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Ministero degli Esteri: articolo del Ministro Frattini: "Che cosa chiediamo a Mosca"


Roma 17 novembre 2008

Il Sole 24 Ore


martedì 18 novembre 2008, di Emanuele G. - 161 letture

La ripresa del negoziato tra Ue e Russia, interrotto a seguito della crisi caucasica, potrebbe aprire una nuova "finestra di opportunità" nei rapporti tra la Russia e l’Europa e la Russia e l’Occidente. Un’opportunità che si potrà cogliere solo se ci saranno disponibilità e buona volontà reciproche. La sfida principale da ambo le parti, Russia da un lato e Occidente dall’altro, è di riuscire a razionalizzare le relazioni reciproche che ancora risentono del bagaglio psicologico della guerra fredda e individuare nuove "regole d’ingaggio" che possano aiutare a consolidare un partenariato globale quanto mai utile a entrambi e necessario per la soluzione dei problemi globali. Affinché ciò avvenga è però necessario che ognuno faccia la sua parte. L’Unione Europea ha svolto la sua, riattivando il negoziato interrotto. La Russia dovrà adesso fare la sua parte per meritare la fiducia europea. Mosca dovrebbe anche porsi in maniera positiva e costruttiva nei confronti degli Stati Uniti in vista del cambio di presidenza per far avanzare il dialogo bilaterale, in particolare sui temi strategici. Il rapporto positivo della Russia con l’Europa e con gli Stati Uniti si alimentano a vicenda: non è possibile l’uno senza l’altro. L’Occidente deve accettare la Russia per quello che è, e cioè una grande potenza con le sue peculiarità, la sua tradizione storica, la sua cultura e il suo territorio. Sarebbe illusorio condizionare la cooperazione con Mosca alla nostra aspettativa di una Russia pienamente identificata con l’Occidente: bisogna piuttosto riconoscere che grazie al capitalismo e alla globalizzazione si è registrata dopo la fine dell’Urss una convergenza tra Mosca e l’Occidente che era inimmaginabile soltanto un quarto di secolo fa. E tale convergenza si potrebbe accentuare, nei prossimi anni, se sapremo nel frattempo costruire un rapporto positivo e di reciproca interdipendenza. Il fulcro del rapporto tra l’Occidente e la Russia nel XXI secolo dovrebbe essere costituito dall’agenda globale: il controllo e la riduzione degli armamenti e la cooperazione per l’aggiornamento del regime multilaterale sulla non proliferazione, in vista anche della Conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione nucleare che si terrà nel 2010. I due temi, disarmo e non proliferazione, sono tra loro legati nello spirito e nella lettera del Trattato. Ma anche la guerra al terrorismo, con particolare riguardo all’Afghanistan e alla sua stabilizzazione, e le altre crisi regionali, ivi compresa la questione nucleare iraniana; la sicurezza energetica e il cambiamento climatico. Vi sono poi i temi dell’economia e della globalizzazione dove andrebbero proposti i termini di una cooperazione strategica volta a integrare pienamente la Russia nel sistema di regole economiche multilaterali, inclusa l’adesione della Russia all’Ocse e all’Organizzazione mondiale del commercio, che è anche il presupposto per la creazione di un’area di libero scambio con la Ue. La crisi finanziaria ha fatto conoscere anche alla Russia i "lati oscuri" della globalizzazione: Mosca ha quindi tutto l’interesse alla comune definizione di nuove regole della governance economico-finanziaria globale (Bretton Woods 2). Il focus positivo sull’agenda globale nei rapporti tra Occidente e Russia presupporrebbe che non vi siano nuove crisi e interruzioni del dialogo. Queste ultime sono state provocate finora soprattutto da malintesi per quanto riguarda gli assetti di sicurezza nello spazio ex-sovietico, il cosiddetto "vicinato comune" (Ucraina, Bielorussia, Moldova, Caucaso e Asia Centrale). Sarebbe quindi utile avviare in futuro un dialogo strategico sul vicinato tra l’Europa, gli Stati Uniti e la Russia per favorire una migliore comprensione reciproca e ristabilire un clima di fiducia. I termini per l’avvio di questo dialogo devono però essere chiari. L’Occidente non può, né intende ovviamente rinunciare in questo spazio ai propri principi democratici e alle proprie strutture. La "politica della porta aperta" della Nato e dell’Unione Europea sono principi irrinunciabili, anche se nelle decisioni concrete sui prossimi allargamenti bisognerà tenere conto di un complesso di fattori, tra cui anche gli interessi legittimi della Russia. Era questo, del resto, lo "spirito di Pratica di Mare", che bisognerebbe recuperare. In questo senso - in perfetta sintonia con quanto auspicato dall’Italia - va anche la decisione emersa dal Vertice Unione Europea-Russia, svoltosi ieri a Nizza, di tenere una riunione ad alto livello dell’Osce già verso la metà dell’anno prossimo per discutere i problemi della sicurezza paneuropea, coinvolgendo sia la Russia che gli Stati Uniti. L’obiettivo del dialogo è di favorire la trasformazione del "vicinato" da area di competizione in area di cooperazione. Dopotutto, le principali minacce alla sicurezza in quest’area sono comuni - dal terrorismo, al narcotraffico, all’estremismo islamico - e dovrebbe esserci un interesse comune ad affrontarle insieme. Il "vicinato" non può essere un’area di influenza esclusiva né della Russia, né dell’Occidente: l’unico principio che dovrebbe valere ed essere accettato da tutti è il pieno rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale dei Paesi che ne sono parte. Un dialogo strategico sul vicinato potrebbe essere insomma il punto di partenza per voltare pagina nei rapporti tra la Russia e l’Occidente e per iniziare a costruire insieme un partenariato globale, fondato sul pragmatismo e la responsabilità reciproca come la logica del mondo del XXI secolo imporrebbe.

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