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Milano a fine 2009


Contestazioni alla Scala e Ambrogini d’oro. Sono riusciti anche a rovinare la fiera degli "Oh Bej Oh Bej". Dichiarazioni cialtronesche nei confronti del cardinale
mercoledì 9 dicembre 2009, di Adriano Todaro - 506 letture

E’ dal 1968 che l’inaugurazione della stagione lirica alla Scala di Milano parte con le contestazioni di piazza. Ha cominciato un giovanissimo Mario Capanna avvolto in un tabarro ad arringare i poliziotti di servizio, infreddoliti e immobili nel freddo milanese. Sono immobili anche quando Capanna, con un megafono, gli grida, vicinissimo alle loro facce, che sono anch’essi degli sfruttati messi lì a difendere e “a proteggere i ricchi, quelli che vi hanno costretto ad abbandonare il paese e affamano le vostre famiglie…”. Allora si dava il “Don Carlos” di Giuseppe Verdi, oggi la “Carmen” di Georges Bizet. Allora qualche pelliccia è stata sporcata dalle uova, oggi le uova sono state lanciate, ma gli obiettivi erano troppo lontani. Allora i poliziotti erano immobili nel freddo milanese, oggi i poliziotti hanno caricato i manifestanti dopo che tre file di transenne li tenevano lontani dal teatro.

I manifestanti hanno tentato di forzare le transenne di via Santa Margherita, ma inutilmente. Si sono dovuti accontentare di urlare “buffoni” e “vergogna” nei confronti dei vip che, alla spicciolata, entravano nel teatro. I quali, vip, rischiano tutto pur di esserci, pur di apparire, di far passerella, di sfoggiare gioielli e scollature.

Fuori ci sono gli operai. Sì perché in Italia esistono ancora, malgrado tutti gli sforzi. Sono i lavoratori della Eutelia, del teatro Regio di Torino, di Trieste, lirico di Cagliari, l’Opera di Roma. Ci sono i lavoratori del giornale Secondamano, quelli dell’Alfa di Arese, quelli della Maflow e tante altre realtà. Sono lì, ad occupare piazza della Scala da ore, sotto una pioggerellina insidiosa, fredda, che s’infila fra i cappotti e il collo. Sono lì come testimonianza di un’Italia che disperatamente cerca di salvare quel poco che rimane, che non vuole rassegnarsi ad abbandonare il ruolo produttivo. Sono lavoratori giovani che non vedono futuro e 50enni che il futuro l’hanno perso.

In teatro entrano persone che spesso non hanno nulla a che vedere con l’opera lirica. Dal ministro Ignazio La Russa allo scrittore Dan Brown quello del “Codice da Vinci”, da Sandro Bondi a rottami del passato come l’ex ministro condannato De Michelis e a tutta una serie di attricette. Tutti hanno osservato un minuto di silenzio in onore degli operai in crisi, mentre fuori quegli operai erano spintonati e caricati dalla polizia. Anche Marina Berlusconi ha osservato, compita, il silenzio, ma ha fatto in tempo a dire ai cronisti che il collier che portava al collo è stato un dono di papi Silvio.

Così vanno le cose a Milano. Vanno con la regìa di Letizia Moratti, questa suor Letizia che i milanesi hanno votato e si devono sorbire e l’aiuto regista Riccardo De Corato, lo sceriffo che odia rom e venditori ambulanti e ama quelli che ambulanti non sono e che non pagano le tasse.

Il 7 dicembre è però anche il giorno della consegna degli Ambrogini d’oro. Ne abbiamo già parlato la volta scorsa. Aggiungiamo che all’esterno del teatro ci sono state contestazioni da parte di alcuni gruppi dei centri sociali. E meno male perché questa ormai patetica cerimonia, è avvitata su se stessa e ormai arriva a premiare, fra gli altri, Marina Berlusconi (quella del collier di papi) e il gruppo di agenti della polizia locale che rastrellano sugli autobus e tram gli stranieri. Eppure incurante del ridicolo con un sorriso molto simile a quello di Stanlio, suor Letizia ha esclamato: “La nostra città sarà forte, libera, amica e accogliente se continuerà a contare su donne e uomini coscienti della centralità dell’uomo”.

Forse il senso della frase è criptico ma esemplare. Sì perché il cardinale Dionigio Tettamanzi proprio per criticare il suo comportamento a proposito della distruzione dei campi rom, ha pronunciato parole di condanna nel suo “Discorso alla città”. Subito è intervenuto il ministro per la Semplificazione Calderoni anche lui con una frase semplificata e criptica: “Tettamanzi con Milano non c’entra proprio nulla, sarebbe come mettere un prete mafioso in Sicilia”. La frase di Tettamanzi che ha fatto arrabbiare il semplificato leghista è chiara: “La risposta della città e delle istituzioni alla presenza dei rom non può essere l’azione di forza, senza alternative e prospettive, senza finalità costruttive. La Chiesa di Milano, il volontariato e altre forze positive della città hanno dimostrato e rinnovano la propria disponibilità per costruire un percorso di integrazione”.

E questa la città dell’Expo 2015, la città dei grattacieli di vetro, tutti lindi e puliti, la città dei costruttori, degli speculatori, dei mafiosi, la città dove un’Amministrazione comunale inutile è riuscita a rovinare anche alcuni momenti a cui questa città era legata. La fiera degli “Oh Bej Oh Bej” è ormai completamente rovinata. Attorno al Castello Sforzesco 471 ambulanti si sono ammassati per vendere le loro mercanzie. Non gli abusivi, tenuti lontano da 700 agenti in tenuta antisommossa, 400 poliziotti locali e 300 uomini fra polizia, carabinieri e guardia di finanza. Il tutto costerà 2,5 milioni di euro. Il tutto per non permettere a poveri senegalesi di vendere qualche borsetta.

E’ questa Milano. La Milano ipocrita e stucchevole con i politici che solidarizzano con Tettamanzi, ma plaudono, quando De Corato non permette ai bambini rom di andare a scuola. Una città che in tempi di crisi offre ai milanesi un surrogato di sicurezza contro gli ambulanti abusivi, che deporta i cittadini stranieri non in regola su autobus, la Milano dei Formigoni e De Corato, della Moratti e Ligresti, di Marina Berlusconi e dei fratelli La Russa.

Forse è un caso, ma la “Carmen” rappresentata alla Scala è una zingara, libera e bellissima. Grandi applausi alla zingara tanto che l’europarlamentare leghista Matteo Salvini rileva che “La Carmen è l’unica zingara che ci piace”. Lo dice ilare, ridendo. Carmen, in realtà finirà in prigione, consegnata a don Josè e poi uccisa.

E la Milano di fine 2009.

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