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Minime letterarie - Il Deserto dei Tartari

Il libro "Il Deserto dei Tartari" fu scritto da Dino Buzzati nel 1939 e dato alle stampe l’anno successivo. Il protagonista è un giovane ufficiale, Giovanni Drogo...

di Ornella Guidi - sabato 20 maggio 2006 - 5083 letture

Il libro "Il Deserto dei Tartari" fu scritto da Dino Buzzati nel 1939 e dato alle stampe l’anno successivo.

Il protagonista è un giovane ufficiale, Giovanni Drogo.

Drogo trascorre la sua vita scandita da ferree regole militari nella fortezza che fa da ultimo avamposto prima di un deserto verso il quale nessuno si avventura e dal quale un tempo pare siano venuti i Tartari.

Una vita spesa a scrutare con ansia profonda e ben celata, la linea dell’orizzonte, a spiare le nebbie, i vortici di polvere; una vita spesa ad aspettare un nemico che non arriva e forse non arriverà mai, cercando disperatamente qualsiasi segnale che giunga da quel deserto.

In questo spasimo estremo si consuma la sua vita accecata dall’assoluta realtà del nulla fino alla beffa finale quando un febbrile movimento descritto comunque in termini vaghi attraversa la fortezza, che Drogo sta lasciando perché morente.

Drogo rappresenta colui che volge tutte le sue forze nell’attesa di un evento, attesa che si accompagna ad una tensione emotiva tale da riuscire a sopraffare qualsiasi richiamo alla vita reale, un’ossessione che lo domina al di là dei suoi desideri e che lo rende impotente nell’agire.

La fortezza militare, fortezza Bastiani, dove lui trascorrerà l’intera vita, è posta all’estremo confine di uno stato geografico non precisato oltre il quale si apre il deserto da cui in ogni momento potrebbe avanzare il nemico, i Tartari.

La fortezza Bastiani rappresenta lo spartiacque tra il mondo conosciuto e il mondo sconosciuto, metafora degli argini posti fra la parte visibile dell’uomo e quella nascosta con la sua incredibile e terribile forza d’attrazione a cui l’uomo, pur soggiogato, per non perdersi completamente, si oppone con i gesti rituali di una civiltà logora.

E’ come se la mente e il cuore dell’uomo fossero rivolte con passione a tutto cio’ che sfugge al suo controllo e si nega alla sua conoscenza, avvertito percio’ come nemico, ma l’uomo ha bisogno di conoscere la parte ignota che lo riguarda e non avendo i mezzi per farlo non gli rimane altro che aspettare un segnale qualunque esso sia per decifrare il mistero di sé; segnale che non arriverà e allora deve accettare il suo destino con dignità, come fa Drogo negli ultimi istanti di vita.


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