositato per un solo posto di lavoro - . Una di esse muore, 77 rimangono ferite. Avevano risposto a questo annuncio economico: “Signorina giovane, intelligente, volenterosissima, attiva, conoscenza dattilografia, miti pretese, per primo impiego cercasi”.

E’ da qui che nasce lo spettacolo “Roma ore 11” della compagnia “Miti Pretese”, andato in scena nella serata di venerdì 24 maggio – e in replica il giorno dopo - alla Fondazione Teatro “Vittorio Emanuele” a Noto (SR), con il quale si è conclusa la stagione teatrale 2006/2007. Prodotto da Artisti Riuniti e Miti Pretese con il Teatro Eliseo, lo spettacolo è gradevole, riuscitissimo. Diretto e interpretato da Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Sandra Toffolatti, Mariangeles Torres, è tratto dal libro che il regista Elio Petri, allora – nel 1951 – giornalista, scrisse mettendo insieme tutto il materiale dell’inchiesta che fece per conto del regista Giuseppe De Santis, uno dei fondatori del Neorealismo cinematografico. Questi nel 1952 realizzò il film “Roma ore 11”. Dicono forse il suo più bel film. Boicottato perché raccontava una realtà sgradevole, che dava fastidio. Non fu censurato, ma fu fatto in modo che non partecipasse al Festival del Cinema.

Un reportage giornalistico, un libro, un film. Ora anche uno spettacolo teatrale. Ad essere raccontata – in modo dettagliato e a 360 gradi - , è l’Italia del dopoguerra, della disoccupazione, del boom edilizio, delle strade che esistono solo sulla carta, di datori di lavoro che esigono lavori e “lavoretti” dalle loro segretarie…Ma è davvero lontano mezzo secolo da noi quel mondo?

Le attrici, brave e talentuose, salgono sul palcoscenico passando dalla platea. Leggono annunci economici dal giornale, improbabili ma veri, verissimi. Quindi leggono quello del 1951, apparso su “Il Messaggero”.

“Roma ore 11” racconta una disgrazia e con quella tante storie di vita quotidiana, tanti sogni, tante illusioni. Le ragazze che avevano risposto all’annuncio vengono ad una ad una cercate…Teresa, Nora, Luciana, Angela e Vetulia sua madre, Marisa, la portiera fattucchiera e tutte le altre. Loro, le loro famiglie, i loro vicini. Le case, gli amori, la povertà e la disoccupazione. Tutto è descritto, riportato, anche con l’ausilio di alcuni documentari dell’Istituto Luce. In una scena dominata da uno spazio circoscritto da lenzuola stese al vento, il dramma della cronaca è trattato con grande sobrietà. Le attrici si cimentano anche come cantanti di canzoni popolari.

Peccato che, come spesso e volentieri succede a teatro, i giovani erano spettatori assenti di uno spettacolo che è anche documentario, dunque storia, e come tale degna di essere conosciuta.


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